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venerdì 29 maggio 2026  | aggiornato alle 18:28 | 119525 articoli pubblicati

A Catania nasce Kebastard: il kebab diventa un ponte fra culture e sapori

Andrea Graziano e Abdallah Dadi rileggono uno degli street food più diffusi al mondo attraverso ingredienti, tecniche e tradizioni diverse, riunite in un unico menu che attraversa più mondi gastronomici

 
29 maggio 2026 | 16:08

A Catania nasce Kebastard: il kebab diventa un ponte fra culture e sapori

Andrea Graziano e Abdallah Dadi rileggono uno degli street food più diffusi al mondo attraverso ingredienti, tecniche e tradizioni diverse, riunite in un unico menu che attraversa più mondi gastronomici

29 maggio 2026 | 16:08
 

Andrea Graziano è un imprenditore catanese che da quasi 25 anni interpreta la ristorazione come un fenomeno culturale prima ancora che commerciale. Un percorso costruito tra viaggi, visioni e intuizioni che lo ha portato a raccontare il cibo e a trasformarlo in esperienza concreta attraverso il suo progetto più noto, Fud Bottega SiculaAbdallah Dadi, nato in Tunisia, è arrivato in Italia ancora minorenne, in fuga dal regime di Ben Ali. Ha trovato nella cucina il suo spazio, il suo linguaggio e la sua direzione. È cresciuto tra studio, lavoro e confronto continuo, entrando giovanissimo nell’orbita di Graziano e costruendo nel tempo una solida esperienza professionale. Dall’incontro tra queste due storie è nato Kebastard, il nuovo locale inaugurato lo scorso 27 maggio a Catania. Un progetto dalla forte identità che prende uno dei cibi più diffusi e riconoscibili al mondo, il kebab, e lo trasforma in un simbolo multiculturale in cui convivono tradizioni gastronomiche differenti accomunate dallo spiedo, dalla cottura sul fuoco e dalla pita tirata a mano.

Andrea Graziano e Abdallah Dadi
Andrea Graziano e Abdallah Dadi

Un kebab che diventa racconto di identità e contaminazioni

Il nome stesso, Kebastard, sottolinea la natura ibrida e radicale del progetto, mettendo in discussione l’idea tradizionale di kebab e trasformandolo in un piatto-simbolo di culture diverse. Un incrocio che nasce in piazza Giuseppe Sciuti, nel centro storico. «Kebastard si rivolge a una generazione abituata alla contaminazione culturale, molto più sensibile all’autenticità che alla perfezione - ha raccontato Graziano. Ma, come spesso accade nei progetti radicali, la sua natura è trasversale: parte da un cibo popolare, spesso banalizzato, e gli restituisce spessore, dignità e immaginario».

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«Quando sono arrivato in Italia non parlavo la lingua, non conoscevo nessuno. Ma in cucina è stato tutto più chiaro. Il fuoco, la carne, il pane: questi non hanno bisogno di traduzione, sono il linguaggio più antico che esista. Ed è lì che ho trovato il mio posto. Non mi sono mai sentito completamente di un Paese solo. E alla fine ho smesso di vederlo come un problema. Essere in mezzo significa avere più punti di vista, più sapori, più possibilità. Kebastard nasce anche da questo: dall’idea che l’incrocio non è una mancanza, è una risorsa» ha aggiunto Dadi. Il format è essenziale e lascia spazio al gusto e all’esperienza: niente servizio al tavolo. Si ordina, si ritira e si mangia.

Dal Giappone al Mediterraneo: un menu che attraversa il mondo

Nel menu trovano posto bevande no alcol come la kombucha, accanto a una selezione di birre artigianali e drink analcolici. La proposta gastronomica è pensata come un viaggio che attraversa culture e geografie differenti. Si parte dai piccoli spiedi dal mondo - yakitori giapponesi, satay thailandesi, seekh pakistani e souvlaki greci - per arrivare agli arrosticini di cavallo con chimichurri e ricotta salata. Ampio spazio è dedicato alle diverse interpretazioni del kebab, ognuna rappresentativa di un Paese e di una tradizione: doner, shawarma, seekh e gyros. Non mancano le suggestioni messicane con tacos di carne e versioni vegetariane, preparati con sfoglie artigianali di mais.

