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Dodici assessori si appellano a Draghi: un protocollo unico per far ripartire la cultura

Tra le richieste la garanzia dell'apertura degli istituti museali e dei luoghi di cultura anche nei weekend e la costituzione di un Tavolo permanente. Enti Locali in costante dialogo con il Ministero

di Renato Andreolassi
 
22 febbraio 2021 | 09:53

Dodici assessori si appellano a Draghi: un protocollo unico per far ripartire la cultura

Tra le richieste la garanzia dell'apertura degli istituti museali e dei luoghi di cultura anche nei weekend e la costituzione di un Tavolo permanente. Enti Locali in costante dialogo con il Ministero

di Renato Andreolassi
22 febbraio 2021 | 09:53
 

La cultura non può e non deve essere il fanalino di coda, anzi! Con questo obiettivo, gli assessori delle grandi città hanno proposto un'alleanza con il Governo e azioni concrete sostegno di tutto il comparto. A un anno dall'inizio della pandemia, i dodici assessori alla Cultura dei maggiori capoluoghi italiani hanno presentato le loro proposte a sostegno degli ecosistemi culturali urbani, resi fragili da un anno di emergenza sanitaria e dall’incertezza che ancora governa la loro attività.

Le richieste: riaprire i musei nel weekend e gradualmente gli altri luoghi - Assessori si appellano a Draghi: Protocollo unico per la cultura

Le richieste: riaprire i musei nel weekend e gradualmente gli altri luoghi

Assessori uniti per il bene dell’Italia
Consapevoli da subito dei danni che la situazione pandemica avrebbe provocato nel sistema socio-culturale del Paese, gli assessori Luca Bergamo (Roma), Filippo Del Corno (Milano), Francesca Leon (Torino), Ines Pierucci (Bari), Paola Mar (Venezia), Tommaso Sacchi (Firenze), Paolo Marasca (Ancona), Matteo Lepore (Bologna), Paola Piroddi (Cagliari), Eleonora De Majo (Napoli), Barbara Grosso (Genova), Mario Zito (Palermo), riuniti in un coordinamento, hanno dialogato sia con il Ministero sia con Anci (Associazione nazionale comuni italiani), ottenendo risultati concreti soprattutto per quel che concerne le garanzie riservate ai lavoratori della cultura.

Protocolli per la ripresa
«La cultura esiste- hanno ribadito- produce e si sviluppa». Musei, teatri, luoghi di spettacolo, sedi espositive, luoghi d’arte : le città intendono mettere a disposizione del Governo la propria conoscenza capillare del mondo culturale e delle sue problematiche, ponendo le basi e stabilendo insieme i protocolli per una ripresa il più possibile certa, rapida e omogenea in tutto il territorio nazionale. Le proposte presentate riguardano:

  • la garanzia dell'apertura dei luoghi di cultura con un protocollo unico: questo eviterebbe la reversibilità delle aperture, a meno di situazioni particolarmente gravi, garantirebbe la continuità del presidio culturale sul territorio. L'esperienza delle città, la serietà con cui teatri, musei hanno mostrato di saper gestire i periodi di apertura, l'elasticità del servizio, la disponibilità ad adattarsi ai vincoli che di volta in volta si rendono necessari, rendono questo obiettivo realisticamente possibile.
  • la garanzia dell'apertura degli istituti museali e dei luoghi di cultura anche nei weekend, nel rispetto di ogni norma prevista ad oggi per il contenimento del rischio sanitario e in attesa dell’auspicato protocollo unico.
  • la costituzione di un Tavolo permanente Enti Locali in costante dialogo con il Ministero alla Cultura e la creazione di un sottosegretario con delega ai rapporti con Anci ed Enti Locali, come già avvenuto in passato per il Turismo.
Infine, gli assessori hanno auspicato la creazione di un fondo speciale destinato alla ripartenza delle città sul piano culturale.

«Queste proposte - hanno scritto in un documento - nascono dall'esperienza di governo locale e dall’impegno continuo e costante nella tutela della produzione, della programmazione e del lavoro culturale. Con il senso pratico che distingue il mondo delle città, a un anno dall’inizio della nostra collaborazione, vogliamo allinearci a quanto sostenuto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi nella replica al Senato: “Il rischio è di perdere un patrimonio che definisce la nostra identità […] Molto è stato fatto, serve fare ancora di più”».

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