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Presente e futuro del cibo lucano, un'eccellenza da far conoscere

Ne abbiamo parlato con Chiara Vigna, export manager, che ha raccontato le virtù dell'agroalimentare del suo territorio, i punti di forza e le criticità su cui lavorare

di Davide Di Vito
 
01 novembre 2022 | 12:30

Presente e futuro del cibo lucano, un'eccellenza da far conoscere

Ne abbiamo parlato con Chiara Vigna, export manager, che ha raccontato le virtù dell'agroalimentare del suo territorio, i punti di forza e le criticità su cui lavorare

di Davide Di Vito
01 novembre 2022 | 12:30
 

La Basilicata è terra di santi, poeti…ma anche di export manager che promuovono nel mondo l’eccellenza del food lucano in tutte le salse. Ne abbiamo parlato con Chiara Vigna, export manager dei prodotti agroalimentari lucani.

Chiara Vigna  Presente e futuro del cibo lucano, un'eccellenza da far conoscere

Chiara Vigna

Ci racconta di cosa si occupa nel settore del food?
Sono una libera professionista che si occupa di internazionalizzazione e nello specifico di food export: favorire la presenza di prodotti alimentari di nicchia lucani oltre confine. Dal recruiting del contatto sino all’evasione dell’ordine, faccio in modo che referenze di piccole e medie imprese del nostro territorio arrivino sugli scaffali di delicatessen e sulle tavole di ristoranti anche stellati, stranieri.

Lei ha una grande esperienza soprattutto con i prodotti lucani. Quali sono i prodotti sui quali sta puntando?
Il mio focus in questo momento è soprattutto sui prodotti da forno tra i quali anche i grandi lievitati. In particolare mi sto concentrando sulla linea “lactose free”. Nel mondo il 75% della popolazione è intollerante al lattosio. Partendo dalla mia esperienza personale e da una esigenza avvertita in prima persona, rientrando in quella percentuale, ho definito con le aziende che seguo, linee guida che puntino a dare un servizio alla clientela in termini di soddisfazione del cliente finale senza che sia costretto a rinunciare alla qualità e alla artigianalità. Mai come in questo momento l’attenzione al mangiare sano e sicuro, è alta. Occorre mettere a sistema proprio questi due concetti che garantiscano lo sviluppo di dinamiche orientate al miglioramento continuo e ad uno sviluppo crescente. C’è poi un binomio sul quale sto puntando che è quello cibo-cultura. Come pensare che siano separati. La cultura è cibo per la persona e il cibo a sua volta trasferisce un sistema di valori, di storia e percezioni che arricchiscono persone e territori. Il progetto è in continua espansione e sta interessando anche il mondo scuola con una visione ampia che dalla teoria conduca alla pratica.

La Basilicata è la sua terra d’origine e l’offerta dei prodotti agroalimentari è importante. Perché i prodotti lucani sono così buoni?
Sì, io sono lucana e amo mangiare sano. Sono stata abituata fin da piccola. La conoscenza dei prodotti agroalimentari lucani ha avuto senza dubbio una crescita in termini di notorietà anche grazie a eventi culturali, alla tecnologia, alle relazioni umane. I prodotti tipici lucani sono identificativi di un territorio legato ad un passato ricco di storia, di contaminazioni anche straniere, di cultura. Tutto questo rende direi interessante la rosa di prodotti. Abbiamo poi l’acqua e il sole che possono certificarne la bontà. Sta poi a noi operatori del settore traferire correttamente questo messaggio così da creare valore e rendere sempre più appetibile il nostro territorio e il tutto si tradurrebbe, anche se già ora lo è, in ossigeno per un altro importante settore quale il turismo.

Quali sono le aziende del food lucano con una prospettiva di crescita più interessante?
Non esiste a mio modo di vedere una stretta cerchia di eletti in questo senso. Direi piuttosto che dipenderà da quanto le aziende sono disposte a strutturarsi e ad adeguarsi ai tempi. É qui che si gioca la partita. Ciò significa avere una organizzazione snella, aperta all’estero, che superi le convinzioni e che azzeri la provincialità.

Secondo lei, in termini di export interno ed esterno come sono collocati i prodotti lucani?
C’è ancora tanto da fare. Se si pensa al Made in Italy, è l’Italia che viene identificata. Parlare di Basilicata è un lavoro che stiamo facendo con concretezza e assiduità, ma occorre ancora tempo. Per accelerare allora dobbiamo forse iniettare ancora maggiore qualità e dare flessibilità a tutti i sistemi che ci circondano.

Un pregio e un difetto dei prodotti lucani?
Nessun pregio, nessun difetto. É la mentalità del produttore che deve riconoscere limiti, pregi e difetti delle proprie produzioni. La concorrenza è spietata, è tanta. Non mi piacciono i paragoni e non inizierò ora, ma rendiamoci conto che tutto può cambiare in poco tempo e in questo la pandemia dovrebbe averci fatto da insegnante.

Cosa si può fare meglio in questo settore per migliorare la visibilità dei prodotti lucani? Potenziare maggiormente il concetto di rete, avere un approccio global nel rispetto di ruoli e competenze?
Esattamente. Mi ritrovo in tutto quello che ha elencato. Il mondo sta cambiando troppo rapidamente e noi dobbiamo essere in grado di recepire il cambiamento e di gestirlo. Per fare questo occorrerà dare spazio a talenti e anche volti nuovi, se donne poi, potrebbe essere un ulteriore punto di forza.

Infine, ritiene che la Basilicata possa essere in futuro una bomboniera del gusto sempre più apprezzata nel mondo?
Molto interessante l’appeal di questa definizione. Complimenti. E per rimanere in tema, la bomboniera presuppone un evento qualcosa di molto delicato da proteggere e curare dunque dipenderà da noi da quanto siamo legati alla nostra terra e di quello che realmente siamo disposti a fare per superare il limite dell’assistenzialismo in favore di un autosviluppo. Occorre osare. Personalmente mi ripeto questo. Quanto meno potrò dire di averci provato.

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