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Mal di schiena, meno medicinali
Yoga e tai chi per i dolori cronici

Mal di schiena, meno medicinali 
Yoga e tai chi per i dolori cronici
Mal di schiena, meno medicinali Yoga e tai chi per i dolori cronici
Pubblicato il 15 febbraio 2017 | 12:17

In America come in Italia, si sta cercando di contrastare l’abuso di farmaci molto forti come gli oppiacei invitando piuttosto a ricorrere a yoga, tai chi, massaggi e attività fisica per dolori cronici

Tanti ne soffrono, pochi riescono davvero a trovare la soluzione vincente. Parliamo del mal di schiena, delle cause che lo provocano e delle infinite tipologie di cure e consigli che ci vengono dati per affrontarlo. In un articolo che qui riportiamo integralmente pubblicato su repubblica.it a firma di Simone Valesini, vengono spiegate le ultime tendenze e le recenti scoperte per curare proprio il mal di schiena.

Mal di schiena, ma quali medicinali  Yoga e tai chi per dolori cronici


È un fastidio fin troppo comune, con cui in molti convivono per una vita. Parliamo della lombalgia, il tipo più classico di mal di schiena, caratterizzato da dolori che coinvolgono la colonna vertebrale. Un disturbo che raggiunge il picco massimo di incidenza tra i 40 e i 50 anni di età, e di cui secondo il ministero della salute soffre almeno una volta circa l’80% della popolazione italiana. Ma se il problema è diffusissimo nel mondo, la terapia continua a destare qualche controversia. Basta guardare agli Stati Uniti, dove le più recenti linee guida dell’American College of Physicians hanno modificato radicalmente le precedenti indicazioni terapeutiche per questo disturbo: niente più farmaci e riposo (almeno in caso di dolori cronici), ma piuttosto yoga, tai chi, massaggi e attività fisica.

In particolare, le nuove indicazioni pubblicate sulla rivista Annals of Internal Medicine puntano il dito contro due tipi di farmaci che fino a poco tempo fa rappresentavano un trattamento di prima linea per i pazienti americani: paracetamolo e oppiacei. Una rivoluzione per la medicina statunitense, che da noi, almeno in qualche misura, può sembrare puro buon senso. «La medicina negli Stati Uniti - spiega Marco Crostelli, presidente della Società italiana di chirurgia vertebrale e membro della faculty della Società italiana di ortopedia e traumatologia ha un atteggiamento molto diverso dalla nostra. C’è la tendenza a medicalizzare eccessivamente e ricorrere con troppa facilità ai farmaci, per rimettere in piedi al più presto i pazienti e non diminuire la produttività. Gli oppiacei sono un esempio perfetto: in Italia, e in Europa, non sono mai stati considerati una terapia di prima linea, ma come rimedio a cui ricorrere solamente per pazienti che non rispondono alle altre terapie disponibili». Ma quali sono quindi le terapie consigliate?

La parola d’ordine ora è limitare il consumo di farmaci. Per chi soffre di lombalgia acuta o subacuta (un dolore che dura da meno di 4 o 12 settimane) sono consigliate terapie con il calore, massaggi, agopuntura e manipolazione spinale. Per la lombalgia cronica si può ricorrere anche all’esercizio fisico, tai chi, yoga, tecniche di riduzione dello stress, leggere terapie laser e terapia cognitivo comportamentale. Solo in caso di bisogno, o se le terapie soft non danno gli effetti sperati, si deve ricorrere ai medicinali: in questo caso la terapia d’elezione è con i fans (farmaci anti infiammatori non steroidei, come l’ibuprofene). Solo per dolori debilitanti, e in caso di mancata risposta ai fans, si può pensare all’impiego degli oppiacei. Un cambiamento radicale per gli Stati Uniti, che non a caso arriva in un momento in cui gli Usa combattono con un epidemico abuso di farmaci oppiacei. Un problema che spesso inizia proprio col ricorso a qualche antidolorifico apparentemente innocuo.

Le attuali linee guida italiane d’altronde sono molto simili a quelle Usa: relegano gli oppiacei ai casi più gravi, e consigliano il ricorso ai fans in caso di necessità. Per le lombalgie croniche si consiglia l’attività fisica, che aiuta a ridurre l’infiammazione e tonifica i muscoli che ammortizzano la colonna vertebrale. «Quello che è importante -  sottolinea Crostelli - è capire a quale disturbo ci troviamo di fronte, perché il dolore è solo un sintomo. Spesso la lombalgia è legata a una semplice contrattura, ma in alcuni casi può essere causata da problemi molto più infausti, come un’ernia del disco o addirittura un tumore». Di fronte a un dolore persistente quindi è il caso di rivolgersi al proprio medico, che sa individuare gli indizi di un problema più grave (ad esempio in caso di dolori forti, persistenti anche di notte in posizione di riposo), e indirizzarci da uno specialista. Per quanto riguarda le terapie alternative, va bene tutto fin che risulta efficace.

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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