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venerdì 13 febbraio 2026  | aggiornato alle 16:04 | 117394 articoli pubblicati

Troppo vino, poche vendite: come il Cmb prova a ridare valore al settore

Quentin Havaux, ceo del Concours Mondial de Bruxelles, spiega come la manifestazione supporti produttori e buyer nel panorama internazionale del vino, offrendo strumenti come Cmb Guide e strategie di promozione globale. Tra crisi delle vendite, mercati in calo e pressioni sui produttori, il concorso diventa leva strategica per valorizzare i vini premiati e aprire nuovi sbocchi commerciali

di Andrea Pilotti
Co-Fondatore di 5 Hats Srl
03 febbraio 2026 | 11:29
Troppo vino, poche vendite: come il Cmb prova a ridare valore al settore
Troppo vino, poche vendite: come il Cmb prova a ridare valore al settore

Troppo vino, poche vendite: come il Cmb prova a ridare valore al settore

Quentin Havaux, ceo del Concours Mondial de Bruxelles, spiega come la manifestazione supporti produttori e buyer nel panorama internazionale del vino, offrendo strumenti come Cmb Guide e strategie di promozione globale. Tra crisi delle vendite, mercati in calo e pressioni sui produttori, il concorso diventa leva strategica per valorizzare i vini premiati e aprire nuovi sbocchi commerciali

di Andrea Pilotti
Co-Fondatore di 5 Hats Srl
03 febbraio 2026 | 11:29
 

Lo dobbiamo dire con la solita franchezza, il mondo del vino è andato in frantumi come era prevedibile. Gli ultimi dati del 2025, anche parziali, sono chiari: le vendite sono sempre più in crisi e secondo la stima indicata nell’articolo del Gambero Rosso dello scorso 22 Gennaio vi sono oltre 8 miliardi di bottiglie di vino italiano giacenti invendute presso le cantine nazionali.

In Italia c'è un invenduto di circa 8 miliardi di bottiglie di vino
In Italia c'è un invenduto di circa 8 miliardi di bottiglie di vino

Inoltre, le previsioni chiaramente esposte da Marco Baccaglio nell’articolo su “I numeri del vino” affermano che le prospettive del settore del vino europeo al 2035, e secondo i dati ufficiali della Comunità Europea, indicano che NON ci sarà una ripresa, anzi, il trend sarà di cali che saranno costanti. Questo porterà inevitabilmente a modificare i volumi di produzione che sono troppo alti. Si produce troppo (e lo sapevamo!).

Fattori che hanno rotto il mercato del vino

Perché possiamo dire che il mercato del vino è andato in frantumi, visto che tanto questi numeri sono chiari da tempo? Perché sotto il peso della mancanza di vendite si stanno manifestando elementi che hanno “rotto” il sistema vino

Facciamo due esempi: il primo riguarda il mondo della gdo. Per chi lo avesse notato, da un pò di tempo un importante brand discount ha fatto una variazione di politica sulla vendita di vino allo scaffale, puntando al prezzo, dove prodotti nazionali sono venduti in un range di prezzo tra i 2 e i 4 euro. Sono venduti, quindi, a prezzo di costo. Le aziende pur di far uscire il prodotto dalle cantine stanno svendendo il prodotto. Certo, il lavoro fatto da questo brand è in controtendenza, decidendo di puntare al prezzo più basso possibile, rispetto a tutta la gdo che invece sta letteralmente togliendo o riducendo drasticamente gli spazi dedicati al vino.

Il secondo esempio invece è legato agli importatori che, come gli squali che fiutano il sangue, sanno che possono “pretendere” di pagare molto meno. Infatti, non è insolito ricevere richieste da importatori che vogliono il prodotto made in Italy di qualità pagando al massimo 2-3 euro a bottiglia: così loro marginalizzano con forti profitti e le aziende si impoveriscono.

Impatti della crisi sui produttori e sui mercati internazionali

Ecco perché il mercato è andato in frantumi: perché non è stato in grado di supportare il peso della crisi e, per non cedere nei volumi, sta cedendo nei margini. Tutto questo contesto, di cui non si intravede la ripresa, significa solo una cosa: siamo arrivati a una lotta tra poveri. Tutto questo colpisce i piccoli produttori che soffrono molto, ma anche i più grandi sono in forte difficoltà perché, a differenza dei primi, i loro costi infrastrutturali e le esposizioni finanziarie sono molto più pesanti.

Il mercato del vino italiano, per non cedere nei volumi, sta cedendo nei margini
Il mercato del vino italiano, per non cedere nei volumi, sta cedendo nei margini

Il settore vendita italiano non è più compatto e la svalorizzazione dei prodotti nazionali si sentirà forte. Per assurdo, anche il mercato americano sta contribuendo a tutto questo: i buyer oltre oceano, infatti, si stanno orientando a prodotti di un target più alto, rinunciando a tutti i prodotti di medio-basso posizionamento, in quanto risultano invendibili con il peso delle accise. Motivo per cui gli americani preferiscono dimezzare gli acquisti del vino ma bere vino di valore. Risultato? Oltre oceano il mercato potrebbe perdere il 50% del suo volume lasciando per strada tantissimi piccoli e medi produttori a favore dei brand più importanti e solidi.

Necessità di strategie di riassestamento del mercato

Come sempre la rottura di un mercato non è necessariamente un fattore negativo, diventa però urgente una strategia di riassestamento da parte delle aziende produttrici. Il vecchio mondo del vino, quello esistente fino a pochi anni fa, non c’è più e facciamocene una ragione.