Da Kebastard il menu attraversa continenti, tradizioni e culture gastronomiche
Da Kebastard il menu attraversa continenti, tradizioni e culture gastronomiche

Tra i piatti principali spicca il “Bastard doner”, preparato con pollo speziato e marinato, cotto allo spiedo verticale su pietra lavica. C’è poi il “Black shawarma”, con carne di manzo marinata e speziata alle erbe, cotta con patate cipollina e servita con yogurt di bufala artigianale ragusana. Non mancano le proposte vegetariane, come “The natural bab”, kebab di melanzane speziate servito con falafel, hummus e yogurt di bufala all’aneto. Mondi apparentemente lontani si incontrano attorno a tre elementi comuni - spiedo, brace e fuoco - dando vita a preparazioni che attraversano Medio Oriente, Mediterraneo, Asia e Messico prima di approdare in Sicilia, terra che da sempre vive di passaggi, incontri e stratificazioni culturali.

Non si tratta di una fusione di maniera, ma di un lavoro di studio su carni, marinature, speziature e tecniche di cottura. Le carni, di provenienza italiana e certificate halal, vengono lavorate e cotte tra griglia, fuoco e pietra lavica. Le salse sono artigianali, mentre la base è una pita preparata a mano che richiama un gesto antico e condiviso da molte cucine del Mediterraneo. La Sicilia è presente in modo evidente, ma inserita in un racconto che ripercorre le radici mediterranee dell’isola. Tra gli ingredienti utilizzati figurano lo za’atar con sommacco siciliano, il sesamo di Ispica e le erbe spontanee di Enrico Russino, lo yogurt di bufala e il cosacavaddu ibleo dell’azienda Bubalus, l’aglio rosso di Nubia e la provola delle Madonie dell’azienda Invidiata.

Il design di Kebastard firmato da Fatima Costa

Il progetto di interior design è firmato dall’architetta Fatima Costa e nasce non dalla ricerca di uno stile preciso, ma dalla costruzione di una vera e propria stratificazione culturale. Skyline mediterranei si sovrappongono a geometrie pop. Un lampadario diventa un mercato di spezie sospeso sul soffitto, mentre tubi industriali convivono con elementi artigianali interamente realizzati a mano, senza gerarchie estetiche. Il risultato è uno spazio costruito per sovrapposizioni di simboli, materiali e riferimenti provenienti da mondi differenti, capaci di convivere in equilibrio senza perdere la propria identità. Anche i bagni entrano a far parte del racconto: una parete curva accoglie geometrie islamiche dalle quali emergono mani, simbolo di un Mediterraneo dove spesso un gesto vale più di una frase.

La sala interna di Kebastard
La sala interna di Kebastard

Sulle saracinesche, le illustrazioni dell’artista catanese Chiara Abramo trasformano la facciata in una parte integrante del progetto e dialogano con la vivace piazza Giuseppe Sciuti, già interessata negli ultimi anni da un percorso di riqualificazione urbana. «Già dal nome, Andrea Graziano mi aveva convinta. Non mi interessava trovare uno stile. Mi interessava costruire uno spazio che fosse un incrocio reale - ha commentato Fatima Costa. Ho lavorato per stratificazione: simboli e materiali provenienti da culture diverse che convivono senza uniformarsi. Ogni cultura che entra in quel luogo può essere identificata».

I posti a sedere e gli orari del locale

Il locale dispone di 12 posti a sedere all’interno e una trentina all’esterno. È aperto dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 2 di notte, mentre sabato e domenica l’apertura è anticipata alle 12, sempre fino alle 2. Durante la già citata serata inaugurale, a partire dalle 19, gli ospiti sono stati accompagnati da una continua somministrazione di piccoli kebab, serviti in piattini di carta e da chiudere con le proprie mani. Il tutto è stato accompagnato da abbondante birra bionda del birrificio artigianale Tarì di Modica (Rg), proposta per l’occasione con un’etichetta personalizzata.

Piazza Sciuti 9 95131 Catania
Tel +39 095 246 8119
Lun-Ven 18:00-02:00; Sab-Dom 12:00-02:00

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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