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di Stefano Calvi
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La Colombera e il Timorasso
A Vho è una questione di famiglia

La Colombera e il Timorasso 
A Vho è una questione di famiglia
La Colombera e il Timorasso A Vho è una questione di famiglia
Pubblicato il 21 ottobre 2019 | 16:40

L’azienda vinicola piemontese produce da 20 anni uno dei vini più apprezzati dei Colli tortonesi. Alla testa della cantina, Elisa Semino, rappresentante della quarta generazione di famiglia.

L’hanno definita la regina del Timorasso. Nessuna corona in testa, ma tanta passione in cantina. Elisa Semino conduce la tenuta “La Colombera”, a Vho (Al), comune sui colli tortonesi, assieme al padre e al fratello mettendoci tanto amore che si avverte quando racconta come nascono i suoi prodotti. In primis il Timorasso, vino in netta ascesa sul mercato, dopo un lungo lavoro di rivalutazione iniziato un decennio fa e che oggi sta pagando.

La famiglia Semino (La Colombera e il TimorassoA Vho è una questione di famiglia)
La famiglia Semino

Un prodotto di qualità che nasce già in vigna e che trova la sua massima espressione con il passare degli anni. Un bianco corposo, con una grande acidità che gli permette un lungo affinamento in bottiglia. L’impegno della famiglia Semino, la dedizione nella cura del terreno e delle vigne, la filiera impostata nel rispetto del territorio e un meticoloso lavoro in cantina portano La Colombera ad essere una delle aziende più amate per il Timorasso, la leggenda dei Colli tortonesi.  

Elisa Semino (La Colombera e il TimorassoA Vho è una questione di famiglia)
Elisa Semino

Elisa è la quarta generazione della famiglia Semino. Da giovane vuole fare l’avvocato e studia giurisprudenza, poi sente il richiamo del vigneto e sceglie Enologia a Milano con Attilio Scienza. fa parte dei giovani viticoltori dei Colli Toronesi che, negli ’90, hanno come obiettivo pionieristico il recupero di questa uva autoctona, complessa in vigna e straordinaria in bottiglia, in passato trascurata per la poca adattabilità climatica e quasi del tutto abbandonata. L’abbiamo incontrata tra i filari del suo più spettacolare vigneto, un anfiteatro naturale di rara bellezza di 5 ettari, alle porte di Tortona, in provincia di Alessandra. Assieme a papà Piercarlo e al fratello Lorenzo, lei ci ha creduto da sempre alle potenzialità del Timorasso.

Il vitigno Timorasso dell'azienda La Colombera (La Colombera e il TimorassoA Vho è una questione di famiglia)
Il vitigno Timorasso dell'azienda La Colombera

«La prima vendemmia di Timorasso presso la Colombera - spiega Elisa - risale al 1998, la prima bottiglia è in commercio nel 2000 e con essa comincia una lunga storia. Mi sono da subito occupata dei progetti di zonazione, della ricerca delle caratteristiche organolettiche più pregiate per ciascun vigneto, della selezione dei singoli Crue». Insomma, avvia con la Colombera il percorso di qualità che oggi ancora è il mantra dell’azienda. Elisa prende in mano le uve e trasforma i grappoli nell’etichette che raccontano la Colombera: il, Barbera affinata in legno Elisa (perché ad ogni donna della famiglia è intitolato un vino, mentre alla nascita di ogni figlio maschio si compra un trattore), VegiaRampana, “vecchia strega” Barbera in acciaio, Suciaja il Nibiö vitigno autoctono imparentato al Dolcetto, Romba Croatina in acciaio, Archè Croatina in legno e il Bricco Bartolomeo, il Cortese 100%.

«Ma Barbera e Croatina sono vitigni comuni, diffusi. Con il Timorasso il discorso è diverso. C’è nella storia dei Colli Tortonesi la ripetuta testimonianza di questo vigneto autoctono, abbandonato perché “difficile” eppure dal corredo organolettico sorprendente, che più invecchia più si esalta – spiega Elisa - La prima annata in commercio è del 2000: si chiama Derthona, un appellativo che lega l’identità di questo vitigno bandiera al territorio da cui proviene attraverso il nome antico della città di Tortona».

