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di Lucio Tordini
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Strappo nel Consorzio Oltrepò Pavese
14 cantine vanno via, salta l'erga omnes

Strappo nel Consorzio Oltrepò Pavese 
14 cantine vanno via, salta l'erga omnes
Strappo nel Consorzio Oltrepò Pavese 14 cantine vanno via, salta l'erga omnes
Primo Piano del 11 maggio 2018 | 11:04

Sono almeno 14 le aziende del territorio oltrepadano che, alla luce dei risultati delle ultime votazioni per il consiglio direttivo, hanno firmato le disdette dal Consorzio. Il nuovo consiglio dovrà eleggere il presidente: il favorito al momento sembra essere Roberto Lechiancole, titolare dell’azienda Prime Alture.

Nella terza area vitivinicola italiana è davvero difficile definire un’identità e trovare convergenze di obiettivi fra cantine che dopo gli anni delle produzioni destinate ad altre zone o alle damigiane hanno da tempo avviato, con successo, la via della produzione di qualità. Troppe denominazioni e troppe etichette hanno finora impedito di dare un’immagine coesa e forte di una zona per molti versi ancora tutta da valorizzare. Per ogni passo avanti c’è il rischio di passi indietro e, immancabili, si scatenano le polemiche e si fanno scissioni, per indebolire o condizionare il Consorzio che seguirebbe indirizzi non graditi alle minoranze.

(Strappo nel Consorzio Oltrepò Pavese No alla restaurazione, 14 soci lasciano)

L’ultimo caso è questo, con l’obiettivo evidente di impedire le attività di erga omnes (il ruolo di controllo e vigilanza delle produzioni nel territorio), vanificando quindi le iniziative del Consorzio. Ne è dimostrazione la motivazione di queste ultime dimissioni comuni, avvenute a poche ore di distanza dalle elezioni in cui la maggioranza dei soci ha scelto i nuovi amministratori dell’ente. Si è parlato di un “ritorno al passato”, un’espressione che non spiega quale progetto si proponga, ma che indica con chiarezza un no ad una gestione che di fatto sarebbe per loro condizionata dal peso di alcune grandi cooperative (a partire da quella di Broni), come avveniva un tempo.

È con questa espressione che i soci dimissionari hanno infatti definito l’elezione di 15 nuovi consiglieri del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese avvenuta l’8 maggio scorso all’enoteca di Broni (Pv), dove si è tenuta l’assemblea dei soci. I 15 neo eletti nel consiglio - nell’ambito dei 24 candidati che erano divisi nelle tre “canoniche” categorie: imbottigliatori, vinificatori e viticoltori - dovranno eleggere il nuovo presidente, e alla luce degli attuali orientamenti la strada verso la presidenza sembra spianata per Roberto Lechiancole, titolare dell’azienda Prime Alture di Casteggio oltre che presidente della Strada del vino e dei sapori dell’Oltrepò Pavese. Candidatura che avrebbe potuto essere più forte se non ci fosse stata l’esclusione delle tante cantine dimissionarie, tanto più che lui in passato è stato consigliere della cantina Torrevilla... Secondo i “rumors” delle ultime settimane, un altro possibile nome per la presidenza sarebbe stato Fabio Tonalini, presidente della ‎Cantina Storica di Montù Beccaria, e ha sorpreso il fatto che clamorosamente non sia stato eletto nel consiglio, risultando il “primo degli esclusi” nella categoria degli imbottigliatori per soli 133 voti di scarto.

È così che, a seguito dell’assemblea, mercoledì 9 maggio scorso i dirigenti di Monsupello, Scuropasso, Rebollini, Terre del Lago, Tenuta Elisabet, Cantine Bertelegni, Rossetti&Scrivani, Forlino, Casa Guerci, Finigeto, Cascina Lupo, Picchi, F.lli Guerci, Torrevilla si sono riuniti presso Torrevilla, nella sede di Torrazza Coste, sottoscrivendo le lettere individuali di dimissioni irrevocabili dal Consorzio. Tra queste anche La Costaiola di Casteggio dell’ormai ex presidente del Consorzio, Michele Rossetti.

