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L'inflazione morde e calano i consumi, ma bar e ristoranti recuperano

Il confronto di Confimprese tra marzo e lo stesso mese del 2019 vede un calo delle vendite nei centri commerciali (-25%). Per bar e ristoranti, invece il deficit è solo dell'8,7%

 
14 aprile 2022 | 14:43

L'inflazione morde e calano i consumi, ma bar e ristoranti recuperano

Il confronto di Confimprese tra marzo e lo stesso mese del 2019 vede un calo delle vendite nei centri commerciali (-25%). Per bar e ristoranti, invece il deficit è solo dell'8,7%

14 aprile 2022 | 14:43
 

Il ritorno alla normalità, ovvero al periodo pre Covid è ancora lontano. Lo dice l’osservatorio Confimprese analizzando i consumi legati a marzo 2022. Confrontati a quelli dello stesse mese nel 2019, quando non c’era la pandemia, il deficit complessivo raggiunge quasi il 20% (-19,3%). Va molto male per i centri commerciali (-25%), mentre per i negozi è decisamente più ridotto, con una flessione contenuta a -7,9% (a febbraio, sempre rispetto al 2019 era del -24,9%). Il settore della ristorazione sta invece recuperando rispetto ai mesi precedenti.  Il saldo per bar e ristoranti resta  infatti negativo e sfiora il 10% (-8,7%), ma è decisamente più contenuto rispetto agli altri comparti. A sorpresa, invece  il settore viaggi recupera e chiude a -18,6% dopo due anni di crisi. Per Confimprese «nonostante gli ultimi due anni abbiano profondamente mutato le abitudini di consumo degli italiani, sempre più orientati a fare acquisti in modalità digitale, i dati ci evidenziano anche la volontà dei consumatori di tornare a valorizzare il proprio tempo libero». In ogni caso per l'associazione è presto per tirare le somme e il contesto appare ancora molto incerto.

L'inflazione morde e calano i consumi, ma bar e ristoranti recuperano

Calano i consumi in tutto il settore del commercio

Dopo la corsa agli acquisti dovuta al perdurare della pandemia, che ha contributo a mutare le abitudini di acquisto degli italiani orientati, durante i mesi di lockdown, a una maggiore cura degli spazi domestici e a un utilizzo più frequente dei canali digitali per gli acquisti, le ultime indicazioni di mercato segnalano invece una battuta d’arresto del comparto. Anche il confronto tra il primo trimestre del 2022 con quello del  2019 mostra risultati analoghi a quelli rilevati a marzo con un costante peggioramento di abbigliamento-accessori fermi a -30,9%.

Nei canali di vendita le peggiori tendenze si rilevano negli outlet -28,4% e negli high street -27%, seguiti dai centri commerciali -25,8%. A sorpresa il travel, dopo due anni di crisi, recupera punti percentuali e chiude il mese a -18,6%. Un segno, quest’ultimo, da ricondurre al desiderio di un ritorno alla normalità da parte degli italiani.

Continua, di contro, il buon andamento dello shopping di prossimità (aree periferiche delle metropoli e cittadine di provincia) che, con -7,9%, conferma le mutate abitudini di acquisto dei consumatori e fa pensare a un trend ormai consolidato anche per il futuro.

 

 

A livello territoriale, male il Nord-est

Nelle aree geografiche lo stato dell’arte conferma la flessione con il Nord-est che registra l’andamento più negativo a -28,8%, seguito da Nord-ovest -19,9% e Centro -17,4%. Il Sud tiene maggiormente e abbandona il double digit per chiudere a- 6,6%.

Aumentano però le Regioni che riescono a rimanere sotto i dieci punti percentuali tra cui Campania -2,7%, regione con il trend migliore, Abruzzo -6,3%, Calabria -6,6%, Puglia -8,2% e Sicilia -9,6%. Segue, poco distante, la Liguria -10,5%. Le altre rRgioni faticano a tornare ai livelli pre-pandemia con Lazio -11,4%, Sardegna -12,8%, Lombardia -17,5%, Toscana -24,7%, Friuli-Venezia Giulia -25,8%, Umbria -26,4% ed Emilia-Romagna -26,9%.

L’esperto: «L’inflazione rischia di affossare il canale delle vendite»

«Il mese di marzo – chiarisce Mario Maiocchi, direttore Centro studi retail Confimpresemostra un discreto recupero della ristorazione, che peraltro deve affrontare significativi problemi sul lato dei costi e della disponibilità di materie prime ed energia. Conferma, invece, una fortissima contrazione il comparto abbigliamento-accessori, che vede ulteriormente aggravarsi la situazione. Questo scenario desta preoccupazione, anche perché aggravato dall’aumento dall’inflazione e dal conflitto in Ucraina, che pone seri dubbi su una ripresa a breve termine del retail. Un segnale di distensione arriva dal travel, che con una flessione contenuta del -18,6%, fa ben sperare in un ulteriore recupero nei prossimi mesi, che saranno cruciali sia per l’andamento della situazione geopolitica sia per quello dei consumi».

Stefano Vittucci, Consumer Products and Retail Sector leader di EY in Italia, commenta: «Il trend sui consumi degli italiani di marzo 2022, paragonato allo stesso periodo del 2019, dunque un anno prima dello scoppio della pandemia, registra dati ancora negativi a -19,3%, con il record del settore abbigliamento e accessori a -31,3%. Nonostante gli ultimi due anni abbiano profondamente mutato le abitudini di consumo degli italiani, sempre più orientati a fare acquisti in modalità digitale, i dati ci evidenziano anche la volontà dei consumatori di tornare a valorizzare il proprio tempo libero. Un trend dimostrato dalla ripresa del travel a -18,6% e l’aumento dei consumi nelle città del sud, con Napoli che fa registrare l’unico trend con segno positivo tra le città italiane a +35,4%, grazie anche all’apertura di nuovi punti vendita».

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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