Quella della Tenuta Montauto di Campigliola di Manciano (Gr) è una produzione vinicola svincolata da quelle classiche maremmane, basate sull’autoctonia varietale e sulla tradizione che privilegia rossi di intensità e potenza. Sono i vini bianchi, invece, i punti di forza, in particolare le interpretazioni di Sauvignon Blanc e quella di una varietà rossa estranea all’area, il Pinot Nero.
Vista sui vigneti di Tenuta Montauto
Un’intuizione controcorrente tra Lazio e Toscana
Cinquanta anni fa, fin dall’impianto dei vigneti, l’idea fondante di Enos Lepri, commerciante di legname e nonno dell’attuale titolare Riccardo, era stata quella di far vini diversi, eleganti e freschi. Dovevano esprimere l’essenza di quella striscia di terra di confine tra Lazio e Toscana, a 10 km dal mare di Capalbio, fra boschi di corbezzolo e macchia mediterranea. Le brezze marine, la forte escursione termica, i suoli ricchi di quarzo, ferro e argilla rossa e un’altitudine tra i 200 e i 500 mt erano condizioni ideali per un prezioso equilibrio naturale.
Era stata una scelta precisa, quella di Enos, senza compromessi e tanto meno con velleità di mercato. Le sue intuizioni audaci, rivelatesi valide attraverso la ricerca e l’esperienza, sono portate avanti e sviluppate da Riccardo, ma non senza aver fatto prima un lungo apprendistato sotto la guida del nonno e dopo aver archiviato una fresca laurea in economia. È una delle storie di famiglia e di passione, tanto frequenti nel mondo del vino, e il titolare è venuto a raccontarla a Roma al ristorante Allegrìo di Via Veneto della creative director italo-londinese Sabrina Corbo. A firmare il lunch, che ha accompagnato la degustazione con il coordinamento del sommelier Davide Gelormini, sono stati l'executive chef Daniele Creti e il maestro pizzaiolo Peppe Aiello.
Un progetto culturale prima ancora che produttivo
Quello di Tenuta Montauto è un progetto culturale più che produttivo, condotto con rispetto e a basso impatto, l’unico possibile per preservare l’identità genetica e naturale di un luogo e il valore competitivo delle etichette. Dai 17 ettari vitati e condotti con metodo biologico nascono vini equilibrati, con gradazioni contenute e che coniugano freschezza e complessità. Per renderli più identitari, sono privilegiate le interpretazioni monovarietali ed estrema è la cura in vigna e in cantina. La loro sostenibilità nasce già dai terreni incontaminati, dai 200 ai 500 mt slm, lasciati a vegetazione spontanea. «È un equilibrio ambientale da custodire - dice Riccardo - e la purezza dell'ambiente si riflette nel cielo più scuro e pulito d'Italia, tanto che qui sono posizionati alcuni telescopi per la ricerca del Virtual Telescope Project».
Le etichette: identità, precisione e coerenza stilistica
In degustazione quattro delle sue etichette che meglio potessero esprimere equilibrio, qualità e identità del frutto e che nello stesso tempo confermassero la lungimiranza del nonno. Anzitutto quella a lui dedicata: Enos I Maremma Toscana Doc 2023, Sauvignon in purezza, dalle uve di vigne vecchie da lui impiantate, con 3.300 ceppi per ettaro per garantire l'ombreggiamento delle uve. Giallo paglierino dai leggeri riflessi verdi, aromatico e con una netta impronta minerale, è un vino fresco e complesso, con toni di frutta esotica agrumati nel finale. Dello stesso vitigno, sempre al 100%, è stato degustato il Gessaia, Maremma Toscana Doc, con note vegetali, sentori agrumati e minerali, fresco e gradevolmente sapido. Viene da viti di circa 15 anni con un impianto di 4.000 viti per ettaro.
