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Anche Firenze ha la sua vigna urbana grazie a Maria Fittipaldi Menarini

Il progetto prevede l'inserimento di un migliaio di piante. Le varietà scelte sono Sangiovese e altre presenti ai tempi di Michelangelo. Nel settembre 2025 la prima vendemmia per una produzione di circa mille bottiglie

di Annamaria Tossani
 
17 maggio 2022 | 12:46

Anche Firenze ha la sua vigna urbana grazie a Maria Fittipaldi Menarini

Il progetto prevede l'inserimento di un migliaio di piante. Le varietà scelte sono Sangiovese e altre presenti ai tempi di Michelangelo. Nel settembre 2025 la prima vendemmia per una produzione di circa mille bottiglie

di Annamaria Tossani
17 maggio 2022 | 12:46
 

Maria Fittipaldi Menarini, presidente dell’Azienda agricola Donne Fittipaldi di Bolgheri (Li), creerà la prima vigna urbana a Firenze, il Vigneto Michelangelo, con l’obiettivo anche di entrare nell’Urban Vineyards Association.

Maria Fittipaldi Menarini e le sue figlie Anche Firenze ha la sua vigna urbana grazie a Maria Fittipaldi Menarini

Maria Fittipaldi Menarini e le sue figlie


La rete delle vigne urbane

Urban Vineyards Association (Uva) è una rete internazionale nata nel 2019, su iniziativa del produttore torinese Luca Balbiano, che riunisce 11 associati in Italia e all’estero. La mission è quella di promuovere progetti di recupero storico e azioni di valorizzazione culturale, paesaggistica e turistica delle vigne urbane aderenti: in Italia la Vigna della Regina di Torino (la prima a far parte di questo network virtuoso), i filari di San Francesco della Vigna e i vigneti ritrovati della Laguna di Venezia, la Vigna di Castel di Pugna Senarum Vinea a Siena, la Vigna di Leonardo con i filari di Malvasia all’interno della casa degli Atellani a Milano (recuperata nel 2015 in occasione di Expo), la Vigna del Gallo nell’Orto botanico di Palermo e la Etna Urban Winery di Catania. In Francia la Vigna Clos Montmartre di Parigi, il Clos de Canuts a Lione e il Clos all’interno del Palais des Papes di Avignone, affacciato sulle rive del Rodano e realizzato tra il 1200 e il 1330 dai Papi Benedetto XII e Clemente VI. Infine, oltreoceano, negli Stati Uniti, i filari di Rooftop Reds impiantati sui tetti di Brooklyn a New York.

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«Siamo un gruppo eterogeneo di persone – racconta Luca Balbiano, presidente di Uva – con esperienze di vita e di lavoro diverse e provenienti da luoghi anche molto lontani tra loro. E forse è proprio questa la nostra forza, che ci permette di confrontarci in un modo schietto e di mettere in circolo le nostre idee. La pandemia ha soltanto rallentato il percorso comune ma, per fortuna, non ha fermato i singoli progetti che sono cresciuti e si sono fatti sempre più affascinanti e ambiziosi. Ora è tempo di mettere tutto a sistema e creare insieme qualcosa di unico e meraviglioso come le vigne urbane che custodiamo».


Durante l’ultimo convegno annuale dell’associazione, svoltosi a Siena lo scorso ottobre, è stato ribadito che portare o reinnestare la vite in un contesto urbano là dove l’evoluzione dell’uomo l’ha cancellata durante i secoli o dove mai nessuno avrebbe pensato potesse nascere, è lo scopo di tutti i soci custodi.


Tra gli obiettivi per il 2022 c’è, invece, l’allargamento e il consolidamento dei rapporti all’interno dell’Unione Europea per promuovere l’ingresso delle vigne urbane presenti nelle grandi città del vecchio continente come Berlino, Praga, Londra, Stoccarda e Roma (c’è una piccola vigna a Trinità dei Monti e un’altra che dovrebbe essere impiantata nel parco del Colosseo) al fine di sviluppare un modello di turismo sostenibile.


