La firma dell’Arti (Agreement on reciprocal trade and investment) tra Stati Uniti e Argentina, avvenuta all'inizio di febbraio, ridefinisce gli equilibri nel commercio agroalimentare internazionale e accende i riflettori sulla tutela delle Dop e Igp italiane. L’intesa introduce una disciplina pArticolarmente permissiva sull’utilizzo dei nomi dei prodotti alimentari, incidendo direttamente sul tema dell’Italian sounding e sulla protezione delle Indicazioni Geografiche europee.

L'accordo Arti permette in Argentina la commercializzazione di molti prodotti con nomi richiamanti salumi italiani d'eccellenza
Il cuore del trattato è rappresentato da una lista di denominazioni considerate “generiche”, che Buenos Aires si impegna a non limitare per i prodotti statunitensi. In assenza di una dimostrazione formale di una “reputazione specifica essenzialmente attribuibile all’origine geografica”, quei nomi possono essere utilizzati liberamente, anche se richiamano produzioni storicamente legate a territori italiani o europei.
Elenco dei nomi generici: dai formaggi ai salumi italiani
L’Articolo 2.5 dell’accordo contiene un elenco dettagliato di termini per cui l'Argentina non limiterà l'accesso al mercato dei prodotti americani, che includono specialità note come Asiago, Burrata, Fontina, Gorgonzola, Grana, Mascarpone, Mozzarella, Parmesan, Pecorino, Provolone, Ricotta e Romano per i formaggi, e Bologna, Capocollo, Mortadella, Pancetta, Prosciutto e Salame per i salumi. La lista comprende anche denominazioni europee quali Brie, Camembert, Edam, Emmental, Feta, Gouda, Bratwurst, Chorizo e Kielbasa. L’inclusione formale di questi nomi nel trattato ne cristallizza la qualificazione come termini di uso comune nel rapporto bilaterale tra Washington e Buenos Aires. Dal punto di vista giuridico, ciò comporta che l’Unione Europea o l’Italia non potranno successivamente rivendicare l’esclusività di quelle denominazioni in Argentina, qualora siano considerate generiche nell’ambito dell’Arti.
Mauro Rosati di Qualivita: implicazioni internazionali e conflitti con Mercosur
Vede uno scenario difficile Mauro Rosati, direttore generale di Qualivita, la fondazione italiana che si occupa di tutela, valorizzazione e promozione delle Dop, Igp e Stg e, più in generale, delle Indicazioni Geografiche (IG) italiane ed europee. «È una situazione che già avevamo messo in evidenza in un accordo che gli Stati Uniti avevano stretto con la Cambogia qualche mese fa, e che sembra stiano proponendo anche a molte altre nazioni, tra cui anche l’India, ma che per le nostre denominazioni porterebbe danni seri. Oltretutto, la lista dei nomi generici accettati può anche essere incrementata. Il recente trattato del Mercosur non è ancora stato ratificato, e l’Arti entra palesemente in conflitto con esso».

Mauro Rosati, direttore generale di Qualivita
Rosati fa degli esempi concreti. «Penso a tutte le cause giudiziarie che sono state vinte dal Parmigiano per il nome Parmesan in passato. Ora però, con due accordi internazionali che di fatto si equivalgono, un giudice argentino cosa deciderà in un nuovo contenzioso? È molto difficile prevederlo oggi. Di sicuro l’Argentina è un caso che rientra in uno scenario più ampio che non mette in difficoltà solo le indicazioni geografiche, ma tutto il commercio internazionale. Servirà un gran lavoro diplomatico».
Italian sounding e concorrenza sui mercati sudamericani
L’impatto sull’agroalimentare italiano potrebbe essere significativo. Prodotti che richiamano Dop e Igp potranno essere commercializzati da operatori statunitensi senza dover rispettare i disciplinari di produzione previsti in Europa. Si tratta di standard che incidono su qualità, tracciabilità, controlli e costi produttivi.
Il rischio è una crescente concorrenza sul prezzo, con versioni “american style” di prosciutto o grana immesse sul mercato argentino a costi inferiori. Per il consumatore finale, la distinzione tra prodotto originale e imitazione potrebbe risultare meno immediata, rafforzando il fenomeno dell’Italian sounding in un’area strategica come il Sud America.
Le criticità rispetto all’accordo Ue-Mercosur
Uno degli aspetti più delicati riguarda la clausola di priorità contenuta nell’Articolo 2.3.2, che limita la possibilità per l’Argentina di assumere impegni con altri partner qualora risultino incompatibili con le concessioni fatte agli Stati Uniti.

Molti prodotti italiani, tra cui formaggi d'eccellenza, sono ancora più a rischio imitazione con l'accordo Arti
In pratica, Buenos Aires non potrà introdurre standard tecnici o certificazioni che possano essere interpretati come ostacoli al commercio bilaterale con Washington. Questo elemento entra in potenziale frizione con le tutele negoziate dall’Unione Europea nell’ambito dell’accordo Ue-Mercosur, il cui iter di ratifica è ancora in corso.
La posizione di Coldiretti: “Apre ai falsi a stelle e strisce”
Netta la presa di posizione di Coldiretti e Filiera Italia, che parlano di un’intesa che “apre il mercato sudamericano ai falsi a stelle e strisce - dal Grana al Parmesan, dalla Fontina al Gorgonzola, dall’Asiago al Pecorino fino alla Mortadella - cancellando di fatto la protezione accordata dal Mercosur alle eccellenze a indicazione d’origine italiane ed europee”. Secondo l’organizzazione agricola, le Dop italiane maggiormente esposte sarebbero Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma e Prosciutto di San Daniele, mentre tra le produzioni europee risultano vulnerabili anche camembert, feta, gouda ed emmental.

Coldiretti sottolinea inoltre come gli Stati Uniti siano già leader mondiali dell’Italian sounding, con un valore superiore ai 40 miliardi di euro, e mette in evidenza l’assenza del principio di reciprocità. L’accordo, evidenziano, consentirebbe l’ingresso a dazio zero di prodotti realizzati con standard non equivalenti a quelli richiesti agli agricoltori europei, in materia di pesticidi, diritti dei lavoratori e tutela ambientale. L’Arti entrerà in vigore entro 60 giorni dal completamento delle procedure interne. La rapidità dell’iter contrasta con i tempi più lunghi dell’accordo Ue-Mercosur, ancora oggetto di verifiche giuridiche e ratifiche nazionali. Questo scarto temporale potrebbe determinare un effetto anticipatorio: l’operatività del trattato Usa-Argentina rischia di incidere sugli equilibri commerciali prima che le tutele europee diventino effettive.