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sabato 14 febbraio 2026  | aggiornato alle 14:10 | 117409 articoli pubblicati

Giochi, carri allegorici e cibo: l’esperienza completa del Carnevale siciliano

Il Carnevale in Sicilia unisce folklore, satira e abbondanza gastronomica. Tra maschere tradizionali, giochi popolari e carri allegorici, le origini storiche si intrecciano con riti pagani e celebrazioni religiose

di Enzo Raneri
 
14 febbraio 2026 | 10:08

Giochi, carri allegorici e cibo: l’esperienza completa del Carnevale siciliano

Il Carnevale in Sicilia unisce folklore, satira e abbondanza gastronomica. Tra maschere tradizionali, giochi popolari e carri allegorici, le origini storiche si intrecciano con riti pagani e celebrazioni religiose

di Enzo Raneri
14 febbraio 2026 | 10:08
 

Le festività egizie, babilonesi, greche e romane onoravano il ciclo naturale e la fertilità. I Saturnali romani e le Dionisie greche, pertanto, possono essere considerati come i prodromi del Carnevale, radicato in tali riti pagani di passaggio (svolti spesso in onore della dea Iside), che celebravano il rinnovamento con mascheramenti (ovvero l’assunzione di un’identità altra da sé) e ribaltamenti di ruoli e gerarchie vissuti nella quotidianità, permettendo a nobili e poveri di confondersi). Il termine Carnevale deriva dal latino carnem levare ("togliere la carne"), indicando il banchetto prima della Quaresima cristiana: come l'ultima opportunità di abbuffarsi prima della carenza di cibo alla fine dell'inverno.

Giochi, carri allegorici e cibo: l’esperienza completa del Carnevale siciliano

Il Carnevale, in Sicilia, ha una tradizione secolare

Il Carnevale in Sicilia: storia e trasformazioni

Il Carnevale in Sicilia ha testimonianze certe risalenti al XVII secolo (1616) e oggi si è evoluto (come un po’ in tutta Italia) in una celebrazione sfarzosa con danze, maschere, carri allegorici, pantomime (fra cui la già proibita in Sicilia "battaglia" di agrumi).

Il Carnevale “moderno” è una “ricorrenza mobile”, ovvero che non ha un giorno prefissato nel calendario, ma dipende da altre: nel nostro caso il martedì di Carnevale è sempre il 47º giorno prima della Pasqua.

La celebrazione si concentra tra il giovedì e il martedì grasso, unendo il folklore alla parodia sociale e alla partecipazione popolare.

Le sopravvivenze del Carnevale tradizionale siciliano

Oggi, sullo scarno scenario siciliano (ma anche nazionale), è possibile scorgere sempre più isolate sopravvivenze, scampate miracolosamente all’omologazione culturale: si può fare riferimento alla Sfilata dell’Orso a Saponara (Me), a quella del Pecuraru ad Antillo (Me) e a Galati Mamertino (Me), di Peppe Nappa a Sciacca (Ag), di Mastro di Campo a Mezzojuso (Pa), dell’Abbatazzu nei paesi della provincia di Catania, della Jardinara nei paesi della provincia di Palermo, del Piddu e U’Zupiddu a Bisacquino (Pa), del Nannu a Palermo, che viene bruciato il martedì grasso, a simboleggiare la fine della festa (così come in tutti gli altri centri urbani che festeggiano).

Giochi, carri allegorici e cibo: l’esperienza completa del Carnevale siciliano

L‘Abbatazzu, ad Acireale, ancora rivive in questa trattoria tipica

Le ragioni per cui il Carnevale siciliano (e non solo) è composto da figure così macabre, che si ricollegano alla morte, sono molto semplici. Innanzitutto, il Carnevale è una festa che precede la Quaresima e la Pasqua. Inoltre si svolge sempre a febbraio, dopo i giorni più freddi e difficili dell’anno, in un periodo in cui un tempo si soffriva la fame.

I quattro “Giovedì” secondo Pitrè

Il grande sollazzo si apriva con gli arcinoti quattro “Giovedì” che precedevano e precedono il Carnevale, denominati secondo l’ordine tramandatoci dall’etnologo Giuseppe Pitrè (1841-1916): “joviri di li cummari”, “joviri di li parenti”, “joviri zuppiddu” e “joviri lardarolu” (ndr giovedì delle comari, giovedì dei parenti, giovedì del diavolo e giovedì grasso).

In tali “Giovedì”, che nell’antico Carnevale della Contea di Modica l’etnologo Serafino Amabile Guastella (1819-1899) riduceva solamente a tre (invertendone l’ordine in: “jiovi di lu zuppiddu”, “jiovi di li cummari” e “jiovi lardaloru”), la cucina era ed è la più doviziosa: il sugo di maiale, insaporito con la salsiccia e la cotenna, diviene il condimento per la pasta, o meglio per i “maccarruna” (i maccheroni) ‘nciliati, ovvero conditi con la ricotta.

Il Carnevale tra controllo sociale e licenza

In quei tempi passati si andava a ballare in casa di amici e parenti: spesso venivano presi d’occhio i fidanzati che partecipavano, guardati quasi col fucile spianato, pronto a sparare se la mano di lui avesse toccato la mano di lei. Perché chiamato “grasso”? In quei giorni si potevano fare schiamazzi e parlare in modo poco pulito, scherzando anche in maniera pesante.