La crisi del mercato del vino si ripercuote a tutti i livelli. Manifestazioni come il Concours Mondial de Bruxelles (qui uno scorcio dell'ultima edizione a Yinchuan in Cina) aiutano a mettere in contatto produttori e buyer
La crisi del mercato del vino si ripercuote a tutti i livelli. Manifestazioni come il Concours Mondial de Bruxelles (qui uno scorcio dell'ultima edizione a Yinchuan in Cina) aiutano a mettere in contatto produttori e buyer

Questo “terremoto” ha colpito non solo produttori e compratori, ma anche tutti gli altri importanti player che hanno reso il vino un modello di business internazionale, tra cui i concorsi premianti.

Il ruolo strategico del Concours Mondial de Bruxelles

Motivo per cui oggi, poco prima di un evento attesissimo come il Wine Paris che inizia il 9 Febbraio, abbiamo raggiunto Quentin Havaux, ceo del Concours Mondial de Bruxelles per farci illustrare alcune loro iniziative.

Quentin Havaux, ceo del Concours Mondial de Bruxelles
Quentin Havaux, ceo del Concours Mondial de Bruxelles

Il Cmb da oltre 30 anni è un riferimento mondiale importantissimo per la valorizzazione dei prodotti wine e spirits di eccellenza: come tale siete pienamente consapevoli della crisi che il mondo del vino sta attraversando?

Certamente! Chi conosce il Cmb sa che tra i nostri giudici provenienti da 50 nazioni vi sono moltissimi player commerciali e sono i primi ad informarci sulle dinamiche di questo complesso mondo del vino. Inoltre parliamo con le istituzioni di quasi tutto il mondo e abbiamo ben presente il grado di difficoltà che i produttori stanno attraversando. Un’organizzazione come la nostra vive in simbiosi sia con chi produce che con chi commercializza e non potrebbe essere altrimenti. La mia famiglia, che è il cuore pulsante del Cmb, è da sempre desiderosa di conoscere le dinamiche di questo settore per avere l’opportunità di realizzare il giusto contributo di supporto promozionale.

Partnership e strumenti per espandere i mercati

Ed è per questo motivo che state supportando in maniera così attiva tutti i vostri partner mondiali che si occupano principalmente di commercializzare i vini premiati a Cmb?

Si, ogni anno infatti contattiamo tutti i partner commerciali per capire come noi possiamo aiutarli a fare meglio il loro lavoro nel vendere prodotti premiati Cmb. La nostra politica interna è quella di non entrare direttamente nel mondo del commercio perché il nostro ruolo è solo quello di offrire il più prestigioso e imparziale modello premiante. Questo però non ci vieta, anzi ci spinge, a diventare un partner solido per tutti quelli che desiderano commercializzare prodotti premiati Cmb, per dare ai produttori che si fidano di noi uno sbocco strategico al business con operatori selezionati e inseriti in tutti mercati mondiali.

Cmb diventa un partner solido per tutti i produttori che desiderano commercializzare prodotti premiati dal concorso
Cmb diventa un partner solido per tutti i produttori che desiderano commercializzare prodotti premiati dal concorso

Tra i progetti commerciali vi è anche quello che avete avviato in partnership con 5-Hats che è denominato Cmb Guide e dopo un anno di lavoro sarà presentato al Wine Paris tra pochi giorni, di cosa si tratta?

Ci abbiamo messo un anno perché le attività che saranno applicate sono importanti e complesse. La Cmb Guide è una selezione di vini e alcolici di tutto il mondo premiati Cmb firmata da 5-Hats che sarà proposta come modello di sviluppo commerciale ai diversi buyer perché possano essere venduti il più alto numero di prodotti premiati nei mercati mondiali. Il Cmb Guide Club è lo strumento di fidelizzazione ideato da 5-Hats direttamente per i consumatori. Infatti nasceranno Cmb Guide Club in diverse nazioni e il consumatore potrà identificarli dalla vetrofania che sarà esposta dai rivenditori ufficiali come ristoranti, enoteche, locali, minimarket in cui saranno svolte molteplici attività informative o promozionali dedicate al consumatore, perché possa cogliere il valore del premio che il Cmb assegna ai prodotti vino e spirits.

Dall’assegnazione dei premi ai mercati internazionali

Possiamo quindi dire che il Cmb non è “solo” un concorso fine a sé stesso ma è una vera introduzione ai mercati internazionali grazie a queste collaborazioni?

Proprio così, è una sequenza circolare: il produttore invia i propri campioni per essere degustati dai migliori giudici internazionali del Cmb, e una volta premiati i produttori possono entrare in contatto con partner commerciali qualificati che li commercializzano in tutto il mondo. Quindi ben vengano attività come la Cmb Guide che rappresenta un valore aggiunto per produttori e buyer da tutto il pianeta.

Sarete presenti anche al Vinitaly (12-15 aprile) come ogni anno, cosa ti senti di comunicare soprattutto alle aziende italiane presenti?

Grazie di questa domanda perché effettivamente devo sollevare una questione molto importante. Lo scorso anno i buyer avrebbero acquistato molti più prodotti italiani se solo fossero stati premiati. Quando un buyer ci chiede di avere delle segnalazioni su specifiche zone produttive italiane, ne siamo scoperti. Questo capita anche in altre nazioni, ma l’Italia è una nazione troppo importante nello scacchiere internazionale e non avere a disposizione interi territori è un danno per il vino made in Italy. Quindi per Vinitaly faremo un’operazione specifica per “colmare” queste esigenze perché sono gli stessi buyer a farcene richiesta. Ora ci concentriamo sul Wine Paris, che sarà un’opportunità meravigliosa per tutto quello che stiamo facendo, ma Vinitaly è già nel mirino.

Sì, ci vediamo a Parigi, con la forte curiosità di capire il nuovo mondo del vino che rinasce dalle scorie di quello vecchio, e che per ovvi motivi si basa su nuove strategie.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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