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martedì 02 giugno 2026  | aggiornato alle 15:06 | 119565 articoli pubblicati

Scrio, il Syrah di Bolgheri che cambia volto tra vigne vista mare e anfore

Sette annate di Scrio raccontano l’identità di Le Macchiole e la visione della famiglia Campolmi. Un viaggio tra Syrah, vigne vista mare, ricerca stilistica e cucina romana d’autore firmata Sarah Cicolini

di Mariella Morosi
 
02 giugno 2026 | 13:30

Scrio, il Syrah di Bolgheri che cambia volto tra vigne vista mare e anfore

Sette annate di Scrio raccontano l’identità di Le Macchiole e la visione della famiglia Campolmi. Un viaggio tra Syrah, vigne vista mare, ricerca stilistica e cucina romana d’autore firmata Sarah Cicolini

di Mariella Morosi
02 giugno 2026 | 13:30
 

Elia Campolmi, alla guida de "Le Macchiole" di Bolgheri (Li) insieme alla madre Cinzia Merli e al fratello Mattia, ha raccontato in una degustazione a Roma il percorso evolutivo e l'essenza dello Syrah Scrio Toscana Igt. Alle sette annate, 2012, 2015, 2018, 2019, 2020, 2021 e 2022, espressioni più autentiche e pure del vitigno in una Toscana diversa, vicino al mare, è stato abbinato un menu mirato della chef Sarah Cicolini del ristorante Santo Palato. Rosso rubino intenso con riflessi magenta, i vini hanno mostrato eleganza, complessità aromatica con note speziate, sentori di mora e mirtillo, struttura tannica morbida e un finale di acidità e freschezza.

La verticale multi annata di Scrio de Le Macchiole
La verticale multi annata di Scrio de Le Macchiole

Scrio e la scelta del monovarietale: l’identità più pura di Le Macchiole

Come per le altre etichette di punta - il Paleo e il Messorio - l'azienda Le Macchiole punta alla purezza del monovarietale. In particolare nello Scrio, da un antico termine toscano che significa puro, schietto e integro. L'originalità interpretativa del vitigno, tanto amato dal fondatore Eugenio Campolmi, supera il classico modello francese, identificando il territorio bolgherese nelle sue diversità. La produzione è limitatissima, circa 5.000 bottiglie. Dall'annata 2018 il profilo sensoriale dello Scrio risulta orientato verso un sorso più elegante, dinamico e fresco rispetto alle versioni precedenti per un percorso di ridefinizione stilistica.

Elia Campolmi, della cantina Le Macchiole
Elia Campolmi, della cantina Le Macchiole

Un nuovo vigneto collinare era stato acquisito a Casavecchia, a 210 metri s.l.m. a Castagneto Carducci, ed era stato sperimentato un allevamento ad alberello su terreni di matrice rocciosa. Le Macchiole è una delle prime aziende vitivinicole nate a Bolgheri, sulla Costa degli Etruschi, a 5 chilometri dalla costa tirrenica. Qui nel 1983, Eugenio e la moglie Cinzia Merli decidono di realizzare il sogno di fare vino in una piccola area coltivata a ortaggi, frutta e olivi. Legati a questa terra dove entrambi erano nati, ne intuiscono le potenzialità e la vocazione vinicola: una scommessa senza rete ma portata avanti con convinzione e attenzione alla sostenibilità.

La cantina di Le Macchiole a Bolgheri (Li)
La cantina di Le Macchiole a Bolgheri (Li)

Quattro anni dopo la vendemmia e nel 1989 nasce il primo vino firmato Le Macchiole, il Paleo, inizialmente di taglio bordolese (Cabernet Franc e 10% Sangiovese) che poi nel 2021 diventa Cabernet Franc in purezza. Il Messorio (100% Merlot) e lo Scrio (100% Syrah) nascono nello stesso anno, il 1994.

Vigne curate a mano e gestione consapevole: la filosofia della famiglia Campolmi

La forza del sogno si incrina con la scomparsa di Eugenio nel 2002, a soli 40 anni, ma è Cinzia che resta al timone con il supporto agronomico del fratello Massimo. Tutto concorre alla realizzazione di vini unici: la conduzione parcella per parcella, la scelta dell’epoca vendemmiale per ogni singola varietà sulla base della destinazione delle uve, la doppia selezione rigorosa dei migliori grappoli e degli acini, il rigore assoluto in cantina. Oggi gli ettari vitati sono 35 e i vigneti hanno densità variabili, dai 5.000 ai 10.000 ceppi per ettaro. Solo 800–1000 gr di uva vengono da una singola vite e tutto è manuale, tanto che ogni ettaro di vigneto richiede fino a 850 ore di lavoro ogni anno.

I vigneti della cantina Le Macchiole
I vigneti della cantina Le Macchiole

L'allevamento è a guyot e alberello con coltivazione in biologico con qualche sperimentazione biodinamica, per convinzione piuttosto che per il riconoscimento della certificazione. "Preferiamo parlare di gestione consapevole - dice Elia Campolmi - in una sfida impegnativa fatta di piccoli passaggi perché per noi non esiste un punto di arrivo. Pur in presenza di una linea guida generale, un’idea base, il lavoro segue sempre le reali esigenze del momento." La concimazione è con humus e stallatico e anche le erbe per il sovescio sono diverse secondo la necessità.

Affinamenti lunghi e cucina romana d’autore: il racconto finale di Scrio

La cantina è curata da Luca Rettondini, cresciuto in azienda dopo l'uscita, nei primi anni dell'attività, dell'allora giovanissimo Luca D'Attoma. Dopo la fermentazione e macerazione in acciaio e cemento per 20-25 giorni il mosto fiore va in parte in contenitori diversi, come tonneaux, tini troncoconici da 12 hl, anfore Tava e ceramica. Lunghissimo l'affinamento. I vini prodotti da Le Macchiole, circa 200.000 bottiglie l'anno, sono Paleo Bianco, Bolgheri Rosso, Paleo Rosso, Scrio e Messorio. L'Italia assorbe il 26% della produzione. Primo Paese per l’export è la Svizzera, seguita da Giappone, Stati Uniti e Germania.

Le sette etichette di Scrio sono state abbinate ai piatti veraci della cucina romana della chef Sarah Cicolini, che ha recuperato antiche ricette laziali popolari spesso a base di quinto quarto, rendendole contemporanee con un tocco talvolta audace ma mai snaturando la materia. Questo il menu servito: Trippa alla cacciatora, Pappardella al ragù di tre carni, Manzo alla brace, miso yogurt e pepe e Beignet con ganache al cioccolato fondente Valrhona.

Strada Provinciale 16B Bolgherese, 189/A Fraz. Bolgheri, 57022 Castagneto Carducci (Li)
Tel +39 0565 766092

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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