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Librandi e la Calabria
Una storia d'amore, di vino e di territorio

Pubblicato il 12 luglio 2018 | 15:13



A Cirò Marina (Kr), con affaccio sul mar Ionio, ha casa (e cantina) l'azienda Librandi, leader vitivinicolo in Calabria, capace di unire l'amore per il territorio con una storia fatta di valori e di radici profonde.

Questo connubio si rispecchia perfettamente nella gestione da sempre familiare della cantina: guidata fino al 2012 dai fratelli fondatori Antonio e Nicodemo Librandi e che oggi (dopo la scomparsa del primo) è portata avanti dalla seconda generazione, fatta da cugini: Paolo e Raffaele (figli di Nicodemo) e Francesco e Teresa (figli di Antonio).

Una sola famiglia che ha saputo dividersi ruoli e competenze e che è attenta ad ogni aspetto del lavoro, dal singolo chicco d'uva alla commercializzazione di quelle che sono quasi 2 milioni e mezzo di bottiglie. Una famiglia, simbolo di un territorio, che ha per obiettivo la valorizzazione di un'area dove il vino è una pratica antica, ma che è forse giunto per ultimo in Italia a dare il giusto valore a questa tradizione. Un risultato che oggi si comincia ad avvertire con la commercializzazione di ottimi vini anche da parte di piccoli produttori che nell'esempio dei Librandi hanno trovato lo stimolo e la forza per affermarsi.

(Librandi e la Calabria Una storia d'amore, di vino e di territorio)

Parlare dei Librandi vuol dire rifarsi all'unica cantina che da tempo ha dedicato risorse e ricerche per recuperare vitigni autoctoni e dare nuovo valore alla tradizione antica dei vini calabresi. Uno sforzo che in passato aveva portato al sostegno per i fratelli Antonio e Nidodemo, veri precursori, di personaggi come Luigi Veronelli. Un impegno che negli anni è cresciuito in termini di aree coltivate e di tipologie di vino. Oggi parliamo di una proprietà di 350 ettari (232 vitati, 80 a uliveto e i restanti boschivi), costruita nel tempo, che ha il proprio cuore pulsante all'interno della Doc Cirò, ma che negli anni si è espansa nella Doc Melissa e nella Igt Val di Neto, con l'obiettivo di valorizzarne territori diversi e diverse varietà.

Tutto era cominciato nella piccola cantina di via Tirone a Ciò (1953), due anni dopo l'acquisto dell'azienda Duca Sanfelice e l'ingresso a tutti gli effetti nella Doc più rappresentativa della Calabria; si arriva al 1975, la crescita non si arresta e viene così inaugurata una nuova cantina. Da qui in poi un susseguirsi di successi: nel 1983 Librandi dà alla luce il Duca Sanfelice Cirò Rosso Riserva, mentre nel 1985, dopo l'acquisto dell'azienda Critone, escono le prime annate di etichette che hanno fatto la storia dell'azienda, il Gravello, il Critone e Terre Lontane. Parliamo di vini per molti versi unici e che anche recentemente hanno dimostrato di reggere alla grande la sfida del tempo, sfatando le false convinzioni secondo cui i vini calabresi non possano reggere l'invecchiamento. Basta un incredibile Duca Sanfelice del 1995 per capire che il Cirò ha un potenziale enorme, che però non è valorizzato nel prezzo che resta troppo basso per le qualità che ha.

Nicodemo, Francesco, Paolo, Raffaele e Teresa Librandi (Librandi e la Calabria Una storia d'amore, di vino e di territorio)
Nicodemo (socio fondatore), Francesco (logistica), Paolo (commerciale), Raffaele (commerciale) e Teresa (amministrazione, finanza e controllo) Librandi

L'importanza dei vitigni autoctoni occupa uno spazio sempre più rilevante nella testa e nel cuore dei Librandi, spazio questo condiviso con Donato Lanati, enologo dell'azienda, al quale già dal 1998 viene affidata la conduzione tecnica della cantina. Nuove etichette, nuove bottiglie, oli extravergini d'oliva: un percorso di crescita costante, con un'altra punta nel 2007, anno dell'imbottigliamento dei primi due spumanti metodo classico, Rosaneti e Almaneti.

(Librandi e la Calabria Una storia d'amore, di vino e di territorio)

Una crescita costante e implacabile, che ad oggi si concretizza in sei diverse tenute per sei diverse espressioni. Critone, tenuta madre dei grandi vini simbolo dell'azienda, poco al di fuori della Doc Cirò; Ponta Duca Sanfelice, dove tutto è cominciato, negli anni '50, con i primi vigneti impiantati da Raffaele Librandi, padre di Antonio e Nicodemo; Pitaffo, 10 ettari di terreno che abbracciano il mare; San Biase, sei ettari di terreno caratterizzato dalle tipiche argille rosse, nell'entroterra della Doc Cirò; Brisi, niente più di un ettaro e mezzo ma da sempre considerato tra i più vocati alla coltivazione della vite.

