Oggi leggere un’etichetta non serve solo a conoscere ingredienti o valori nutrizionali: sempre più spesso ci dice anche come prenderci cura dell’ambiente. Tra luglio 2024 e giugno 2025, oltre la metà dei prodotti grocery venduti in Italia ha iniziato a riportare in etichetta il materiale del packaging e le indicazioni per differenziarlo correttamente. È un segnale chiaro: le aziende stanno investendo nella trasparenza, e i consumatori possono fare scelte più consapevoli anche a partire dal carrello della spesa.
Etichette ambientali: cresce la trasparenza sul packaging nel largo consumo
L’informazione ambientale sugli imballaggi continua a rafforzarsi sugli scaffali della distribuzione moderna italiana. Nel periodo compreso tra luglio 2024 e giugno 2025, oltre la metà dei prodotti grocery confezionati riporta in etichetta la codifica del materiale di composizione del packaging, come previsto dalla normativa europea. Un’evoluzione progressiva, che coinvolge tutte le principali categorie del largo consumo.

l'ottava edizione dell’Osservatorio IdentiPack
I dati emergono dall’ottava edizione dell’Osservatorio IdentiPack, basato sulle rilevazioni del servizio Immagino di GS1 Italy, che fotografa l’andamento delle informazioni ambientali riportate sulle confezioni vendute in ipermercati, supermercati e punti vendita di libero servizio.
Il 55% dei prodotti indica il materiale dell’imballaggio
Nel dettaglio, il 55,2% delle referenze grocery analizzate - pari a 82.306 prodotti - riporta la codifica identificativa del materiale (come «PET 1» o «ALU 41»). Si tratta di una crescita di 3,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente, segnale di una maggiore attenzione da parte delle aziende verso la chiarezza informativa. Il dato diventa ancora più significativo se osservato in termini di volumi: oltre 21,5 miliardi di confezioni acquistate dagli italiani riportano l’indicazione del materiale, pari al 78,6% delle unità vendute, con un incremento annuo di 1,8 punti percentuali.
Freddo, carni e fresco guidano la classifica
Analizzando i reparti, il comparto del freddo - che comprende gelati e surgelati - si conferma il più avanzato, con il 67,2% delle confezioni “parlanti” e uno dei tassi di crescita più elevati. Seguono le carni (61,3%) e il fresco (61,2%), mentre la drogheria alimentare si avvicina rapidamente ai vertici, raggiungendo il 60,4%.

Migliora la trasparenza delle etichette dell'ortofrutta
In forte recupero anche cura casa e ortofrutta, entrambe sopra la media grocery, mentre restano più indietro bevande, petcare e cura persona, pur mostrando segnali di miglioramento. In particolare, il petcare registra l’incremento percentuale più consistente, pur restando sotto il 50%.
Oltre l’83% delle confezioni spiega come differenziare l’imballaggio
Ancora più diffusa è l’informazione relativa alla tipologia di imballaggio e al corretto conferimento nella raccolta differenziata. Questa indicazione è presente sul 62,1% dei prodotti a scaffale e su oltre 22,8 miliardi di confezioni vendute, pari all’83,6% del totale grocery. Anche in questo caso, il trend è in crescita: +2,2 punti percentuali per numero di referenze e +1,2 punti per confezioni vendute. I reparti più avanzati sono freddo, fresco e carni, mentre cura persona, petcare e bevande restano sotto la media, seppur in miglioramento.
Digitale e compostabilità restano marginali
Più contenuta la diffusione delle informazioni ambientali volontarie e degli strumenti digitali. Solo il 3,6% dei prodotti invita il consumatore a consultare online contenuti ambientali tramite QR code o link dedicati, una quota che scende ulteriormente se si considerano i volumi venduti.

Ancora marginale la comunicazione sulla certificazione di compostabilità degli imballaggi: appena lo 0,2% delle referenze e delle confezioni vendute riporta questa informazione, senza variazioni rispetto all’anno precedente. I pochi casi si concentrano soprattutto nei comparti freddo, cura casa e ortofrutta.
Trasparenza che cresce, con differenze tra produttori
L’analisi per tipologia di azienda mostra un divario significativo. Le private label e i grandi produttori risultano più avanzati nella comunicazione ambientale, mentre i produttori minori faticano a tenere il passo, con uno scarto che supera i 17 punti percentuali rispetto alla media. «La comunicazione ambientale sugli imballaggi sta diventando sempre più concreta e utile per i consumatori», osserva Simona Fontana, direttore generale CONAI. «Le indicazioni sui materiali e sulla raccolta differenziata non sono più un elemento accessorio, ma una componente strutturale della relazione tra imprese e cittadini».