Semisconosciute, ma di grande valore rurale e nutrizionale. Dal Fagiolo della splendida Valvestino, al Castagno di Balestrera, fino al Mais di Suzzara: sono tre delle otto specie vegetali lombarde che entrano a far parte dell’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare. Il Registro è stato istituito dal Ministero dell’Agricoltura per riconoscere il valore di varietà locali a rischio di estinzione o erosione genetica. E salgono così a 36 le risorse lombarde vegetali e animali oggi tutelate a livello nazionale.

Il Fagiolo della Valvestino è tra le 8 varietà appena entrate nell'Anagrafe nazionale della biodiversità agricola
Dai fagioli ai mais: le colture salvate dall’estinzione
Questi gli otto vegetali riconosciuti: in provincia di Brescia il Fagiolo della Valvestino e il Carciofo di Malegno, nel Mantovano viene riconosciuto il Mais di Suzzara, mentre nel Pavese il Pisello Precoce di Miradolo Terme e il Mais di Torre d’Isola. Sono della provincia di Bergamo il Mais Rostrato Rosso di Rovetta e il Castagno di Balestrera. Completa il quadro la provincia di Sondrio con la Patata Bianca di Starleggia. Iscrivere una varietà a questa Anagrafe significa non solo delimitarne l’origine territoriale e le caratteristiche distintive ma, di fatto, certificarne l’esistenza. Non è un elenco simbolico: è un atto formale dello Stato.

Biodiversità agricola tra identità territoriale e sviluppo rurale
L’Anagrafe serve a trasformare varietà che rischiavano di scomparire in patrimonio protetto e potenzialmente valorizzabile, con un ruolo che unisce tutela ambientale, identità culturale e prospettiva economica.«Si tratta - ha dichiarato l'assessore lombardo all'agricoltura Alessandro Beduschi - di varietà legate alla tradizione e spesso conservate nel tempo grazie all’impegno di aziende agricole e famiglie che ne hanno custodito sementi e metodi di coltivazione. Un patrimonio genetico che rappresenta non solo memoria storica, ma anche una possibile risorsa strategica di qualità per filiere e le economie locali».

L'assessore lombardo all'agricoltura Alessandro Beduschi
L’iscrizione nel registro attiva gli strumenti previsti dalla legge 194/2015 per la conservazione e la protezione delle varietà e razze locali, evitando che vengano perse o sostituite da materiale genetico standardizzato. Per entrare nell’Anagrafe, una risorsa deve essere correttamente caratterizzata e conservata nei campi, nelle aziende agricole oppure tramite banche del germoplasma o centri di ricerca. Questo garantisce che non sia solo 'memoria', ma patrimonio vivo. Le risorse iscritte possono essere oggetto di progetti di recupero, sostegno pubblico, filiere locali, percorsi di promozione e riconoscimento.
Cos’è l’Anagrafe nazionale e perché è uno strumento concreto di tutela
L’Anagrafe diventa quindi una leva di sviluppo rurale. Mantenere una base genetica ampia significa rendere l’agricoltura più resistente ai cambiamenti climatici e alle malattie. Per questo è importante rafforzare il lavoro di tutela e valorizzazione della biodiversità . È un impegno concreto che unisce istituzioni, studiosi e agricoltori , contribuendo a difendere l’identità produttiva di territori spesso semi-sconosciuti