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La felicità a portata di mano?
Quella vera arriva dopo i 50 anni

La felicità a portata di mano? 
Quella vera arriva dopo i 50 anni
La felicità a portata di mano? Quella vera arriva dopo i 50 anni
Pubblicato il 25 gennaio 2016 | 18:17

L'apice della felicità arriva tra i 50 e gli 80 anni. Dopo i 30 una drastica discesa, periodo confuso nella gioventù. A condizionare questi valori possono essere una convivenza o un figlio, separazioni e perdite gravi

La felicità è considerata l'obiettivo ultimo da raggiungere durante la vita di ciascuno. Un termine con ampio significato, molteplici sfaccettature, ma, che lo si creda o meno, principalmente ottenuto in una ben precisa fascia d'età. Si tratta delle persone che superano i 50 anni, le quali, statisticamente, si considerano più felici della propria vita rispetto ai più giovani. La dimostrazione arriva dagli esperti dell'Australian Institute of Family Studies, la cui conclusione riportata qui è stata spiegata in maniera chiara da Humanitasalute e ampliata dal commento della dottoressa Emanuela Mencaglia, psicologa e psicoterapeuta dell’ospedale Humanitas.




Gli esperti dell’Australian Institute of Family Studies, in seguito ad un’indagine lunga 12 anni per scoprire in che modo gli eventi della vita influenzassero la soddisfazione personale, sono giunti alla conclusione che oltre i 50 anni si raggiunge un picco di felicità non provata prima. Le informazioni sono state raccolte con dei questionari compilati da oltre 27mila persone, fra i 15 e i 90 anni. Ciascun partecipante ha dovuto valutare in diversi momenti la propria soddisfazione in una scala da 0 a 10. Dai risultati è emerso che tra i 15 e i 20 anni la soddisfazione personale precipita bruscamente, per poi calare gradualmente ancora per qualche anno passati i 30.

Con gli “anta” si stabilizza prima di toccare il fondo intorno ai 50 anni. Ma ecco arrivare il periodo più roseo: dai primi anni dopo i 50 fino agli 80 c’è il picco della felicità. Maschi e femmine, pur valutando in media la loro soddisfazione a un livello 7 nella scala 0-10, vedono la vita in maniera diversa. Durante l’adolescenza sono i ragazzi a sentirsi più felici delle donne, mentre crescendo gli uomini sono superati dalle donne. Con i capelli grigi, infine, le percezioni tra i due sessi si equivalgono.

Ma quali sono gli eventi che orientano la valutazione della felicità?
Andare a vivere da soli, la convivenza e la fine di una convivenza, la nascita di un figlio, la separazione tra figli e genitori, andare in pensione e il decesso del partner. Nel corso della vita ciascun evento ha un peso diverso. Ad esempio, andare in pensione rende più felici, così come l’inizio di una convivenza o l’arrivo di un bebè (anche se i primi 5 anni di vita del neonato coincidono con un calo della soddisfazione personale). Ancora, la fine di una relazione o la perdita del partner sono un duro colpo alla felicità anche se con il tempo le cose migliorano. Tuttavia, la felicità di cui si godeva prima è perduta per sempre.

È vero che la felicità arriva dopo i 50 anni?
«La felicità può arrivare a 50 anni - spiega la dottoressa Emanuela Mencaglia - se la vita ce lo permette! I risultati della ricerca vanno necessariamente contestualizzati anche considerando che la ricerca viene dall’Australia, un Paese molto lontano dal nostro contesto sociale e geografico. Probabilmente bisogna tener conto del particolare momento economico che il nostro Paese sta vivendo: se perdere il lavoro è sempre un problema, a 50 può essere ancora più complesso. Ancora, dobbiamo considerare che nella donna questa età coincide con la menopausa, un periodo di trasformazioni che può influenzare il modo in cui la donna vede se stessa e la sua vita. Rimane comunque un’età in cui si riesce ad affrontare la vita con una consapevolezza matura».

«Pertanto quanto emerge dalla ricerca - prosegue l'esperta - è probabilmente da contestualizzare: se una persona ha vissuto una vita tranquilla, anche affrontando e superando momenti di difficoltà, allora, dopo i 50 anni può mettere a frutto quanto ha imparato, e può affrontare senza grandi preoccupazioni il futuro. In poche parole può godersi la propria felicità». Alla luce di alcune risposte dei questionari sembra che la felicità sia maggiore quando è “a due”, per esempio lasciare la casa dei genitori è un motivo di felicità maggiore se si va a convivere.

La felicità è più grande se si è in due?
«Anche in questo caso - conclude la specialista - è difficile generalizzare. Si può certamente dire che la felicità trova spazio nella condivisione, se si cresce insieme nel tempo».

© Riproduzione riservata

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