«In assemblea si è concretizzata una vera e propria restaurazione», ha dichiarato, a nome di tutte le aziende, Massimo Barbieri, presidente di Torrevilla, che già nei giorni scorsi aveva preannunciato pubblicamente la scissione se si fosse persa quest’ultima opportunità di discontinuità con il passato. «Il tentativo di cambiamento dal basso, proponendo politiche di rinnovamento orientate alla ricerca della qualità, che anche i recenti scandali avevano fatto prepotentemente emergere, si è purtroppo interrotto bruscamente. L’accordo tra pochi grandi operatori è tornato a prevalere grazie alle logiche antiche dei voti ponderati. A questo ritorno al passato noi non ci stiamo perché siamo pronti e desiderosi di confrontarci con i mercati dimostrando che l’Oltrepò è terra di grandi prodotti, non vogliamo più essere famosi solo per i grandi numeri...».

Massimo Barbieri (Strappo nel Consorzio Oltrepò Pavese 14 cantine vanno via, salta l'erga omnes)
Massimo Barbieri

Il riferimento è evidentemente ai grandi imbottigliatori ma soprattutto alla cantina sociale Terre d’Oltrepò che, forte dei suoi 800 agricoltori soci, nonostante il percorso di rinnovamento intrapreso dopo gli scandali, secondo le aziende che sono uscite alla fine avrebbe fatto pesare la sua importanza escludendo di fatto dal consiglio alcuni candidati ritenuti di garanzia da Torrevilla e soci come l’enologo Marco Bertelegni.

«La notizia di un nuovo scisma è un duro colpo - ha commentato il direttore uscente del Consorzio, Emanuele Bottiroli - specie in una fase in cui sembrava ripristinato uno spirito di unità d’intenti per il bene comune. Viviamo certo il momento più doloroso nella storia del Consorzio e del territorio vitivinicolo, dopo i fatti del novembre 2014. Si è comunque votato nell’unico modo in cui si poteva. Le regole che fissano il funzionamento di un consorzio di tutela erga omnes non sono scritte a livello locale. Quanto accaduto in Oltrepò interroga i piani alti del Ministero».

Emanuele Bottiroli (Strappo nel Consorzio Oltrepò Pavese 14 cantine vanno via, salta l'erga omnes)
Emanuele Bottiroli

«Società di persone - prosegue Bottiroli - sono state progressivamente trasformate in società per azioni. Tanto produci, tanto corrispondi per vigilanza e valorizzazione, tanto voti. È un modello imposto che crea una divaricazione profonda laddove siano presenti tipologie di aziende eterogenee o una moltitudine di piccole imprese familiari accanto a grandi realtà produttive. La responsabilità che deve starci più a cuore è dare al territorio e ai suoi sforzi verso qualità e reputazione un’adeguata visibilità e una rappresentanza che sia un fiume e non mille rivoli. Forse da un problema può nascere l’opportunità di ripartire, nel rispetto delle identità dei vari modelli aziendali in campo. La coabitazione nello stesso condominio, in Oltrepò, si è rivelata impossibile per motivi di litigiosità, di scelte e talvolta di stili diversi. Ci sono percorsi che, evidentemente, procedono su binari paralleli o addirittura in rotta di collisione, diciamocelo, lasciando perdere quel “volemose bene” a parole. Un’ipocrisia che poi non si traduce mai in fatti».

Si tratta della seconda disdetta in massa di aziende vitivinicole dal consorzio di tutela, dopo quella clamorosa del distretto del vino di alcuni anni fa che di punto in bianco, per ragioni in parte simili (la vecchia diatriba tra quantità e qualità), ne catapultò fuori dallo storico ente più di una trentina, in quel caso soprattutto dell’Oltrepò centro-orientale. Ma se in quell’occasione le conseguenze per il Consorzio furono relative, oggi potrebbe cambiare tutto e lo strappo, sommato a quello precedente, potrebbe diventare davvero storico, perché ridurrebbe l’ente diretto da Emanuele Bottiroli a una semplice associazione di produttori senza più potere di operare per conto di tutti i viticoltori del territorio, anche non soci, come è stato fino ad oggi.

La quindicina di aziende, alle quali ne potrebbero seguire altre a breve, totalizza circa il 15% della produzione complessiva in Oltrepò per oltre 1.000 ettari vitati. La prima conseguenza delle ampie dimissioni è rappresentata dalla perdita da parte del Consorzio della qualifica di “erga omnes”, ovvero del ruolo di controllo e vigilanza delle produzioni nel territorio. Dimissioni, insomma, che modificano considerevolmente il contesto.
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Alberto Lupini

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