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I vignaioli dei Castelli Romani e la sfida del valore

Il vigneto Frascati si è imposto all'attenzione del Vinitaly. I produttori guardano avanti. L'enologia rurale si è fatta scienza e dà vita a vini fruttati, eleganti freschi, minerali, che non temono la longevità

di Mariella Morosi
 
13 maggio 2022 | 11:54

I vignaioli dei Castelli Romani e la sfida del valore

Il vigneto Frascati si è imposto all'attenzione del Vinitaly. I produttori guardano avanti. L'enologia rurale si è fatta scienza e dà vita a vini fruttati, eleganti freschi, minerali, che non temono la longevità

di Mariella Morosi
13 maggio 2022 | 11:54
 

Anche il vigneto Frascati si è imposto all'attenzione internazionale al Vinitaly con i risultati di un'annata considerata straordinaria. Soprattutto ha dimostrato come le sue etichette, frutto di quel territorio vulcanico laziale dalle potenzialità consolidate, siano in grado di competere con le grandi eccellenze nazionali.

Vini De Sanctis in passerella nei vigneti I vignaioli dei Castelli Romani e la sfida del valore

Vini De Sanctis in passerella nei vigneti

I produttori, specialmente quelli ultima generazione, con una visione condivisa verso la qualità, hanno accettato la sfida con un totale restyling agronomico e di cantina e con una nuova attenzione alla transizione ecologica, sperimentando e differenziando nel vigneto e in cantina con interazione qualitativa con il territorio. Sono vini fruttati, eleganti freschi, minerali, sapidi, talvolta agrumati che non temono la longevità. L'enologia rurale dei Castelli Romani si è fatta scienza e,  definitivamente archiviata la leggenda delle fontane che davano vino tanto era abbondante, ci si riallaccia all'antichissima connotazione storica del loro pregio.

Algida Dolce Vita

Consorzio di Tutela Frascati

Determinante è stata l'azione del Consorzio di Tutela Frascati, nato nel 1949 e rigorosa è la definizione territoriale della denominazione Doc e Docg : Frascati, Grottaferrata e Monte Porzio Catone, il VII Municipio di Roma e una superficie limitata a Montecompatri. La Doc, una delle prime quattro in Italia, fu riconosciuta nel 1966 ma solo nel 2011 con l'arrivo della Docg venne consolidata la struttura attuale dell'ente consortile. Oggi conta oltre 400 iscritti tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori. Qui i vini si fanno aggregatori delle tante bellezze storiche e paesaggistiche, nonché delle eccellenze gastronomiche. Hanno grande storia ma oggi vantano un nuovo valore che esalta il concetto di originalità e territorialità. Non sono più vini freschi e leggeri ma strutturati e identitari dei territori dove prosperano i vitigni tradizionali come la famiglia delle malvasie - di Candia o Rossa oppure Puntinata o del Lazio -  dei Trebbiani, soprattutto il Giallo o Greco, e degli autoctoni come il Bombino o Bonvino e il Bellone o il Bello. L'obiettivo di incrementare i volumi di vendita e il giusto profitto resta, ma si affianca all'obiettivo di aumentare il valore percepito del marchio in termini di tipicità e di riconoscibilità.

Malvasia invecchiata I vignaioli dei Castelli Romani e la sfida del valore

Malvasia invecchiata

Simbolo di una rinascita

E se si beve meno di una volta la domanda oggi punta su vini di alta gamma con la garanzia della sostenibilità. Oggi il Frascati è simbolo di una rinascita che ha pochi altri riferimenti, tanto da essere diventata  oggetto di studio nel corso di laurea magistrale in Viticoltura, Enologia e Mercati Vitivinicoli dell’Università di Verona, inserito in un circuito inter-universitario internazionale. La bellezza del territorio del Parco Regionale dei Castelli Romani e la ricchezza di siti storici hanno contribuito a sviluppare il segmento dell'enoturismo e le cantine si sono aperte all'ospitalità anche con l'organizzazione di eventi mentre  la ripresa post Covid è già reale. «Abbiamo superato una situazione impensabile, assolutamente anomala e imprevista - dice il presidente del Consorzio Felice Gasperini - ma i mercati sono ripartiti anche  se quello che si è perso difficilmente potrà essere recuperato. Anche la ristorazione ha finalmente colto i valori dei nostri vini, dedicandogli risalto in carta». Per questo vengono incrementate azioni di sviluppo locale integrate con altri settori per lo sviluppo del turismo, beneficio per tutta la filiera, anche per aiutare piccole produzioni di qualità a entrare nel mercato generando valore da condividere. 

