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Cultura del vino, Bellanova rilancia:
«Si torni a insegnarla nelle scuole»

Cultura del vino, Bellanova rilancia: 
«Si torni a insegnarla nelle scuole»
Cultura del vino, Bellanova rilancia: «Si torni a insegnarla nelle scuole»
Primo Piano del 25 novembre 2019 | 15:53

Il ministro per le Politiche agricole ha inviato un messaggio durante l'evento Wine2wine in corso a VeronaFiere puntando decisa ad una maggior diffusione della formazione nel mondo enologico. Un segnale importante, utile anche a guardare con occhi più critici i numeri sull'export resi noti per l'occasione.

«Se l'Italia è diventata una delle potenze mondiali assolute del vino è grazie al vostro impegno, alla passione di migliaia di aziende e di migliaia di enologi capaci di scrivere poesie in bottiglia. 14 miliardi di euro di valore del sistema vitivinicolo ne sono la testimonianza tangibile». Queste le parole del il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova (che ha esposto fuori dalla sede del Ministero un drappo rosso in segno di sostegno per tutte le donne nella giornata contro la violenza) contenute nel videomessaggio in apertura dei lavori di wine2wine, oggi e domani a Veronafiere.

Teresa Bellanova (Cultura del vino, Bellanova rilancia: «Si torni a insegnarla nelle scuole»)
Teresa Bellanova

«La cultura del vino - ha proseguito - deve tornare anche nelle scuole, proprio perché i nostri giovani imparino il rispetto e il valore di una delle colture più tipiche della nostra terra. Non c'è regione in Italia dove il vigneto non segni un tratto distintivo e identitario del paesaggio, dove sia anche spina dorsale della tenuta socioeconomica delle aree rurali. Ed è una presenza storica. Quale paese al mondo può vantare una tradizione del genere? Quale Paese ha 500 vitigni coltivati? Una biodiversità impareggiabile. Una tradizione che oggi dobbiamo proiettare nel futuro».

«A gennaio - ha annunciato il Ministro - vogliamo far partire la Cabina di regia permanente per il vino al nostro Ministero. Deve diventare il luogo dove progettare il futuro di questa filiera strategica, dove vogliamo raccogliere proposte e tradurle in risultati per le aziende. Vogliamo avere uno strumento che dia risposte più forti al settore, coinvolgendo tutti i protagonisti di questa storia di successo e consapevoli che anche nel vino ci sono molte criticità da affrontare. Ad esempio siamo stabilmente il primo produttore al mondo di vino, come facciamo a vincere anche la sfida del valore? Tanto è stato fatto, se penso soprattutto a quanto vino del Sud oggi parta per i mercati internazionali con bottiglie che portano il nome del territorio d'origine».

ll tutto arriva in seguito ai numeri resi noti proprio nel corso dell'evento. Questi hanno detto che sarà un 2019 da record, un altro record, per il vino italiano che per il decimo anno consecutivo migliora la propria performance in termini di export toccando quota 6,36 miliardi di euro (il Prosecco è il più richiesto). Rispetto al 2018 l’incremento è stato del 2,9%; dati confortanti (anche perchè sostengono pure il turismo) i quali però vengono per certi versi ridimensionati se confrontati con quelli della Francia - storico competitor - che invece ha esportato quest’anno per 10 miliardi di euro. La crescita esponenziale dei vini d’Oltralpe - +7,8% - permette loro di andare per la prima volta in “doppia cifra”.

Il vino italiano è il secondo più esportato al mondo (Vino, l’Italia esporta per 6,3 miliardi Ma la Francia sfonda il muro dei 10)
Il vino italiano è il secondo più esportato al mondo

In questa particolare classifica, la Spagna occupa il terzo posto, ma perde rispetto al 2018 il 7%. Il computo finale sull’andamento del mercato del vino è stato anticipato oggi dalle stime dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base doganale nel corso di wine2wine l’evento di formazione e networking targato Vinitaly in corso oggi e domani a Veronafiere.

Secondo l’Osservatorio, che ha analizzato i trend dei primi 7 Paesi esportatori (Francia, Italia, Spagna, Australia, Nuova Zelanda, Cile, Usa) incrociando i flussi dei 10 principali Paesi mondiali della domanda, il 2019 chiuderà in positivo per il commercio del vino italiano ma ancor più a livello globale. L’incremento import delle “sette sorelle del vino”, nonostante l’incertezza sui dazi e le crisi congiunturali, sarà infatti del 3,6%, con punte di eccellenza di Nuova Zelanda (+10,2%) e Cile (+5,8%) mentre virano in negativo anche Australia (-0,3%) e Usa (-3,7%).

«L’osservazione dei mercati ci restituisce una fotografia altamente competitiva del settore - ha detto il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani - una competizione cresciuta in maniera direttamente proporzionale a un business sempre più decisivo per le economie dei singoli Paesi. Il nostro compito è portare valore aggiunto al prodotto-Italia attraverso un’innovazione di processo e di sistema in grado di alzare le quote del nostro mercato. Come Vinitaly, sarà importante l’incremento di buyer statunitensi e cinesi previsti per la prossima edizione, in cui si avvierà tra l’altro il progetto Impact factor, che prevede un’interazione con le imprese per ottimizzare i flussi dei buyer, anche grazie alla tracciabilità garantita dalle nuove tecnologie».

Per la rpima volta la Francia ha esportato per oltre 10 miliardi (Vino, l’Italia esporta per 6,3 miliardi Ma la Francia sfonda il muro dei 10)
Per la rpima volta la Francia ha esportato per oltre 10 miliardi

La performance italiana indica ampi spazi di miglioramento, a partire dal prezzo medio (in calo del 2%) fino a una maggiore reattività sui mercati emergenti e a una minor dipendenza da piazze storiche sempre più mature (Germania e Regno Unito). Complessivamente il made in Italy è dato in rassicurante recupero con i suoi vini fermi (+3,3%), mentre gli sparkling - protagonisti dell’exploit negli ultimi anni - “rallentano” a +5,8%, per effetto anche della contrazione in Uk. Il calo del prezzo penalizza infine gli sfusi (-10%). Nel dettaglio, la domanda di vino italiano vedrà il Giappone campione di crescita, con un aumento a valore di oltre il 17% a quasi 200 milioni di euro, seguito dalla Russia - in forte ripresa (+11,1%) anche dopo la buona performance dello scorso anno - e dal Canada con +6,2%.

Bene gli Usa (+5%), primo mercato al mondo con una chiusura prossima a 1,8 miliardi di euro, anche se l’incremento sarà inferiore alla media import generale (+7,5%) e soprattutto al +11,4% della Francia (vicinissima ai 2 miliardi di euro), condizionata però in positivo dalla corsa al prodotto in fase di pre-dazi aggiuntivi, che si faranno sentire specie sulla fascia media dei rossi e sui rosè soprattutto a partire dai primi mesi del 2020. Virano in negativo la Gran Bretagna (-2,8%), per effetto di una decisa diminuzione della domanda di sparkling italiani, la Svezia (-0,8%) e la Cina (-3,8%), dove però il Belpaese farà meglio della media import del Dragone grazie a un buon recupero nella seconda parte dell’anno.

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