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Ballo di giorno nei bar, protesta delle discoteche: senza autorizzazioni è illegale

L’appello di Maurizio Pasca, presidente del Silb, nasce sull’eco mediatica del “Morning Club” di m2o a Milano e richiama l’attenzione sul soft clubbing, format che sposta dj set e ballo dalla notte al giorno. Il settore avverte, però, che iniziative simili (sempre più diffuse), in spazi non autorizzati, aggirano le regole e fanno concorrenza sleale alle discoteche

18 febbraio 2026 | 19:41
Le discoteche contro i bar con la musica di giorno: è illegale se non autorizzata
Le discoteche contro i bar con la musica di giorno: è illegale se non autorizzata

Ballo di giorno nei bar, protesta delle discoteche: senza autorizzazioni è illegale

L’appello di Maurizio Pasca, presidente del Silb, nasce sull’eco mediatica del “Morning Club” di m2o a Milano e richiama l’attenzione sul soft clubbing, format che sposta dj set e ballo dalla notte al giorno. Il settore avverte, però, che iniziative simili (sempre più diffuse), in spazi non autorizzati, aggirano le regole e fanno concorrenza sleale alle discoteche

18 febbraio 2026 | 19:41
 

Se si organizza «un evento dove si balla, anche di mattina, devono valere le stesse norme previste per le discoteche: sicurezza, autorizzazioni e controlli. Non possono esserci eccezioni». A partire da questa presa di posizione, Maurizio Pasca, presidente del Silb-Fipe (l’associazione che rappresenta discoteche e locali da ballo), interviene su Italia a Tavola utilizzando il boom social e mediatico legato alMorning Club” (in foto) di m2o - evento con dj set ospitato nel bar della Fabbrica del Vapore di Milano che, a quanto risulta, si sarebbe svolto con le autorizzazioni previste - per richiamare l’attenzione su un fenomeno in crescita, il cosiddetto soft clubbing, e ricordare che, al di là delle etichette, quando si organizza un appuntamento con musica e pubblico che balla valgono regole precise.

Montasio Cattel

Che cos’è il soft clubbing

Per capire davvero il senso della presa di posizione del Silb, però, è necessario fare un passo indietro e allargare lo sguardo al contesto in cui nasce la polemica, cioè al cosiddetto soft clubbing. Si tratta di un format esploso prima nelle grandi capitali internazionali e poi arrivato anche in Italia, che sposta il clubbing dalla notte al giorno - spesso alla (domenica) mattina - mantenendo dj set, pista e dinamiche tipiche della discoteca, ma in una fascia oraria diversa e con un’immagine più “leggera”. Ed è proprio qui che si innesta il ragionamento dell’associazione: cambiare orario o definizione non modifica la natura dell’attività. «Al di là dell’etichetta data all’evento - osserva Pasca - ciò che conta è cosa succede davvero: se c’è musica da ballo e pubblico che si raduna per ballare, allora devono valere le stesse regole previste per i locali da ballo».

Il nodo normativo: autorizzazioni, Tulps e concorrenza

Detto ciò, il presidente del Silb non chiude affatto la porta ai nuovi linguaggi dell’intrattenimento e, anzi, riconosce che format del genere possano avere un impatto positivo sul settore. Tuttavia, proprio perché il fenomeno cresce e richiama pubblico, secondo Pasca diventa ancora più necessario fissare paletti chiari: «L’innovazione nei format è legittima e può essere uno stimolo positivo per tutto il comparto, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme. Non si può ballare in luoghi non autorizzati. La sicurezza delle persone viene prima di ogni tendenza o moda del momento». Da qui, quindi, la richiesta esplicita di uniformità nei controlli: «Servono verifiche rigorose e un richiamo chiaro al rispetto delle regole, per evitare che un fenomeno nato come esperienza di socialità si trasformi in un serio problema di ordine e sicurezza pubblica».

Ballo di giorno nei bar, protesta delle discoteche: senza autorizzazioni è illegale

Maurizio Pasca, presidente del Silb-Fipe

Il nodo, del resto, è prima di tutto normativo. Non a caso Pasca insiste su un punto preciso: «Il tema non è se si balla di notte o di mattina. Il tema è che il ballo è un’attività regolamentata». Esistono infatti autorizzazioni specifiche, verifiche tecniche, limiti di capienza e requisiti strutturali e professionali che i locali da ballo devono rispettare. Di conseguenza, aggiunge, «non è accettabile improvvisare eventi danzanti in spazi nati per tutt’altra funzione». Il riferimento è anche economico oltre che giuridico: «I nostri imprenditori investono risorse ingenti per sicurezza, insonorizzazioni, uscite di emergenza e vigilanza. Consentire che si balli in luoghi non autorizzati significa creare una distorsione del mercato e penalizzare chi opera nella piena legalità». In quest’ottica il richiamo agli articoli 68 e 80 del Tulps diventa centrale, perché prevedono sopralluoghi e autorizzazioni obbligatorie per gli eventi di ballo, prescrizioni che - sottolinea - devono valere indistintamente per tutti.

Sicurezza e responsabilità pubblica

Infine, il richiamo alla responsabilità pubblica. Proprio perché il tema riguarda sicurezza e affollamenti, Pasca invita a non sottovalutare i rischi: «Dopo tragedie che hanno segnato profondamente l’opinione pubblica, come i fatti di Crans-Montana, non possiamo permetterci leggerezze. Quando si genera un assembramento in un locale privo delle necessarie autorizzazioni, senza piani di emergenza adeguati, senza controllo delle capienze, senza personale formato e senza misure di safety e security, si crea una situazione potenzialmente pericolosa».

Insomma, non si tratta di demonizzare un format che intercetta nuove abitudini e dimostra che il bisogno di musica e aggregazione è ancora forte. Il soft clubbing è una risposta di mercato, e come tale va letto. Ma proprio perché si muove dentro lo stesso perimetro dell’intrattenimento, deve rispettare le stesse regole. Il mondo delle discoteche, del resto, ricordiamo, arriva da anni complessi, segnati da un calo strutturale di presenze, dal cambiamento dei comportamenti dei giovani e dalla proliferazione di feste irregolari o iniziative organizzate anche in bar e spazi non autorizzati che sottraggono pubblico senza sostenere gli stessi obblighi e costi. In un contesto già fragile, ampliare ulteriormente le zone grigie normative rischia di creare uno squilibrio difficile da reggere.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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