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Nuove chiusure del Governo ma i Ristori sono un fantasma. Mentre il Parlamento brucia i fondi

Nuove chiusure del Governo ma i Ristori sono un fantasma. Mentre il Parlamento brucia i fondi
Nuove chiusure del Governo ma i Ristori sono un fantasma. Mentre il Parlamento brucia i fondi
Primo Piano del 09 gennaio 2021 | 16:19

Cinque regioni sono già arancioni e si va verso nuove strette, ma il governo tace su nuovi aiuti. Il Parlamento ha prosciugato il fondo della manovra in bonus per occhiali, rubinetti e auto elettriche. La soluzione ci sarebbe: anticipare una quota del fondo da 5,3 miliardi che il ristori-quater ha costruito con l’obiettivo di evitare il pagamento delle tasse.

Cinque regioni sono già arancioni con ristoranti e bar che, se riescono, possono provare a tirare avanti con l’asporto e la consegna a domicilio. Uno scenario che non cambierà a breve. Anzi con il nuovo dcpm potrebbero essere inserite ulteriori strette come il divieto degli spostamenti tra Regioni (quindi anche quelle in fascia gialla) e l'estensione del weekend in arancione.

Corrono le chiusure, ma i ristori si fermano
Il governo corre con le chiusure, dunque, ma si dimentica dei Ristori. Abbandonando, ancora una volta, senza troppo mascherarlo, un settore che è profondamente colpito nel portafoglio e nell’umore. Già, perché se trapelano notizie di misure più estese e più dure, sui i possibili nuovi indennizzi nessuno parla.

Inviati tutti i 628 milioni del decreto Natale
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha fatto solo sapere, in un post su Facebook, che «Sono stati eseguiti tutti i bonifici dei ristori del decreto Natale. 628 milioni di euro che nei prossimi giorni arriveranno ai titolari di bar, ristoranti e pasticcerie che hanno subito le restrizioni a causa del Covid nel mese di dicembre. Così si conclude il pagamento di oltre 10 miliardi di ristori stanziati da inizio pandemia».

Fipe: in ritardo i Ristori di novembre
Ma la Fipe-Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, giustamente, storce il naso: «Ogni giorno riceviamo decine di chiamate da parte di ristoratori e imprenditori che lamentano ritardi nell’erogazione dei ristori promessi dal governo – spiega Roberto Calugi, direttore generale di Fipe-Confcommercio - Quelli di Natale non si sono ancora visti, ma in moltissimi casi non sono stati corrisposti nemmeno quelli di novembre. In questo modo le imprese, impossibilitate a operare a causa di provvedimenti sempre più restrittivi e la totale assenza di pianificazione di medio periodo, non riescono a sopravvivere. Le promesse non sfamano le persone. Prendiamo atto delle dichiarazioni del Ministro Di Maio e della Vice Ministro Castelli, ci auguriamo che si trasformino al più presto in versamenti sui conti correnti».

«Esiste poi un altro aspetto che non può più essere sottovalutato – aggiunge Calugi - Nella ristorazione abbiamo oltre 3mila imprese esodate. Mi riferisco a tutte quelle attività che, pur essendo chiuse per lockdown ad aprile 2020, non hanno potuto fare alcun raffronto con il fatturato di aprile 2019 in quanto inattive per varie ragioni (ristrutturazione, trasferimento di sede, ecc), rimanendo così tagliate fuori sia dalla prima che dalla seconda tranche autunnale di ristori. Il governo dia seguito al più presto anche alle richieste di aiuto di queste realtà».


Ristori fantasma e bonus assurdi Altro schiaffo alla ristorazione
Le chiusure corrono, ma i ristori sono fermi

Il "fermo" dei Ristori era però già nell’aria il 9 e il 10 gennaio quando il governo ha chiuso di nuovo tutto senza però dire nulla su possibili sostegni ai settori colpiti. La cosa, forse, è passata in sordina visto che si trattava di pochi giorni, ma ora con i nuovi colori e i nuovi scenari che si stanno via via delineando, la faccenda si fa di nuovo seria. E se, giustamente, corrono le misure anticontagio, di pari passo devono correre anche i Ristori.

E i soldi vengono spesi per altro
Ma non solo silenzio sui possibili nuovi aiuti. La ciliegina sulla torta l’ha messa anche il Parlamento con i deputati che hanno dirottato i 3,8 miliardi che il governo aveva accantonato nella legge di bilancio in bonus e mance. Molti dei quali assurdi come l’incentivo alle auto elettriche fino a 40mila euro, a patto che però l’acquisto sia deciso da famiglie con Isee fino a 30mila euro (non proprio probabile), l’incentivo per sostituire rubinetti e sciacquoni, quello per gli occhiali o i telefonini. Come a dire che dal bonus monopattini non abbiamo capito niente soprattutto per quanto riguarda le priorità.

Solo promesse in attesa del decreto finale?
Di fatto il tema dei ristori è passato tra le promesse legate al decreto «finale» che dovrebbe mettere in moto almeno 20 miliardi di euro per i nuovi aiuti. Ma al il tutto è fermo. Solo i conti di ristoranti e bar si muovono e vanno, sì, verso il colore rosso.

Anche perché è da ricordare che per il nuovo decreto serve un altro scostamento di bilancio. E lo scostamento ha bisogno di una maggioranza assoluta dei componenti alla Camera e al Senato, e quindi di un accordo politico solido sugli interventi da finanziare con il deficit aggiuntivo. Cosa che in questi giorni non sembra proprio nell’aria.

Ma una soluzione ci sarebbe già
E quindi? In verità un’altra soluzione, esplorata nelle settimane scorse dai tecnici del ministero dell’Economia ci potrebbe essere: anticipare una quota del fondo da 5,3 miliardi che il ristori-quater ha costruito con l’obiettivo di evitare il pagamento delle tasse fin qui sospese a chi fosse arrivato in primavera a corto di liquidità. Non ci sono ancora i soldi perché le entrate fiscali e contributive sono congelate fino al 30 aprile, ma un’anticipazione di cassa potrebbe aggirare l’ostacolo.

© Riproduzione riservata


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Alberto Lupini


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