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Turismo 2015, +4,4% nel Belpaese
Italia fanalino di coda in Ue

Turismo 2015, +4,4% nel Belpaese 
Italia fanalino di coda in Ue
Turismo 2015, +4,4% nel Belpaese Italia fanalino di coda in Ue
Primo Piano del 26 luglio 2016 | 10:54

Nonostante una crescita di più di 4 punti nel 2015, l'Italia è 5ª per flussi internazionali e 7ª per guadagno rispetto agli altri Paesi dell'Unione europea. Situazione aggravata dal fatto che era l'anno di Expo. Seppur primo per cibo e risorse naturali, il Belpaese risente di altre carenze: al 130° posto per prezzi competitivi

Il turismo in Italia “cresce ma non troppo”. I flussi internazionali in Italia sono infatti aumentati del 4,4% durante il 2015. Soddisfazioni, che però, se osservate un po' più da lontano, mostrano l'altra triste faccia della medaglia: siamo ancora sotto la media Ue e mediterranea. E questo, nonostante l'Expo dovesse fungere da occasione straordinaria di attrazione turistica.



Sono essenzialmente due le alternative: o Expo non ha funzionato come Renzi auspicava, oppure il nostro sistema turistico è tanto debole da non riuscire a tenere il passo del boom degli altri Paesi. Questo non significa essere scontenti di 4,4 punti di crescita, specialmente in anno così difficili per l'economia... tuttavia non si può nemmeno negare l'Italia abbia perso una grande occasione. A ricordarcelo è il nuovo rapporto dell'Unwto (United nations world tourism organization), che tra le righe non esita a mettere il dito nella piaga: era l'anno di Expo.

Una panoramica generale del dossier è necessaria: considerando un -3,3% di turismo in Africa a causa probabilmente dei timori per la sicurezza sulle spiagge, gli arrivi del turismo internazionale sono passati da un miliardo e 134 milioni a un miliardo e 186: 52 milioni in più. Si tratta di un aumento del 4,7% in Europa (7,3% nei Paesi del Nord, 5% nell'area mediterranea); del 5,6% in Asia e del 5,9% in America. Se si ricorda che nel '90 chi poteva permettersi di andare in vacanza erano 435milioni di persone, c'è stato un notevole boom generale, pari al 172%.

Eppure, il Belpaese continua a perdere posizioni e quote: il 2015 ci vede al quinto posto con 50,7 milioni di arrivi internazionali, dietro a Francia (84,5), Stati Uniti (77,5), Spagna (68,2) e Cina (56,9) - da ricordare la prima indiscussa posizione dell'Italia nel 1970. Per gli incassi ancora peggio: settimo posto dietro la Gran Bretagna (che nemmeno può considerarsi un rivale - ha un terzo dei nostri siti Unesco e non può competere sul piano culturale, balneare ed enogastronomico), e perfino dietro la Thailandia, che ci sta sopra con ben 5 miliardi in più.



Saremo anche una potenza turistico-culturale, ma le difficoltà non ci mancano. Apprezzabili in questo senso ma non sufficienti gli esempi citati dal Ministro Dario Franceschini, come «quello di Mantova Capitale italiana della cultura 2016, che nei primi tre mesi ha registrato una crescita del 39% dei turisti e del 42% degli ingressi ai musei», a prospettare scenari ottimistici.

L'Italia deve dare di più per avere di più. Se non può competere in settori come la chimica, la siderurgia o l'industria pesante, che faccia del turismo il suo vero punto di forza. Secondo il recentissimo “Rapporto sul turismo italiano 2016” del Cnr - Consiglio nazionale delle ricerche, coordinato da Emilio Becheri e Giulio Maggiore, «in 10 anni, dal 2004 al 2014, l'Italia, essenzialmente a causa dell'andamento del suo turismo interno, ha aumentato le proprie presenze complessive del 9,3%, un valore nettamente inferiore rispetto a quello dell'Unione europea (oltre il 20%), inferiore a molte zone tradizionalmente poco vocate al turismo ma emergenti (si veda la Scandinavia: +22,5% in Svezia, +19% in Finlandia; sorprendenti anche le repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania, rispettivamente con 54,6%, +101,3% e +198,2%), ma anche inferiore a quello di Paesi comparabili e dal turismo consolidato come quelli dell'area mediterranea, Spagna (+17,3%), Portogallo (+31,8%), Grecia (+81%)» Anche la Francia ci pluri-sorpassa con un +42,2%.

Il dossier d'altra parte ricorda anche come lo stesso World economic forum «ha riconosciuto al nostro Paese il primato mondiale sulla dotazione del patrimonio storico-culturale e l'eccellenza sul turismo naturalistico». Stando a Country brand index 2014-2015 restiamo primi anche sul cibo. Eppure i risultati non si vedono, perché non ci sono. Forse perché, come sottolinea lo stesso World Economic Forum, l'Italia ha «gravi lacune a livello di “business environment”», tanto che a livello mondiale siamo al 127° posto. E al 130° sui prezzi: per forza il turista va in Grecia o in Croazia dove la vita è molto meno cara.

© Riproduzione riservata

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