Il claim del prodotto è “Perlage alchemico” e già di per sé le due parole incuriosiscono anche i neofiti del beverage, non fosse altro per capire cosa riserva di tanto straordinario un Franciacorta Brut Docg con questo slogan di premessa. La risposta la forniscono gli stessi produttori, Andrea Bignotti e la moglie Chiara Turelli, che a Sale di Gussago (Brescia) dove hanno vigneti e cantina, movimentano 10 mila bottiglie l’anno, quando ne producono tante: «Vogliamo essere onesti, concreti e realisti: Coronea non è un vino da brindisi distratto. Chiede attenzione, silenzio e la disponibilità ad accettare che non si conceda subito. Se non trova le condizioni giuste, può anche restare dignitosamente in disparte. Non ha fretta di piacere. Ci rivolgiamo a quel pubblico di appassionati che dice: questo vino mi attrae e lo voglio capire».

Il Franciacorta Docg di Coronea
Il Franciacorta Docg di Coronea

Coronea Franciacorta: il vino che sceglie il tempo al posto dei grandi numeri

In un contesto territoriale e di mercato dove il Franciacorta ha costruito il suo successo anche sulla riconoscibilità e sull’efficienza produttiva, Coronea ha scelto un’altra strada: meno mercato e più tempo. Non per distinguersi, ma per coerenza. D’accordo: ma cosa rende questa bollicina diversa dalle altre? Sono sempre i titolari a rispondere: «Coronea non è stato pensato per diventare “il migliore” Franciacorta, ma per diventare “il simbolo” di ciò che effettivamente è: il frutto di un amore appassionato, convinto e ricambiato per la terra, per il territorio della denominazione e le vigne. L’amore, fiero e vero, per quella collina a Sud-Est dell’arco morenico della Franciacorta dove abbiamo i filari. Coronea è nato per onorare ed elargire l’energia da cui proviene».

Andrea Bignotti e la moglie Chiara Turelli, titolari di Coronea
Andrea Bignotti e la moglie Chiara Turelli, titolari di Coronea

Il lusso della coerenza

Andrea e Chiara non amano definirsi visionari bensì conoscitori concreti delle regole del suolo e dei ritmi dell’agricoltura. Pazienti e tenaci, avrebbero potuto imboccare strade più facili e remunerative, invece hanno scelto deliberatamente di non farlo, cosicché Coronea Franciacorta Docg è il risultato della fedeltà a un’idea, non a un business. Va da sé che anche il costo segue coerentemente la medesima logica. «Il nostro Franciacorta Docg - spiegano sempre i produttori - costa 125 euro a bottiglia al pubblico. Il prezzo non è una promessa di piacere, ma una soglia di accesso. Sotto questa cifra, questo vino non potrebbe esistere». Una scelta indubbiamente controcorrente.

I vigneti di Coronea
I vigneti di Coronea

«Siamo d’accordo che non è un vino democratico - precisano i produttori - ma non lo vuole neanche essere. Tantomeno vuole ergersi a Metodo Classico cosiddetto “di nicchia”. Sappiamo bene e ne siamo consapevoli che si tratta di una bella sfida, di un gesto radicale, come del resto lo sono le tirature limitate di qualsiasi prodotto. A 125 € non stiamo vendendo un vino, né tantomeno uno storytelling vago, stiamo proponendo una rarità culturale, la tesi di un principio che nel bicchiere diventa sintesi, conseguenza etica. Non aspiriamo a comparazioni con altri Franciacorta, men che meno a iperboli sensoriali durante le degustazioni».

Il valore del tempo in una bottiglia

Coronea si rivolge, dunque, a una clientela che si pone domande sul senso delle cose e che considera il vino una forma di linguaggio, non solo di piacere. Può stimolare il pubblico che indaga un’etichetta e si interroga sui significati reconditi di un logo impresso all’interno di una mandorla verticale dorata con al centro il leone di Giuda. È risaputo: nelle regole del marketing vale l’equazione “meno pubblico = più desiderio” e in virtù di questo assunto, chi non cerca consenso, va a finire che lo attrare. Nell’intendimento dei produttori - che, lo ribadiscono, non cercano giocoforza di fare numeri - c’è però quello dichiarato di entrare in poche carte vini, quelle giuste dell’Horeca. Per essere identificato come “quel Franciacorta lì”, immediatamente riconoscibile. Proviamo ad entrare più a fondo nella questione rivolgendoci ancora direttamente ad Andrea e Chiara.

Coronea Franciacorta e il prezzo da 125 euro: una scelta di coerenza

10 domande per Andrea Bignotti e Chiara e Chiara Turelli

125 euro per un Franciacorta non è un prezzo provocatorio?

Se fosse una provocazione, sarebbe più semplice. Il prezzo è una conseguenza, non un messaggio. Questo vino richiede tempo, immobilizza risorse, non permette scorciatoie. Sotto quella cifra non potremmo farlo esistere così com’è. E cambiarlo per abbassare il prezzo, per noi significherebbe tradirlo.

Non temete che un prezzo simile allontani anche chi potrebbe capirlo?

Sì, e l’abbiamo accettato. Coronea non è un Franciacorta nato per essere compreso da tutti, ma per essere coerente. Preferiamo pochi interlocutori veri piuttosto che molti curiosi distratti.

In Franciacorta oggi si parla molto di eccellenza. In cosa il vostro vino è diverso?

Non ci interessa competere sull’eccellenza. È una parola inflazionata. Ci interessa l’etica: sapere e far sapere cosa stiamo facendo e perché. Questo vino non vuole essere “migliore”, vuole essere onesto, coerente e aderente alla sua idea iniziale.

C’è chi direbbe che il vostro è un vino elitario. Vi pesa questa definizione?

No, se per elitario intendiamo selettivo. L’idea che tutto debba essere accessibile a tutti è una semplificazione. Anche il tempo è elitario: non tutti possono permettersi di aspettare.

La special box di Coronea Franciacorta Docg Brut
È un vino che guarda più al passato o al futuro?

Il passato lo conosciamo, il futuro ci interessa sempre. Coronea guarda avanti perché ha saputo formarsi nel passato e perché rifiuta l’urgenza di apparire. E oggi, rifiutare e sottrarsi alla frenesia è un gesto profondamente contemporaneo.

Quante bottiglie producete?

Poche. Meno di 10 mila. E non perché faccia effetto dirlo, ma perché oltre un certo numero questo progetto perderebbe senso.

Avete mai pensato: “Stiamo sbagliando tutto”?

No. Perché la nostra scelta è diversa, calibrata: nasce da una motivazione differente da chi punta al risultato immediato. Non ci interessa essere più presenti, più visibili. Soprattutto non ci interessa la banalità.

Se questo vino non vendesse, continuereste a farlo?

Finché potremo permettercelo, sì. Se dovessimo smettere, non sarebbe per mancanza di mercato, ma perché non potremo più rispettare le condizioni che lo rendono possibile.

Si producono ogni anno meno di 10.000 bottiglie di Coronea Franciacorta Docg Brut
Su cosa non siete d’accordo del mondo del vino in generale?

Dell’idea che debba sempre piacere. Il vino è anche conflitto, incomprensione (ossia non la comprensione immediata), distanza o presa di distanza. Ridurlo a una lista di aromi è un modo elegante per non dire nulla.

Se doveste spiegare il vostro vino in una sola frase, quale sarebbe?

Coronea è un vino che chiede di essere ricercato. E trovato.

via Santo Stefano 17, 25064 Gussago (BS) Italia