(Librandi e la Calabria Una storia d'amore, di vino e di territorio)

Manca solo Rosaneti, cuore pulsante dell'azienda, con 155 ettari di vigneto e microzone ben definite. All'interno di questa tenuta così rappresentativa, un "giardino varietale" con 200 varietà recuperate su tutto il territorio regionale. Questo campo sperimentale, se così vogliamo chiamarlo, è frutto di un viaggio che Nicodemo Librandi con Davide De Santis (agronomo dell'azienda) e Attilio Scienza hanno intrapreso per tutta la regione, da Nord a Sud, dal Tirreno allo Ionio, per abbracciare tutta la Calabria nei diversi rapporti tra i suoi contadini e le sue vigne. Qui a Rosaneti, anche un museo del vino e della tradizione contadina che è l'orgoglio del patriarca Nicodemo, indomabile per grinta, tenacia e amore per la sua terra.

Paolo e Nicodemo Librandi (Librandi e la Calabria Una storia d'amore, di vino e di territorio)
Paolo e Nicodemo Librandi

Che si prenda l'ordinata geografica e si considerino quindi le differenze per territorio, che si consideri invece l'ascissa temporale e si scorgano i momenti salienti della storia di Librandi, non si può non notare un amore incondizionato per la terra, portato avanti da generazioni, che culmina in una produzione realizzata in una sola cantina, immersa in uno scenario di colline che creano paesaggi suggestivi e dalle quali si può intravedere il mar Ionio (con tutta l'influenza che questo può avere sui vini): 7mila mq di estensione, dotata delle migliori tecnologie, con una capacità di stoccaggio di circa 54mila ettolitri.

(Librandi e la Calabria Una storia d'amore, di vino e di territorio)

Ma più un'azienda cresce, più è importante si avvalga di soci fidati: ecco allora che nel 2008 ha preso vita l'associazione "I Vignaioli del Cirò", quei conferitori che da quell'anno condividono tante conoscenze, le giuste strategie ed un chiaro scopo, fornire il massimo della qualità atta a valorizzare il territorio. Parliamo di 42 vignaioli, i cui vigneti si estendono dal litorale marittimo alla valle interna che abbraccia Cirò, che hanno valorizzato la coltivazione ad alberello (fortemente voluta da Nicodemo). Una zona paesaggistica che da sola merita una visita in Calabria e che oggi è all'insegna di una viticoltura organizzata e moderna che garantisce reddito e lavoro ai produttori. È una visione più ampia rispetto all'interesse aziendale, quella che aveva spinto i Librandi a organizzare i conferitori, e oggi i risultati ripagano gli sforzi fatti. Un po' come è stato nelle cantine di famiglia, dove il centinaio di dipendenti è stato sempre considerato valore aggiunto, da tenere stretto e fare crescere in competenze e professionalità. Oggi Nicodemo viene riconosciuto come uno dei pionieri dell'enologia calabrese, dopo essere stato controcorrente per i più, mentre il figlio Raffaele è stato chiamato a guidare il Consorzio del Cirò che proprio nei Librandi trova la forza propulsiva che sta imponendo la qualità dei vini calabresi non solo nella regione o all'estero, ma finalmente anche in tutta la Penisola.


Il risultato di tutta questa passione non è ovviamente circoscritto alle parole, ma vive nelle bottiglie dell'azienda. Bianchi a 360°, da quelli molto freschi e fruttati (il Cirò Doc, l'Asylia bianco Melissa Doc) a quelli dotati di grande ricchezza e longevità (il Critone o l'Efeso, entrambi Val di Neto Igt); rossi che nascono dal vitigno principe Gaglioppo e trovano poi svariate declinazioni, da quelle più adatte all'uso quotidiano (Cirò Rosso Classico Doc, Asylia Rosso Melissa Doc) a quelle "della tradizione" (Duca Sanfelice, un Cirò Rosso Doc Classico Superiore Riserva) fino a quelle più strutturate e complesse (Magno Megonio Val di Neto Igt); rosati come il Terre Lontane Val di Neto Igt, che «vantano una lunga tradizione in Calabria - ha detto Nicodemo Librandi - e oggi si confermano tra i vini maggiormente venduti nella regione in termini di volume».

Per informazioni: www.librandi.it

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