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Tassa di soggiorno, più entrate a Firenze Ma il turismo non sempre ne beneficia

Grazie a legge regionale e accordo con Airbnb, Firenze attende un aumento delle entrate dalle tasse di soggiorno nel 2017, così come altre parti d'Italia. Bisogna che questi soldi confluiscano nella promozione turistica

di Andrea Radic
11 gennaio 2017 | 15:09

Tassa di soggiorno, più entrate a Firenze Ma il turismo non sempre ne beneficia

Grazie a legge regionale e accordo con Airbnb, Firenze attende un aumento delle entrate dalle tasse di soggiorno nel 2017, così come altre parti d'Italia. Bisogna che questi soldi confluiscano nella promozione turistica

di Andrea Radic
11 gennaio 2017 | 15:09

Tassa di soggiorno, croce dei turisti e delizia dei Comuni. Non aumenterà nel 2017 come invece si ipotizzava alla fine dello scorso anno, ma il Comune di Firenze attende un cospicuo aumento delle entrate che passeranno da 30 a 33 milioni grazie alla nuova legge regionale che punta a far emergere le locazioni turistiche, in primo luogo del principale operatore Airbnb, il quale ha annunciato che attiverà la riscossione tra marzo e aprile di quest'anno per girarla alle casse di Palazzo Vecchio.

Tassa di soggiorno, più entrate a Firenze Ma il turismo non sempre ne beneficia

«Una base imponibile che aumenterà nel corso degli anni - osserva l'assessore al bilancio Lorenzo Perra - arrivando appunto ai 33 milioni previsti per il 2017». «Una stima prudente - aggiunge il sindaco Dario Nardella - in realtà con Airbnb si potrebbe arrivare ad un incasso ben superiore»: si ipotizzano dieci milioni in più.

Ma che fine fanno i soldi raccolti? Di norma dovrebbero essere spesi per la promozione turistica e per la manutenzione e fruibilità dei beni culturali, per il sistema ricettivo. Perra assicura che sarà così, oltre ad una quota parte sul trasporto pubblico locale. Bene, ma non è così dappertutto.

A Roma, dove, l'incasso nel 2015 è stato di 123 milioni di euro. Questa la cifra entrata nelle casse comunali lo scorso anno dall'imposta di soggiorno che, istituita nel 2010 proprio per ripianare il deficit del Campidoglio, è stata poi estesa, in maniera facoltativa, a tutte le città turistiche o d'arte.

Roma è la città italiana che più ha beneficiato dell'imposta in questi anni, raggiungendo nel 2015 un incasso doppio rispetto a Milano (61 milioni di euro) e quadruplo rispetto alle due città d'arte per eccellenza: Venezia (27,6 milioni) e Firenze (26,7 milioni). Seguono a distanza Torino e Napoli, con entrate pari rispettivamente a 5,9 milioni e 4,6 milioni di euro.

«Entrate che, per legge, dovrebbero essere destinate ad un miglioramento delle strutture ricettive e turistiche - spiega il segretario generale della Uil - Unione italiana del lavoro di Roma e del Lazio, Alberto Civica - ma che spesso servono soltanto a colmare un deficit ormai strutturato e strutturale. La Capitale nonostante le sue enormi risorse, spesso non è in grado di far fronte alle richieste turistiche: manca un ostello degno di questo nome, un polo fieristico e l'intero sistema delle infrastrutture è da ripensare e rifare».

Chiara e nettamente contraria alla tassa di soggiorno la posizione di Confindustria Alberghi, come ci spiega il direttore Barbara Casillo: «Siamo contrari a prescindere, se mai dovessimo considerare la tassa, questa dovrebbe essere innanzitutto equa, e soprattutto pagata da tutti, non solo dai clienti degli alberghi, ma anche da tutti gli altri turisti che soggiornano in strutture diverse. In secondo luogo l'utilizzo delle risorse dovrebbe trovare una destinazione, almeno parziale, a sostegno dello sviluppo turistico e delle strutture ricettive. Allo stato attuale, invece, siamo di fronte ad una situazione doppiamente negativa, ogni comune può decidere il valore dell'imposta e la stessa è molto cara. Roma e Firenze hanno una tassa di soggiorno più alta di Parigi».

«Inoltre - sottolinea la rappresentante di Confindustria Alberghi - gli incassi, vengono utilizzati da molti comuni per ripianare il debito, in maniera esplicita, nulla favore del turismo e delle strutture turistiche. Se tassa deve essere - conclude Casillo - che sia equa e con una reale destinazione dei fondi, almeno parziale, al supporto turistico, allo sviluppo delle strutture ricettive».

Tassa di soggiorno, più entrate a Firenze Ma il turismo non sempre ne beneficia

Altra meta turistica di rilevanza mondiale è la penisola Sorrentina dove «chiudiamo un 2016 record e le prospettive per il prossimo anno sono decisamente incoraggianti», dichiara Costanzo Iaccarino, presidente di Federalberghi Campania e Penisola Sorrentina. «Per quanto riguarda la costiera riscontriamo un aumento delle presenze pari circa al 5% rispetto al 2015 - spiega Iaccarino - leggermente al di sopra della media regionale».

In base ai dati forniti dall'Azienda di soggiorno e turismo di Sorrento e Sant'Agnello, fino a settembre sono poco meno di 2,5 milioni i pernottamenti dei turisti negli hotel e presso le strutture extralberghiere della zona. Di questi oltre 2,1 milioni sono di stranieri. Elementi oggettivi che confermano l'appeal della penisola. Corretto in queste zone l'utilizzo delle entrate. Ma da tempo le associazioni degli albergatori, ad esempio quella di Viareggio, chiedono garanzie sull'effettivo utilizzo dato che i comuni non sono tenuti a fornire un rendiconto preciso.

Quindi il risultato è una corretta applicazione delle norme sull'utilizzo a macchia di leopardo, Villasimius verbalizza in Consiglio comunale che i 220mila euro della seconda tranche incassata verranno utilizzati per promozione turistica, sistemazione e migliorie sulle spiagge, spettacoli culturali e iniziative per i turisti, tranne 20mila euro su un fondo di riserva.

Il comune di Genova pubblica sul sito ufficiale anche un video che narra l'utilizzo dei proventi dei soggiorni turistici. Il sito del comune di Riccione, meta turistica per eccellenza, è prodigo di modulistica per la riscossione, annuncia il principio di utilizzo, ma nelle 38 pagine del bilancio non si intravedono interventi diretti per migliorare i servizi turistici. Bene Firenze dunque, ma per qualcuno in Toscana direbbero «l'è tutto da rifare...».

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