Vigna Urbana a Firenze

La grande novità è che anche Firenze avrà la sua vigna urbana grazie all’idea di una donna eccezionale, Maria Fittipaldi Menarini, presidente dell’Azienda agricola Donne Fittipaldi di Bolgheri che gestisce con le sue figlie Carlotta Giulia, Serena e Valentina.
La storia enologica della tenuta di Bolgheri affonda le radici lontano nel tempo: nel 1870 il conte Walfredo della Gherardesca trasformò l’assetto del territorio, creando una suddivisione più equilibrata in poderi coltivati a ulivi e vitigni. Solo nel 1992, con la famiglia Menarini la tenuta intorno a una antica struttura, il “casale la Pineta”, è tornata ai vecchi splendori grazie a un’attenta ristrutturazione. Nel 2004 poi si reimpiantano alcuni ettari di vigneti considerando il microclima specifico e il suolo, nelle sue peculiarità grazie proprio a Maria Menarini e al suo amore per il mondo del vino con cui ha contagiato anche le figlie.

 


La tenuta a Bolgheri

In pochi anni i vini si sono qualificati fra le migliori etichette in campo internazionale: oggi le varietà sono quelle del Merlot, Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Malbec ed Orpicchio. L’obiettivo è sempre stato quello di produrre vini di grande eleganza e armonia, ma, soprattutto, capaci di trasmettere tutto il carattere dei grandi nomi bolgheresi, famosi in tutto il mondo per la loro qualità.
Maria Fittipaldi Menarini ha vissuto in tutto il mondo, ama l’arte ed il bello. Donna flessuosa come un giunco, estremamente semplice ed elegante ha uno sguardo attento e profondo. Non parla molto ma le sue frasi sono sempre meditate e dimostrano un animo gentile ma anche una grande forza.


Vedere lei e le sue figlie insieme è come ammirare un tableau vivant, quasi una allegoria alla gioia del tramandare i segreti e la potenza dell’animo femminile nella unione della famiglia. Del resto la madre è la forza della spinta a osare, ad andare oltre e le figlie non possono che seguire questo meraviglioso esempio di libertà intellettuale .e voglia di approfondire e documentarsi e vivere con passione ogni sfida.


La vecchia vigna e il vecchio orto di casa

L’idea di ritrovare e reimpiantare l’antico vigneto nasce dalla storia stessa della famiglia. Maria Fittipaldi ha scelto la vecchia vigna e il vecchio orto di casa. Sono alcuni terreni della sua casa. In un annesso già esistente sarà realizzata anche la cantina.


«Questa vigna rappresenta anche la mia infanzia quando i primi di settembre di ritorno dalla villeggiatura amavo cogliere gli acini e i grappoli più belli per la tavola», ci racconta. E per ora è composta da pochi filari di recente sottoposti alla potatura invernale e si trova sulla collina che sovrasta l’Arno con una vista che spazia dalla Cupola del Brunelleschi ai colli di Fiesole.


Una vigna su cui bastava affacciarsi dal grande giardino di fronte alla villa per ricordare e sognare. Per lei e per le sue figlie la passione e l’esperienza acquisite in ormai tanti anni nel mondo del vino sono state la spinta decisiva per far rivivere la vecchia vigna di casa «per dare un senso di continuità a questa casa tanto amata da mio padre»


La vigna oggi

Alla base affetto ma soprattutto un grande amore per Firenze e per un mondo più vero e più rispettoso della natura. Il progetto partito nel 2021 prevede la completa riconversione dell’impianto con l’inserimento di un migliaio di viti da allevare con il sistema ad alberello compatibile con la pendenza del terreno in simbiosi con le piante di ulivo già produttive.


Le varietà saranno il Sangiovese e altre presenti al tempo di Michelangelo (che ricordiamo aveva acquistato una tenuta in Chianti) come l’Abrostine e il Canaiolo nero, il Mammolo eletto, con lo scopo di rivitalizzare varietà in estinzione gelosamente custodite nella Banca del germoplasma della Regione Toscana ottenendo una vigna che sia un vero e proprio “vitarium” da iscriversi nell’elenco dei viticoltori custodi. La vigna è vista come elemento in grado di ricomporre l’insieme di patrimonio rurale, storico paesaggistico tipico di una comunità urbana lontana dall’industrializzazione. Un elemento in grado di esaltare la biodiversità e di contribuire alla sostenibilità urbana.


