Il mercato Horeca, secondo il Centro studi Italgrob su dati Circana, supera i 100 miliardi di euro, con 382.000 punti di consumo tra ristoranti, bar, pizzerie e hotel. Ma i numeri raccontano solo metà della storia: il settore dà lavoro a un milione e mezzo di persone, il 55% delle quali donne, e rappresenta un patrimonio culturale condiviso. «Il cibo è il primo vero prodotto italiano», ha sottolineato l’on. Mirco Carloni, «e il riconoscimento Unesco della cucina italiana ne ha rafforzato il valore sociale, oltre che economico». I relatori hanno ricordato come il fuori casa sia anche piattaforma per l’occupazione giovanile e veicolo per il made in Italy agroalimentare, confermando il ruolo strategico del settore non solo come produzione, ma come esperienza culturale e sociale. Nell’ambito della Beer&Food Attraction alla Fiera di Rimini, l’evento “Mercato dei consumi fuori casa fra carovita e inflazione. Tendenze e best practice per andare oltre la crisi”, organizzato da Italgrob, ha raccolto operatori, rappresentanti istituzionali e esperti del settore per discutere delle dinamiche che stanno ridefinendo il panorama Horeca in Italia. Gli spazi della fiera si sono animati di discussioni tra analisi di dati e storie di impresa. Le conversazioni hanno messo in luce un quadro complesso: se il giro d’affari complessivo cresce leggermente, la frequentazione dei locali registra un calo, con i consumatori sempre più attenti al rapporto qualità-prezzo e orientati verso scelte più economiche.

Visite in calo nei ristoranti, ma spesa in aumento
Nuove abitudini dei consumatori e delivery in crescita
Le analisi presentate hanno evidenziato che la spesa cresce, ma le visite calano. Il trading down è evidente: meno prodotti acquistati, spostamento verso segmenti economici e attenzione ossessiva al rapporto qualità-prezzo. Tuttavia, emergono nuovi comportamenti che modificano il mercato. Il delivery ha registrato incrementi fino al 12% in categorie come sushi e pizza, mentre il dining in è passato dal 9,4% al 15,6% in nove anni. Il settore della ristorazione commerciale in catena ha beneficiato di format più centrati sulla qualità-prezzo, capaci di attrarre consumatori giovani, inclusa la Generazione Z, e di sperimentare nuove esperienze di consumo. «Il mercato resta un pilastro nella vita degli italiani», ha osservato Dino Di Marino, direttore generale di Italgrob, «ma occorre valorizzare la formazione e l’innovazione per affrontare le sfide future».

Il delivery ha registrato incrementi fino al 12%
Beverage, innovazione e nuove nicchie
L’attenzione si è concentrata anche sul beverage. Mentre l’acqua del rubinetto cresce del 5%, le bevande alcoliche più tradizionali registrano un calo del 7%. Allo stesso tempo, i prodotti low e no alcol hanno registrato un aumento del 13% nell’ultimo anno, un segnale di cambiamento nelle preferenze dei consumatori più giovani e attenti al benessere.Secondo Marco Colombo di Circana, queste tendenze indicano che il settore dovrà adattarsi a mercati sempre più segmentati, puntando su salute, innovazione e nuovi formati di consumo, con attenzione alla sostenibilità e all’esperienza complessiva dei clienti.

Le bevande alcoliche più tradizionali registrano un calo del 7%
L’incontro ha visto la partecipazione di figure istituzionali e leader del settore. Il senatore Giorgio Salvitti, delegato dal ,inistro dell’Agricoltura, ha evidenziato gli effetti positivi delle misure governative sul potere d’acquisto e sulla qualità della vita, nonostante l’inflazione e l’aumento dei costi energetici. Antonio Portaccio, presidente di Italgrob, ha sottolineato la necessità di politiche mirate a sostenere le piccole e medie imprese, ridurre la burocrazia e creare un albo speciale per i distributori Horeca, riconoscendone formalmente il ruolo strategico nella filiera. Il presidente Matteo Zoppas di ICE ha evidenziato l’importanza del canale Horeca per la promozione internazionale del Made in Italy agroalimentare, con esportazioni in crescita e mercati strategici come gli Stati Uniti.

Gli interventi dei partecipanti hanno disegnato un quadro a doppio binario: criticità legate al calo della frequentazione e all’inflazione, ma anche opportunità legate a nuovi comportamenti dei consumatori, digitalizzazione, delivery, dining in e prodotti low/no alcol. Corrado Peraboni, ad di Italian Exhibition Group, ha confermato la centralità della manifestazione come piattaforma di business internazionale, rafforzata dalla presenza dei buyer esteri. L’Horeca è così stato raccontato non solo come mercato economico, ma come spazio di relazioni, innovazione e sperimentazione, dove la cucina italiana diventa strumento di valorizzazione culturale, sociale ed economica.