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I tour operator incalzano il Governo
«Più aiuti per evitare il tracollo»

I tour operator incalzano il Governo 
«Più aiuti per evitare il tracollo»
I tour operator incalzano il Governo «Più aiuti per evitare il tracollo»
Pubblicato il 10 luglio 2020 | 11:58

Confindustria parla di mancata attenzione dell’Esecutivo nei riguardi di un comparto che sta soffrendo la crisi del turismo e chiede l'incremento del Fondo dedicato a tour operator e agenzie di Viaggio e della Cig.

Cinque mesi di calvario, prospettive fosche per il futuro e poche risposte da parte del Governo alla pesante crisi che sta facendo sprofondare il comparto dei viaggi organizzati. L’associazione dei tour operator che fa capo a Confindustria (Astoi) torna a rivolgersi all’Esecutivo, dopo averlo fatto più volte anche nei mesi scorsi, per chiedere con urgenza aiuti in grado di evitare il collasso dell’intero sistema.

I fatturati dei tour operator sono prossimi allo zero - I tour operator incalzano il Governo «Più aiuti per evitare il tracollo»
I fatturati dei tour operator sono prossimi allo zero

L’occasione arriva dall’ormai prossima conversione del Decreto Rilancio, che prevede un sostanzioso pacchetto di aiuti per le imprese. Non abbastanza, però, secondo l’Astoi, che ora parla di “aspettative disattese” per un comparto che interessa, in termini lavorativi, circa 80mila famiglie italiane.



«Il più completo disinteresse per il turismo organizzato è ormai evidente e tangibile - denuncia Astoi in una nota - Il settore non è fatto solo di alberghi e stabilimenti balneari, si tratta di una filiera complessa i cui attori sono tutti ugualmente indispensabili e contribuiscono nello stesso modo a muovere gli ingranaggi di una macchina che rappresenta il 13% del Pil nazionale, equivale a 232,2 miliardi di euro ed è uno dei principali motori della nostra economia».
 
Da qui le richieste dell’Associazione, dall’incremento del fondo dedicato alla categoria, al prolungamento fino a dicembre della cassa integrazione, fino alle critiche nei confronti del bonus vacanze:
  1. Incremento del Fondo dedicato a Tour Operator e Agenzie di Viaggio ex art. 182 Dl Rilancio: su 20 miliardi di fatturato generati dal comparto, ad oggi, la perdita si attesta a 17 miliardi. Si ritiene che lo stanziamento di 25 milioni sia un inutile palliativo, soprattutto se si considera che su 13.000 imprese, circa 3.000 sono sopra la soglia di fatturato di 5 milioni di euro e non potranno nemmeno accedere al contributo a fondo perduto di cui all’art. 25 del medesimo decreto. Le aziende sopra i 5 milioni di fatturato, peraltro, sono quelle che generano l’80% dei ricavi totali e garantiscono altrettanta percentuale di occupazione;
  2. Prolungamento della cassa integrazione in deroga fino a dicembre 2020: con l’allungamento di ulteriori 9 settimane si prolunga la scadenza dei termini a metà agosto ma, molte imprese continueranno a non poter vendere nulla, visto che le mete estere sono di fatto interdette (si veda anche la recente scelta dell’Italia di mantenere l’isolamento fiduciario per i viaggiatori che rientreranno da quelle pochissime destinazioni nei confronti delle quali l’Europa ha riaperto le frontiere). Si parla di sgravi contributivi per chi riaprirà le aziende togliendo i dipendenti dalla cassa integrazione, ma in che modo imprese il cui modello di business si fonda sulla vendita di viaggi all’estero potranno richiamare in azienda i lavoratori sostenendo i relativi costi?  E, soprattutto, per vendere cosa? Lo scenario che si aprirà dopo lo stop ai licenziamenti a metà agosto sarà apocalittico;
  3. Bonus vacanze: il comparto del turismo organizzato aveva chiesto che lo strumento fosse esteso sin da subito anche ai pacchetti turistici Italia e, quindi reso utilizzabile direttamente da agenzie di viaggio e tour operator, ma questa proposta non è stata presa in considerazione, con evidenti risultati discriminatori. Lo strumento, che identifica tour operator e agenzie di viaggi solo come intermediari, è dedicato di fatto esclusivamente al comparto alberghiero e, per come è strutturato, crea non pochi problemi applicativi non solo agli operatori, ma anche agli stessi alberghi, molti dei quali non sono disposti ad accettarlo. Lo stanziamento di 2,4 miliardi solo per questa misura appare come un’ulteriore prova della mancanza di una doverosa visione di insieme.  
 
E ancora: nella riformulazione dell’art. 88 bis del Decreto Rilancio, è stato inserito un passaggio con il quale si prevede sempre la restituzione della somma versata, senza emissione di voucher, per i soggiorni di studio degli alunni del quarto anno delle scuole secondarie di secondo grado nell’ambito dei programmi internazionali di mobilità studentesca riferiti agli anni scolastici 2019/2020 e 2020/2021. «Molte imprese del comparto, attive prevalentemente nel segmento del cosiddetto high school program (che prevede solitamente esperienze di studio all’estero per un anno, un semestre o un trimestre) sarebbero costrette immediatamente a cessare l’attività - spiega ancora l’Astoi - non avendo la disponibilità finanziaria per trasformare sin da ora i voucher già emessi in rimborsi cash e non avendo ricevuto alcun sostegno economico dal Governo e nemmeno il rimborso dai fornitori esteri che, come noto, non sono soggetti alla legislazione italiana. Queste aziende offrono ogni anno l’opportunità ad oltre 10.000 ragazzi italiani di vivere questa importante esperienza formativa. Con la sparizione di questo tipo di imprese dal mercato, verrà negata di fatto ai giovani italiani questa possibilità».
 
«Siamo in presenza del cosiddetto “delitto perfetto” - chiosa l’associazione - Da un lato nessun aiuto reale alle imprese del comparto in termini economici, dall’altro si impedisce di fatto che queste imprese si salvino da sole riprendendo la propria attività, visto che, Italia a parte, i corridoi turistici rimangono chiusi e, per quelli aperti, viene disposta la quarantena al rientro, escludendo ogni reale possibilità di fruizione della vacanza in quei Paesi».

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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