Già alla fine degli anni 90 però Elisa individua nei sui 20 ettari vitati, in una vigna a circa 250 msl che scende verso valle, la massima espressione del Timorasso. «Il suolo qui – spiega - è un’alternanza di strati di arenaria e marne con tessiture franche argillose, ci sono macchie calcaree e tufacee, l‘altitudine giusta che trasmette al vino quella mineralità decisa e la finezza particolare, che si esprime al meglio nell’invecchiamento». È proprio in questo pezzo di terra che  Elisa pianta 5 differenti tipi di vigneti in modo da ottenere un profilo ampelografico e aromatico completo e una complessità maggiore nel calice. Da queste uve selezionate appartenenti ad un unico cru nasce nel 2006, il Montino, il più premiato dell’azienda. Ottiene premi prestigiosi: diverse volte il riconoscimento dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso, anche nel 2019e per due anni di seguito il riconoscimento Vino Slow (che condensa cioè nel bicchiere l’identità del territorio d’origine) per la guida Slow Wine 2019. La visita in cantina ha permesso di degustare una stupefacente verticale di Timorasso Derthona e Montino dal 2006 al 2017. Un percorso di sentori e profumi in evoluzione.

Il Timorasso di Elisa nel bicchiere si presenta con un giallo dorato intenso. Nei primi anni di bottiglia si avvertono i profumi fruttati di pesca e floreali di fiori di acacia e biancospino, così come lo zucchero filato e l’acacia. Anche il sentore di miele emerge importante. Con l’evoluzione affiorano le note di idrocarburo e minerale, che si fanno definite ed intense dopo l’affinamento, di anni in bottiglia. «L’azienda è oggi è condotta ad agricoltura convenzionale – spiega Elisa - ma nel rispetto dell’ecosistema in cui è inserita. In vigneto si usano solo verde rame e zolfo. Non è previsto nessun diserbante: si prediligono scelte manuali per tutte le attività nel vigneto, dalla potatura alla raccolta, e si applica una politica di massima sostenibilità e tutela del suolo, dell’uva prodotta e per la conservazione della pianta. In cantina è prevista solo solforosa aggiunta prima dell’imbottigliamento».

Con papà Piercarlo, della parte agricola e meccanica, si occupa Lorenzo, il fratello di Elisa. Il campione di snowboard della Nazionale Italiana lascia gli sci e la montagna per seguire la sorella nell’avventura dell’azienda vitivinicola. Tutta la famiglia interpreta la vigna come “patrimonio”: il riguardo per l’agricoltura e il valore della terra risale alle origini della Colombera, quando Pietro e Maria, i bisnonni, prendono in affitto nel 1938 la cascina sulle colline di Vho. Ed il futuro di questa realtà ed in particolare di questo vitigno così evocativo della zona tortonese? Così Elisa: «Il Consorzio sta lavorando molto bene per salvaguardare questo vino. Un percorso che trova coesi l’intero nucleo di produttori perché solo remando in una direzione si possono ottenere risultati soddisfacenti. Stiamo lavorando per creare una vera e propria sottozona Derthona che garantisca qualità e rappresentatività di un territorio. A vent’anni dalla prima vendemmia di Timorasso, con l’acquisto dei recenti terreni a Sarezzano, Monte alla Forche e Santa Croce storicamente vocati, abbiamo in mente un progetto di ulteriore crescita e qualità responsabile per presentarci in modo più incisivo nei mercati in cui l’azienda è già presente come il canale Horeca Italia e l’export in Canada, America, Giappone, Europa, ed esplorarne altri a venire».

Il formaggio Montebore (La Colombera e il TimorassoA Vho è una questione di famiglia)
Il formaggio Montebore

Entusiasmante il viaggio alla scoperta del Timorasso firmato dalla famiglia Semino: in cantina lo abbiamo accostato a grandi prodotti del territorio come il salame nobile del Giarolo (presidio Slow Food). Ma soprattutto al formaggio Montebore (due le versioni propose: la prima con un solo mese di stagionatura e la seconda con sei). Si tratta di un prodotto più unico che raro che prende il nome da un paese della Val Curone, sullo spartiacque tra le valli del Grue e del Borbera. Ha la classica forma di torta nuziale, nel Quattrocento è l’unico formaggio presente nel menù delle sfarzose nozze tra Isabella di Aragona, figlia di Alfonso, e Gian Galeazzo Sforza, figlio del Duca di Milano. Si fa con latte crudo, si percepiscono odori leggermente animali e un poco speziati nella prima versione che vanno ad evolversi nella versione stagionata (sentori di castagna). Lo abbiamo accostato al Timorasso Derthona 2009, una stagione con grande riserva idrica caratterizzata da abbondante neve in inverno e caldo in estate. Un prodotto con una ricca acidità dove emergono piacevoli sentori evoluti di minerali e di idrocarburo. Un prodotto da re. Anzi da regina.

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Alberto Lupini


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