Alcune delle etichette degustate
La degustazione, che ha alternato bianchi e rossi perché se ne cogliessero appieno le caratteristiche e le diversità, è proseguita con il Pinot Nero Toscana Igt, una delle scelte più distintive. Rosso rubino con riflessi granati, ha mostrato nel calice intensità, persistenza e bouquet armonico, con tannini fini, note di piccoli frutti rossi e balsamiche e un accenno di speziatura. Gradazione alcolica 12,5. Proveniente da vigne di 15 anni, il vino fermenta in legno, poi affina per 10 mesi in barrique di rovere per due terzi, mentre un terzo va in barrique nuove. Delicato e strutturato, è perfetto con piatti di carne, soprattutto di cacciagione, alla base di molti piatti maremmani. Infine è stato servito Silio 2023, Ciliegiolo Doc, fresco di premiazione per la Corona d'Oro assegnatagli dalla guida Vini Buoni d’Italia. Rosso rubino con riflessi di porpora, si distingue per freschezza e complessità aromatica, con profilo olfattivo ricco di note fruttate di ciliegia, confettura di amarena, note speziate di mirto e ginepro e tannini morbidi e persistenza. Fermenta in acciaio per l'80% e il 20% in barrique di rovere francese per 10 mesi, poi affina per altri 6 in bottiglia. Scrupolosa la sanificazione delle attrezzature con l'ozono.
Lavoro in vigna e in cantina: precisione e sostenibilità
Ma ancora prima, in vigna, l'attenzione è maniacale, con l'allevamento a cordone speronato alto, i trattamenti limitati a rame e zolfo e, come concime, lo stallatico. L'integrità delle uve è favorita anche dalla ventilazione e dai suoli che non consentono ristagni. Si selezionano rigorosamente gemme e grappoli, la raccolta è manuale a raggiungimento della perfetta maturazione e si raccoglie solo nelle prime ore fresche del mattino. La pigia-diraspatura è soffice e si stabilizza la temperatura anche con ghiaccio secco sulla pressa e poi in cella frigo per una notte per evitare ossidazioni e ottenere dai mosti la massima estrazione di precursori gustativi. L'energia utilizzata proviene da fonti rinnovabili.
Vitigni, sperimentazione e visione del mercato
Tra i vitigni presenti, e sempre con massimo rispetto del ciclo naturale delle uve e senza l'uso di diserbanti, anche Trebbiano, Grechetto, Chardonnay e Sangiovese. Tra le altre referenze, in collaborazione con l'enologo Fabrizio Moltard, ci sono il Poggio del Crine, ancora Sauvignon in purezza, poi il Riflesso da Vermentino, mentre il vitigno più diffuso in Maremma, il Sangiovese, va in purezza nel Metodo Classico ed è vinificato in rosa nello Stagione. Riccardo Lepri produce anche un aromatico Vermouth a base Vermentino, tenuto in infusione per un mese con erbe officinali - assenzio, camomilla, genziana, cardamomo, melissa e coriandolo - coltivate in bio da una vicina azienda.
La produzione di vini, circa 80mila bottiglie, è rivolta più al mercato italiano e agli appassionati che soprattutto negli ultimi anni hanno potuto apprezzarla anche grazie alle varie iniziative enoturistiche messe in campo dall'azienda con degustazioni e momenti di approfondimento tutto l'anno. «Il vino va raccontato da esperti, ristoratori o enotecari - dice - altrimenti l'identità del nostro progetto non può essere compresa nei suoi veri valori». Ne è talmente convinto che preferisce non vendere alla grande distribuzione. Lo scorso anno ha ricomprato, a prezzo di mercato, un lotto delle sue etichette finite non si sa come sugli scaffali di un supermercato di Grosseto per poi rimetterle in vendita nei propri canali. «È stato un segno di rispetto e di esclusività - ha detto - e talvolta lo fanno anche alcune maison per rafforzare il prestigio dei loro vini». La proprietà conta 200 ettari, di cui 8 a oliveto, 40 a seminativo e il resto boschivo.
Strada Provinciale Campigliola 58014 Manciano (Gr)