Mille ettari e otto milioni di bottiglie

I vigneti si estendono su una superficie rivendicata di quasi mille ettari e una produzione annuale di circa otto milioni di bottiglie, 46% nel Comune di Roma (VII Municipio); 36% nel Comune di Frascati; 8% nel Comune di Grottaferrata; 6% nel Comune di Monte Porzio Catone; 4% nel Comune di Monte Compatri. L’altitudine e la pendenza dei terreni sono variabili ma risulta preziosa la vicinanza delle brezze marine del Tirreno che mitigano il calore e impediscono la formazione di muffe. Di varia composizione i suoli, per i residui degli sconvolgimenti geologici come lava, sabbia e pozzolane e molti vigneti sono coltivati in quelli che erano crateri o laghi ora estinti. Questo conferisce ai vini un'intensa aromaticità e la porosità del substrato aiuta la pianta a non soffrire la siccità.

Abbiamo visitato alcune tra le più rappresentative cantine dei vari territori delle denominazioni, cogliendone le differenze e conoscendone storie familiari e aziendali. Il tempo ha permesso agli agricoltori di prendere coscienza del valore delle loro vigne e delle varietà e dei terreni e sono più che mai determinati a trasmetterlo nei loro vini. 

Barrique di Casal Pilozzo I vignaioli dei Castelli Romani e la sfida del valore

Barrique di Casal Pilozzo

Casal Pilozzo

A Monte Porzio Catone abbiamo visitato un esempio di imprenditorialità non convenzionale la cantina Casal Pilozzo di Antonio Pulcini, vignaiolo audace e un po' visionario già 35 anni fa capace di trarre vini diversi  per personalità, unione di metodi e di vitigni. Già professionista del vino ed enologo, oltre che musicista,  piantò viti secondo criteri d'avanguardia scegliendo varietà allora poco comuni in zona, determinato anche a creare vini longevi bianchi e rossi per farne emergere i tratti distintivi, carattere e complessità. Sono state così  impiantati oltre che Malvasia del Lazio, Grechetto Antico e Chardonnay per i vini bianchi, anche Pinot Nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah per i rossi. Era il 1987 e tutto da rifare e da reimpiantare, e preziose furono le marze prelevate delle viti più antiche. Nel sottosuolo, scavato nel tufo,  c'è  l'ipogeo di Pilozzo, un tempio paleocristiano con altare e tabernacolo. Nelle nicchie dei lunghissimi corridoi sono tenuti in affinamento i vini grazie al perfetto grado di umidità e una temperatura naturale e costante di 15 °. Estrema la cura del vigneto a conduzione bio nelle varie fasi, con filari alti, una sorta di guyot, per evitare le malattie parassitarie che possono venire dal suolo, trattamenti limitatissimi  e manualità in tutte le fasi e in cantina rispetto per l'evoluzione del frutto e con sapiente uso del legno. La sua sfida è la longevità: abbiamo degustato una Malvasia  1994, giallo dorato intenso ancora di straordinaria freschezza e intensità di una longevità sorprendente. Ancora Malvasia in blend Puntinata e di Candia con Trebbiano Toscano per il Frascati Superiore Docg, di grande intensità. Altri vini sono il Colle Gaio, anch'esso un bianco vocato all'invecchiamento, il Dedo, blend di Caberner Franc e Merlot, il San Cristiano, Pinot Nero e Cabernet Sauvignon e il Regina Vitae, un Pinot Nero in purezza, un passito e una grappa. È' una delle poche aziende autorizzate a distillare. Un'azienda aperta all'ospitalità e all'enoturismo, con l'organizzazione di eventi e matrimoni. Con la regia della figlia Tatiana si fa festa tra le botti e si organizzano in vendemmia gare di pigiatura.

