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Si fa presto a dire food delivery, ma i ristoranti non si salvano così

Con la chiusura alle 18 le consegne a domicilio tornano centrali. Aiuteranno? Nelle grandi città sì, non in provincia. Dove per i locali hanno poca incidenza e non c'è la copertura delle app. Mentre i rider, di nuovo indispensabili, subiscono un peggioramento delle condizioni contrattuali. E proclamano sciopero per il 30 ottobre.

di Marcello Pirovano
29 ottobre 2020 | 12:30
Si fa presto a dire food delivery, 
ma i ristoranti non si salvano così
Si fa presto a dire food delivery, 
ma i ristoranti non si salvano così

Si fa presto a dire food delivery, ma i ristoranti non si salvano così

Con la chiusura alle 18 le consegne a domicilio tornano centrali. Aiuteranno? Nelle grandi città sì, non in provincia. Dove per i locali hanno poca incidenza e non c'è la copertura delle app. Mentre i rider, di nuovo indispensabili, subiscono un peggioramento delle condizioni contrattuali. E proclamano sciopero per il 30 ottobre.

di Marcello Pirovano
29 ottobre 2020 | 12:30

Non ci resta che il delivery. Puntare sulle consegne per risollevare gli affari, ultima carta in mano ai ristoranti obbligati a non avere più clienti dentro il locale dopo le 18. Il cibo a domicilio però è stato salvato dal Dpcm, e potrà essere distribuito a tutte le ore, salvo disposizioni regionali (Vincenzo De Luca in Campania per esempio ha fissato un limite alle 23). E quindi potenziarlo equivale a dare un po’ di ossigeno alle casse. Almeno per quelli che lo possono sfruttare. Mentre chi rimane tagliato fuori dal servizio resta discriminato due volte. E la forbice tra grandi città e piccoli comuni aumenta ancora una volta in tempi di pandemia.

Con le nuove restrizioni il food delivery riacquisisce importanza - Si fa presto a dire food delivery, ma i ristoranti non si salvano così

Con le nuove restrizioni il food delivery riacquisisce importanza

BOOM DI COLAZIONI A DOMICILIO: +70%, SOPRATTUTTO A MILANO
Non è un caso, per esempio, che la piattaforma Deliveroo abbia fatto registrare un +70% negli ultimi 12 mesi sulle colazioni a domicilio. La domenica soprattutto. Non solo pranzo e cena, dunque. Durante il lockdown primaverile in molti si sono fatti portare a casa anche il primo pasto della giornata. Milano città capofila, manco a dirlo. E ora con una possibile chiusura totale di nuovo alle porte - se ne parla proprio per il capoluogo lombardo e per Napoli, mentre la Francia e la Germania si sono già portate avanti - il cambio di abitudini degli italiani dovuto all’emergenza sanitaria potrebbe accentuarsi ancora di più. Sin da subito, visto che la sera, con tutti i locali chiusi, non c’è più motivo di uscire.

"CONCESSIONE" CHE NEI PICCOLI COMUNI NON SERVE A NULLA
Una soluzione smart per i grandi centri urbani, e va bene. Ma in provincia come si fa? L’Italia è piena di paesini dove non si può salvare in questo modo la ristorazione. L’Associazione albergatori e ristoratori Val Borbera e Valle Spinti, in Piemonte, è andata subito al punto: «Nelle nostre seppur splendide valli e nei nostri meravigliosi paesi che incidenza può avere la consegna a domicilio data la densità di popolazione? Stesso concetto riguardo all’asporto, anche se potrebbe avere un minimo di importanza nei fine settimana. Ma non crediamo siano queste "concessioni" a fare la differenza», ha detto il presidente Michele Negruzzo. Restano troppe le zone che non vengono “coperte” dalle principali app di delivery.

ANCHE PER GLI STELLATI PUÒ ESSERE UNA SOLUZIONE COMPLICATA
Mentre per alcuni ristoranti stellati o di alta cucina il problema è diverso: quello di non poter garantire la stessa qualità e l’esperienza che si vivrebbe al locale. E quindi persino il packaging acquista una particolare importanza, dato che in una semplice vaschetta di alluminio il piatto che esce dalla cucina può arrivare ridotto male a casa.

La consegna del cibo a domicilio non è una soluzione adatta a tutti i locali - Si fa presto a dire food delivery, ma i ristoranti non si salvano così
La consegna del cibo a domicilio non è una soluzione adatta a tutti i locali

IL MECCANISMO È REMUNERATIVO? QUALCHE CASO VIRTUOSO C'È
Da non sottovalutare il discorso dei numeri: per rendere il meccanismo remunerativo bisogna puntare a diverse decine, o meglio centinaia di consegne, altrimenti lo sforzo non regge a livello di sostenibilità economica. C’è poi di sicuro chi riesce a trasformare le restrizioni in opportunità, come ha raccontato all’Huffington post lo chef e imprenditore Gianni Catani, socio di maggioranza del ristorante Dumpling bar di Roma, che fa cucina cinese e in particolare ravioli: «Convertendo il mio ristorante in delivery-friendly, con il lockdown ho incassato tra il 40 e il 50% in più». Ma un caso fortunato di adattamento non può trasformare il delivery nella panacea di tutti i mali.

I RIDER, TANTO PER CAMBIARE, RESTANO INVISIBILI
Infine, ma non certo ultimo per importanza, il tema dei rider. I fattorini che portano il cibo per conto delle app sono tornati di nuovo indispensabili con il giro di vite delle 18. Peccato però che a livello di diritti non siano stati fatti passi avanti, anzi: si è registrato persino un cambiamento peggiorativo delle condizioni di lavoro. La rete nazionale Rider per i diritti con Cgil, Cisl e Uil ha fatto sapere infatti che dal 3 novembre scatterà un nuovo contratto, frutto di un accordo tra Assodelivery e il sindacato di destra Ugl, considerato “truffa” perché un algoritmo stabilirà il tempo di consegna e il conseguente pagamento, regalando alle aziende tutto il tempo che passa tra una consegna e l’altra, come spiegato da la Repubblica.

I rider tornano indispensabili, ma restano "invisibili" - Si fa presto a dire food delivery, ma i ristoranti non si salvano così
I rider tornano indispensabili, ma restano "invisibili"

SCIOPERO DELLA CATEGORIA VENERDÌ 30 OTTOBRE
Ecco perché in molti finiscono per lavorare in nero. Una situazione che ha portato a proclamare lo sciopero della categoria venerdì 30 ottobre in tutta Italia, mentre proprio a inizio del mese era arrivata la chiusura delle indagini su Uber Italy, dopo il commissariamento e le accuse di caporalato sui rider, che secondo l’inchiesta erano «pagati a cottimo 3 euro a consegna», oltre che «derubati» delle mance e «puniti». Se questi sono gli ingredienti del magico mondo che dovrebbe salvare i ristoranti, forse meglio rivolgersi altrove.

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