L’aspettò tecnico è seguito da alcuni dei migliori professionisti della Toscana come l’agronomo Stefano Bartolomei e l’enologo Emilio Falsini e con la consulenza di Paolo Valdastri esperto nella comunicazione di un territorio.


«Con la vigna “Michelangelo” questo sarà il suo illustre nome - dice lo stesso Falsini- prende forma il primo progetto di Vigneto Urbano a Firenze. Un progetto ambizioso affascinante e suggestivo in uno degli scenari più belli ed evocativi della città. Un impegno importante, volto al recupero dell’antica viticoltura cittadina da sempre presente nella città culla del Rinascimento e dove il vino ha sempre rappresentato storicamente un segno distintivo».

Maria Fittipaldi Menarini  di fronte al Vigneto Michelangelo Anche Firenze ha la sua vigna urbana grazie a Maria Fittipaldi Menarini

Maria Fittipaldi Menarini  di fronte al Vigneto Michelangelo


La prima vendemmia nel 2025

Nel settembre 2025 è prevista la prima vendemmia della Vigna Michelangelo. Dalle uve che si raccoglieranno in piena produzione, si ricaveranno circa mille bottiglie da vendere sul mercato internazionale tramite aste con finalità benefiche.


Stefano Bartolomei dà già una visione del vigneto che verrà realizzato concepito come un giardino perfettamente integrato con l’ambiente circostante. «Per mantenere inalterato il paesaggio - queste le sue parole - realizzeremo un vigneto ad alberello ossia senza l’utilizzo di pali e fili ma alleveremo le piante come veri e piccoli alberi sostenuti solo da un tutore in legno, tipico metodo di coltivazione delle zone sud della Francia e delle pendici dell’Etna».


Verrà ovviamente anche costruita una piccola cantina. Per Paolo Valdastri la valorizzazione di una vigna urbana diventa promozione culturale e consapevole di un vino che si basa soprattutto su progetto tutto sostenibilità.


Attualmente si lavora a tutte le pratiche burocratiche perché una particella di terreno di Maria Fittipaldi Menarini sia data in affitto all’Azienda Donne Fittipaldi in modo da trasferire i diritti di impianto già in portafoglio all'azienda. Ed in questa ottica sono a breve previsti incontri con il presidente di Uva a cui verrà chiesto di poter inserire il Vigneto Michelangelo nell’associazione. Intanto si lavora anche sul terreno e in questa primavera saranno selezionate alcune gemme delle varietà più interessanti per questo progetto. Verranno poi fatti gli innesti per la realizzazione delle future barbatelle che saranno pronte nel 2023 per gli impianti. «Il fine della vigna – spiega Maria Fittipaldi Menarini – non è solo il vino, ma il rapporto che si crea tra uomo, terra e aria. Un rapporto che ridimensiona la sterilità del cemento e dell’asfalto con la ricerca di un rispetto reciproco».


Come spiega in una recente intervista il giornalista Klaus Davi, il mondo del vino è uno dei pochi settori di eccellenza nel quale si unisce territorio, qualità e cultura e dove fra l’altro le aziende interagiscono con le istituzioni.


Per Firenze sarà una bellezza in più di cui essere orgogliosi, per le meravigliose Donne Fittipaldi un messaggio per un mondo che non distrugge ma recupera con devozione e amore. «Donne Fittipaldi nasce dal nulla, si materializza con un concatenamento naturalmente fluido di eventi, lento come il tempo necessario a migliorare la qualità del suo contenuto; momenti intimi che da soli, non voluti, né cercati, prendono straordinariamente vita» Così si racconta Maria Fittipaldi Menarini…. Cosi è nato anche il progetto del Vigneto Michelangelo!

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