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Tassa di soggiorno, contro i rincari
anche gli operatori dell’ospitalità

Tassa di soggiorno, contro i rincari 
anche gli operatori dell’ospitalità
Tassa di soggiorno, contro i rincari anche gli operatori dell’ospitalità
Pubblicato il 02 dicembre 2019 | 09:40

L’associazione nazionale dei Property Manager protesta contro l’aumento degli oneri per i turisti e per gli operatori del settore: «Così rischia di diventare un incentivo all’abusivismo».

L’Associazione Property Managers Italia, che rappresenta in Italia gli operatori dell’ospitalità residenziale legale, contesta con forza le ultime modifiche al decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 che, secondo quanto approvato in commissione Finanze alla Camera permetterà ai comuni con presenze turistiche che superano di 20 volte il numero dei residenti di aumentare l’imposta di soggiorno fino a 10 euro per persona a notte (una posizione presa da tempo anche dagli albergatori). Una misura che per l’associazione non è accettabile, in quanto riduce la spesa dei turisti su un territorio, avvantaggia gli abusivi e carica di responsabilità gli operatori del settore. Viene contestato anche il metodo di calcolo scelto che confronta il numero dei residenti con il numero di presenze dei turisti (notti complessive trascorse) anziché con gli arrivi (turisti giunti sul territorio), andando a incidere su quei territori dove i turisti soggiornano più a lungo, come diverse località di mare.

Stefano Bettanin (Tassa di soggiorno, contro i rincari anche gli operatori dell’ospitalità)
Stefano Bettanin

«Una norma che così concepita va a punire soprattutto il settore extralberghiero - spiega il presidente di Property Managers Italia Stefano Bettanin - dove è noto come i turisti hanno una permanenza media più lunga rispetto al settore alberghiero. Una mossa miope che ci auguriamo venga corretta prima che questa legge arrivi all’approvazione definitiva, dato che rischia di incentivare l’abusivismo e minare la competitività della travel industry italiana. Trovo inaccettabile che il turismo, tanto celebrato in campagna elettorale come risorsa dell’Italia, alla prova dei fatti venga usato solo come sistema per fare cassa».

Secondo l’associazione un livello così alto di imposte riduce infatti la competitività del turismo italiano: sale il costo complessivo della vacanza e diventano più appetibili destinazioni estere con minore carico di tassazione. Diventa ancora più oneroso inoltre l’aggravio di lavoro per chi riscuote la tassa di soggiorno come sostituto d’imposta, con conseguenze penali rilevanti in caso di errori.

Sergio Lombardi (Tassa di soggiorno, contro i rincari anche gli operatori dell’ospitalità)
Sergio Lombardi

Secondo Sergio Lombardi, esperto fiscale di Property Managers Italia, «un aumento dell'imposta di soggiorno come quello in discussione avrebbe solo effetti negativi per il settore ricettivo con perdita complessiva di prenotazioni, aggravio di commissioni interbancarie e aumento di responsabilità contabile per i volumi di tassa gestita. Se proprio va modificata la city tax, si introducano piuttosto strumenti che garantiscano l'incasso per i Comuni, semplificando le attività degli operatori, come gli accordi con le OTA e un canale di riscossione dedicato, attraverso Pos del Comune. Oppure si decida di premiare chi lavora gratuitamente per riscuotere l'imposta di soggiorno: la gestione comporta ore di lavoro e un livello di responsabilità che andrebbe in qualche modo ricompensato, magari proprio con una quota del gettito raccolto».

Sul possibile aumento dell’imposta di soggiorno fino a 10 euro a persona è intervenuta questa mattina anche Confindustria Alberghi, parlando operazione “insostenibile per il sistema alberghiero italiano. Il nostro settore – si legge in una nota – si misura con una concorrenza internazionale sempre più serrata ed un livello di costi come quello che si verrebbe a generare con un aumento del 100% dell’imposta di soggiorno, va a colpire duramente il sistema delle imprese e dei lavoratori che operano in questo settore».

«Quello che è appena accaduto con Thomas Cook  - prosegue Confindustria Alberghi – ci ha raccontato di quanto il settore stia affrontando trasformazioni epocali in un mercato sempre più globale e complesso. Un cambiamento che richiede investimenti e impegno da parte delle imprese che si trovano invece già oggi ad essere di gran lunga il primo contributore dei comuni italiani tra IMU, Tasi e Tari, tutti quei tributi a cui un’azienda, che per la sua natura non può certamente delocalizzare, è soggetta».

Per Confindustria Alberghi il turismo resta un’opportunità per il nostro Paese a cui può dare un contributo sostanziale all’economia. È necessario, però, che si permetta alle nostre aziende di vivere e crescere e di affrontare e vincere la sfida del cambiamento. «Oggi le scelte di questa finanziaria – conclude la nota – rischiano di portare il settore alla chiusura».

© Riproduzione riservata

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