ARRIVA LA DOC
Dai Monti Lessini il nuovo volto delle bollicine italiane: il riscatto della Durella
La nuova Doc Monti Lessini distingue gli spumanti metodo classico dal Martinotti e valorizza la Durella. Un passaggio chiave per la Lessinia, raccontato attraverso il lavoro di Gianni Tessari e i vini della sua cantina
Dici spumante metodo classico e probabilmente il pensiero corre in Franciacorta, o nella zona del Trentodoc… e perché non ai Monti Lessini? Storie e tradizioni diverse, certo, ma anche vitigni diversi. Vogliamo mettere il lustro dello Chardonnay, alla base dei citati Franciacorta e Trentodoc ma anche dello Champagne, con la Durella della Lessinia? Ebbene sì: abbiamo ormai imparato a conoscere e riconoscere ottimi spumanti metodo classico basati sulle uve di questo vitigno, autoctono delle colline fra le province di Verona e Vicenza.
Spumanti che si inseriscono perfettamente negli attuali trend di mercato, ma che paradossalmente sono ancora sconosciuti a una buona parte dei consumatori. Il fatto è che la rivalutazione e valorizzazione del Durello hanno origini relativamente recenti, una trentina d'anni fa, dopo che per lungo tempo è stato perlopiù utilizzato come vino da taglio. E poi c'era quell’equivoco dato dal fatto che qui si producono storicamente spumanti metodo Martinotti: oggi sono circa 700mila bottiglie, contro le 400mila metodo classico. Tutte, fino a oggi, accomunate sotto un'unica Doc. Fino a oggi, perché le cose stanno finalmente per cambiare.
Arriva la Doc Monti Lessini
Siamo stati ospiti in particolare dell’azienda vitivinicola Giannitessari di Roncà: non proprio “una delle tante”, anche se qui, in Val d’Alpone, le cantine sono tante e tutte di livello; perché il titolare, Gianni Tessari appunto, nella duplice veste di produttore e presidente del Consorzio Lessini Durello, è tra i promotori della recente modifica del disciplinare di produzione che sancisce la distinzione tra Lessini Durello Doc e Monti Lessini Doc, con la seconda destinata esclusivamente agli spumanti metodo classico e la prima a quelli metodo Martinotti. Per ufficializzare la separazione manca ancora soltanto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma ormai ci siamo.
Una svolta che va ben al di là dei formalismi, fondamentale nel percorso per la valorizzazione e la promozione della produzione della Lessinia e delle sue specificità. Perché, l’abbiamo premesso, Durella non è Chardonnay e gli spumanti che ne derivano tengono testa agli altri metodo classico, forti di una personalità ben definita. Non si tratta insomma di scimmiottare Franciacorta o Trentodoc, ma di fare chiarezza nei confronti dei consumatori, di mettere in chiaro che, laddove ci sarà scritto Monti Lessini Doc, si tratterà di spumanti metodo classico con, in base al disciplinare, almeno 18 mesi di affinamento (non meno di 48 per le riserve).
Giannitessari, tre territori fra conferme e sorprese
Gianni Tessari, classe 1963, enologo, è noto in zona per i lunghi affinamenti dei suoi vini, sin da quando si occupava dell'azienda di famiglia Cà Rugate, da cui è uscito nel 2013 per acquisire la storica azienda vitivinicola Marcato di Roncà – oggi divenuta appunto Giannitessari - con 35 ettari di vigneti distribuiti in tre diversi territori: Soave, Monti Lessini e Colli Berici. Tre anime diverse ma tutte concentrate su vitigni autoctoni che nella moderna cantina di Roncà, estesa su 7mila m², dà vita a una produzione di alta qualità di circa 350mila bottiglie all'anno, divise fra Tai Rosso dei Colli Berici, Soave e il già citato spumante Monti Lessini metodo classico. Che, in questo caso, è affinato 36 mesi, che salgono almeno a 48 per le riserve.
La “passione per la qualità” si sente in tutti i suoi vini, perlomeno in quelli che abbiamo avuto modo di degustare. Tranquilli, non essendo chi scrive enologo né sommelier, non vi tenderemo con ho notato e gustative, croste di pane e sentori di tostatura. Vi diremo con estrema semplicità e onestà come si faccia ricordare lo Scalete Soave Classico Doc (e di Soave, in queste settimane, ne abbiamo assaggiati parecchi) abbinati a un primo sostanzioso come gli gnocchi di patate dell'Hosteria del Durello a Montecchia di Crosara (VR). O come sorprenda per facilità di bevuta un Tai Rosso Colli Berici Doc (12,5% vol.) accostato a una faraona.
Il “vizio” dell’innovazione
Non solo. Gianni Tessari non ha mai perso il “vizio” di innovare, provare, sperimentare. E riesce a sorprendere anche con prodotti di nicchia come Rebellis, un vino bianco realizzato con uva Solaris, varietà resistente alle principali malattie e impiantata in anni recenti (la prima vendemmia è stata nel 2017) a 550 metri d'altezza a San Giovanni Ilarione, in Val d’Alpone. Più che sorprenderci, invece, gli spumanti metodo classico conquistano. E dissolvono al primo sorso ogni pregiudizio, se ancora ce ne fossero. Soprattutto quando assaggiamo il Monti Lessini Extra Brut 2019 e scopriamo che costa al pubblico circa 25 euro. Circa 8mila bottiglie prodotte, di cui vale la pena mettersene in casa qualcuna. Certo, i grandi numeri (30mila bottiglie) li fa la versione Brut, 16 euro, il classico bollicine con cui andare sul sicuro, mentre per palati decisamente più di nicchia è la struttura (molto) importante del Dosaggio Zero 2014 (40 euro). Tutti derivano dall’uva Durella dei vigneti di proprietà in Val d'Alpone, le cui radici affondano su terreni vulcanici in una zona caratterizzata da forti escursioni termiche.
Vini e turismo enogastronomico
Nota a margine, ma neanche troppo. Venire da queste parti a scoprire i vini dei Monti Lessini è anche l'occasione per scoprire un territorio ben poco noto se non a veronesi e vicentini: una zona ancora in buona parte incontaminata cioè, dove le colline si alzano gradualmente fino a diventare montagne. Fino a qualche anno fa qua si sciava, attorno a Bosco Chiesanuova. Oggi il cambiamento climatico ha cambiato lo scenario: sparita la neve (e gli impianti di risalita), i rifugi in vetta accolgono amanti delle passeggiate in quota e delle escursioni in mountain bike.
Lo stesso Gianni Tessari, insieme con un manipolo di altri vignaioli, è da qualche anno impegnato nella valorizzazione del turismo enogastronomico in Lessinia, coinvolgendo enti e istituzioni locali per cercare di fare sistema con altre attività e settori in modo da offrire al visitatore un'esperienza che non si limiti al buon bere. Magari anche solo per sfuggire, per qualche ora, dall'overtourism del vicino Garda.


