Ancora qualche galleria e sarei arrivato a Genova. Nel mio viaggio in treno mi avevano accompagnato la musica di Dvorak, 'La sinfonia dal nuovo mondo”, e un libro a me caro 'Connaissance et travail du vin” di Peynaud. Mi avevano in parte evitato di essere calamitato dall'ormai attempata bellona che mi sedeva davanti, che se al posto dell'orecchio avesse avuto un cellulare direttamente incorporato sarebbe stata meglio equipaggiata, e dal tizio schizzato incapace di starsene fermo un attimo che al solo guardarlo negli occhi mi trasferiva tutta la sua pazzia. In compenso mi stupivo di come quel libro di Peynaud mi sembrasse tanto familiare e tanto mi parevano vive, oltre i concetti, le parole, che avrei potuto credere di averlo letto appena il giorno prima.


'Ciao Maura, ancora poco e sarò a Genova. Tu dove sei?”. Era da Cristina e Tore, che hanno una pescheria a piazza Macelli di Soziglia, a comprare quel che serviva per fare una zuppa di pesce.
 Cristina e Tore! Due persone diverse ma perfettamente fuse tra loro e con l'ambiente che li circonda (nella foto). Lei, marchigiana, più riservata, ma sempre pronta a darti un consiglio. Lui, istrionico, una cultura sul pesce da professore universitario, una bottiglia di vino sempre pronta per brindare con gli amici e gli avventori,  sempre disposto a trovare un minuto per ragiungere l'amico Luca Sabatini, di fronte, per bere un bicchiere di vino e fumare una sigaretta, non visto dalla moglie. Almeno una volta nella vita bisognerebbe andare di sabato mattina ai macelli di Soziglia e magari restare da Tore a ora di pranzo. C'è sempre qualcosa da mangiare e l'ospitalità è quella di altri tempi.


Finalmente a casa. Un bacio a mia moglie, una doccia e sono pronto.
In casa, un profumo di zuppa di pesce da fare concorrenza al pifferaio magico. Guardo nel tegame: cozze, gamberi, vongole, pescatrice, pesce cappone sfilettato, triglie, calamari piccoli e tenerissimi. Un sugo di un colore rosso, 'cupo ma non troppo” come lo definisce Maura, ti invitava ad un abbinamento che doveva rimanere memorabile. Cerco nella rastrelliera, mi chiama, lo vedo: Lagrein, dunkel, 2006 'i Baldazzini”. Rosso, giovane, profumato: quello che ci vuole.
Mi siedo a tavola: prima i crostini, poi la zuppa. Attendo che i crostini assorbano il sugo e inizio a mangiare. Cristina e Tore non ci tradiscono mai: una vera leccornìa. Netto le labbra e vi accosto il bicchiere: il dolce nettare si accomoda nel palato. Mi emoziono. Un abbinamento stupendo.

Walter Polese