I Carnevali più noti in Sicilia

La famigerata omologazione culturale tuttavia ha reso più seguite (quando non “sopravvissute” ai tempi) le seguenti feste di Carnevale: Sciacca (definito “il più antico di Sicilia e il più allegro d’Italia” e inserito dal Ministero dei Beni Culturali nell’elenco dei Carnevali Storici d’Italia), Acireale (divenuta famosa per la magnificenza della sfilata dei carri infiorati), Termini Imerese, assurto agli onori della cronaca con l'emissione nel 2013 da parte di Poste Italiane di un francobollo ordinario del valore di 0,70 euro, Misterbianco (divenuta famosa per la sfarzosità delle sfilate in costume).

Giochi, carri allegorici e cibo: l’esperienza completa del Carnevale siciliano

Carri decorati di fiori al Carnevale di Acireale

Soffermandoci sul Carnevale di Acireale, considerato il più bello di tutta la Sicilia, avrebbe origini risalenti al 1594, allorquando venivano organizzate sfide in strada a colpi di limoni e arance, ma nel 1612 un bando della corte criminale di Jaci vietò categoricamente ai cittadini questo gioco, divenuto pericoloso. Quindi nel 1667 arriva la maschera dell'Abbatazzu, incentrando tutto sulla satira e sullo scherzo, con l'intenzione di sbeffeggiare i nobili e i membri del clero. In seguito arrivò la maschera del 'Baruni' e i 'Manti' (indossati anonimamente). Solo nel 1880 gli artigiani acesi iniziarono a produrre i primi carri allegorici di cartapesta che, tirati dai buoi, sfilavano per le strade della città e nel 1930 le “macchine infiorate”, ovvero carrozze (e anche automobili) decorate con composizioni floreali, oggi diventate enormi carri infiorati, con oltre 13.000 fiori veri (gerani, principalmente).

I cibi del Carnevale siciliano

Ogni giornata del Carnevale, che inizia genericamente la domenica precedente (o quella ancora prima) a quella del martedì “grasso”, è caratterizzata da balli e da brevi rappresentazioni folkloristiche e allegorico-satiriche, da vari tipi di gare (la classica caccia al tesoro con premi allegorici alimentari, la “pentolaccia”, il “tiro alla fune”, la corsa coi sacchi, la "ntinna”, ovvero un albero della cuccagna alto circa 9 metri, reso scivoloso con il grasso e recante premi alimentari da conquistare arrampicandosi fino alla cima), 'a manciata nta maidda', dove i giocatori, con le mani legate dietro la schiena, dovevano mangiare dentro una maidda ricolma di maccheroni al sugo, salsiccia e polpette, ecc. 

Giochi, carri allegorici e cibo: l’esperienza completa del Carnevale siciliano

A faviata du lardarolu, zuppa di fave con verdure, cavolicelli, cipolla, finocchio selvatico, lardo e salsiccia di maiale, con pezzetti di pane duro

E quindi, Carnevale è sinonimo di allegria e abbondanza anche in cucina. Tra le portate principali in tutte le case e ristoranti sarà possibile gustare: il giovedì “grasso”: A faviata du lardarolu (una zuppa di fave – prevalentemente dei Peloritani – con verdure, cavolicelli, cipolla, finocchio selvatico, lardo e salsiccia di maiale, accompagnata da pezzetti di pane duro) e i cannoli ripieni di ricotta.

Giochi, carri allegorici e cibo: l’esperienza completa del Carnevale siciliano

I maccheroni al ragù di cotiche e salsiccia di maiale

Il martedi “grasso”:  i maccheroni (a Catania con i cinque “pirtusa”) al ragù (di cotiche e salsiccia di maiale) e  Sciauni (ravioli) di ricotta. Oppure, molto utilizzata come dolce, è la Pignoccata (palline di pasta a forma di pigna, preparate con farina, tuorli, zucchero, fritte in sugna bollente e, dopo scolate, mescolate con miele di sulla allungato con acqua e scorza di limone – con eventuale zucchero a velo).

Giochi, carri allegorici e cibo: l’esperienza completa del Carnevale siciliano

Gli Sciauni (ravioli) di ricotta

Seppure, specificatamente, il “peso” del mangiare carnascialesco è prevalentemente dato dalla salsiccia di maiale (“sasizza”), il primato spetta comunque ai dolci: si tratta di dolci molto ricchi.

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La Pignoccata, palline di pasta preparate con farina, tuorli, zucchero, fritte in sugna bollente, mescolate con miele di sulla

Come scrisse nel 1967 l’immortale compositore brasiliano Vinicius De Moraes, accompagnato dalla musica dell’immenso Antonio Carlos Jobim: “A felicidade do pobre parece A grande ilusão do carnaval A gente trabalha o ano inteiro Por um momento de sonho pra fazer a fantasia De rei, ou de pirata, ou jardineira E tudo se acabar na quarta-feira” (La felicità dei poveri sembra la grande illusione del carnevale. Lavoriamo tutto l'anno per un momento da sogno per realizzare la fantasia come re, o come pirata, o come giardiniere, e tutto finisce mercoledì).

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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