Luigi De Sanctis

Un'altra zona della denominazione vocata è Grottaferrata,  dove visitiamo l'azienda biologica Luigi De Sanctis, una storica cantina attiva dal 1816 a cui il figlio Francesco, diplomato in enologia in Friuli,  ha impresso alla svolta generazionale  un nuovo valore etico e sostenibile, dando forza alla vocazione territoriale. Nei 31 ettari vitati su un'area di origine vulcanica dell'antico Lago Regillo, dove nel 496 a.C. fu combattuta la battaglia tra i romani e la Lega Latina, prosperano le Malvasie di Candia e del Lazio, il Trebbiano Toscano, il Bombino e il Cabernet Franc. Le viti più vecchie hanno un’età compresa tra i 45 e i 55 anni, mentre le altre sono state impiantate dal 1991 in avanti. Tutte le attività in vigna e in cantina vengono eseguite manualmente e con cura meticolosa. Anche il processo di vinificazione è biologico Il risultato è un vino di alta qualità e con una propria stabilità naturale. Fortemente innovativo è l’impianto geotermico a sonde orizzontali interrate che, scambiando calore con il sottosuolo e riducendo drasticamente le emissioni di CO2 nell’atmosfera, rende la cantina un esempio virtuoso di struttura a impatto ambientale minimo. Il rispetto per la terra fa sì che a ogni progetto legato alla vigna sia dato il suo tempo e per questo il periodo fermo della pandemia qui non ha lasciato troppe cicatrici. «In fondo - racconta Francesco De Sanctis- non ci siamo mai fermati. Abbiamo progettato, i ritmi della terra non sono cambiati e non abbiamo perso il vero capitale, il vino, che è rimasto in cantina. Anzi il riposo lo migliora sempre». Etichetta di punta è il Frascati Docg Superiore che si chiama Abelos, vigna, uno degli epiteti di Dyonisos dio del vino e della forza vitale della natura. Anche le altre etichette hanno nomi degli dei dell'Olimpo o legati alla storia, come l'altro Frascati superiore, il "496", data della famosa battaglia durante la quale arrivarono su cavalli bianchi Castore e Polluce, il Fras degli eroi della storia: il Cabernet Franc Juno, come Giunone e un altro Cabernet vinificato in rosa, Onde. Ma ci sono l'Amacos Igt , Malvasia puntinata e Bombino, e il Cannellino 17/11 da uve tardive, fresco e dalla dolcezza poco marcata. I De Sanctis sono aperti all'enoturismo e all'ospitalità, nonostante non dispongano di grandi strutture ma l'accoglienza è calda e le degustazioni sono sempre abbinate a salumi e pani locali. Ma si va dai De Sanctis anche per concerti di musica classica, e per ascoltare giovani band in cerca d'autore. Ma c'è anche una stanza segreta, ricavata da una grotta , un piccolo sacrario di famiglia, in cui sono conservate bottiglie antiche e in cui ci si può rilassare ascoltando Mozart.

Frascati Superiore Gabriele Magno I vignaioli dei Castelli Romani e la sfida del valore

Frascati Superiore Gabriele Magno

Gabriele Magno

Sempre a Grottaferrata, un altro esempio di innovativa conduzione di un'azienda datata 1870 è Gabriele Magno, 5 ettari vitati. Oggi al timone dall'azienda agricola La Torretta della famiglia Magno-Di Mattia sono l'ultimo erede, Gabriele, che fa il pilota, e il socio Luigi Fragiotta attivo nella distribuzione. Le antiche vigne di Malvasia Puntinata e di Trebbiano sono tutte a conduzione biologica.  Siamo nel versante ovest dei Castelli Romani che degrada verso il Tirreno. Anche qui i suoli vulcanici ricchi di lave e arenaria e le vigne datate danno carattere al Frascati Superiore e alla Riserva “Vigneto La Torretta di valle Marciana Docg”, blend dei due vitigni,  e a un Cesanese in purezza. La brezza marina e l'altezza collinare, circa 300 metri, contribuiscono a dare uve sane e tutto è manuale e rispettoso dei ritmi della natura e altrettanto avviene nel processo di vinificazione nella cantina, tanto piccola da sembrare la casetta delle favole. La pigiatura è soffice, l'affinamento è con le bucce per tre mesi e il resto lo fa l'acciaio a temperatura controllata. Ne nascono vini intensi, tutt'altro che freschi e beverini, un po' come doveva essere il vino di una volta, ma ricchi di equilibrio ed eleganza, con toni di frutta e di agrumi, che non teme il passare degli anni. Fanno anche una piccola quantità di un aromatico Cannellino e con le vinacce un'ottima grappa. A giudicare dal giudizio della critica e dai riconoscimenti ricevuti, una produzione contenuta e tanto curata ha già in sé un significativo valore aggiunto. Si fanno da tempo visite guidate nei vigneti e degustazioni in cantina con varie formule con taglieri di salumi e porchetta e accompagnate al Cannellino, le famose ciambelline al vino.

La ristorazione promuove il tipico

E la ristorazione dei Castelli Romani ha compreso davvero  le potenzialità della produzione locale? Se in passato era  stata accusata di proporre vini blasonati e di altre regioni in accompagnamento alla classica cucina rustica, oggi la situazione sta cambiando. È il caso di un antico locale, Il Monticello, circondato da orti, da cui arriva gran parte delle verdure e delle erbe, e gestito dai fratelli Intreccialagli, Angela in cucina ed Erasmo all'accoglienza. La carta qui privilegia la territorialità sia della cucina, degli orti e delle carni di cortile e di allevamento, soprattutto agnello, che dell'area dei Castelli Romani, con una competente selezione di etichette. «È anche il cliente - spiega Erasmo - a chiederci sempre più vini locali, ne chiede la composizione e ascolta volentieri i segreti dei processi di vinificazione».

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