La notizia più che curiosa è interessante e fotografa una realtà (dopo anni di semi abbandono) in costante crescita. In Lombardia i produttori di formaggio a latte crudo sono 1.300, con 300 agricoltori-alpeggiatori interessati direttamente a questa attività. Un comparto che deve essere costantemente monitorato, soprattutto per la tutela della salute pubblica. La Regione ha così deciso di istituire un apposito gruppo di lavoro per "la salvaguardia di pascoli, malghe, alpeggi e il sostegno all'agricoltura e agli allevamenti di montagna". E il 2 luglio è entrato in vigore il piano alpeggi 2026, che punta a rafforzare la sicurezza delle casearie di montagna attraverso controlli più mirati e una maggiore attenzione alla qualità dell'acqua utilizzata nelle malghe.

Lombardia, la Regione rilancia il latte crudo con controlli gratuiti nelle malghe
Si tratta di un progetto sperimentale di monitoraggio microbiologico durante la stagione d'alpeggio che solleverà i produttori dal sostenere le spese dei campionamenti. Inoltre, sono previsti percorsi di formazione per gli operatori e l'aggiornamento delle linee guida regionali sulla trasformazione del latte, invariate da oltre 25 anni. La vendita del latte crudo dovrà essere accompagnata da indicazioni chiare per il consumatore, a garanzia in particolare delle categorie più fragili. «Chi non rispetta nemmeno le basilari regole igienico-sanitarie - è stato detto durante la riunione del gruppo di lavoro presieduto da Giacomo Zamperini - rappresenta un problema per tutta la filiera».
«Nello stesso tempo deve essere però tenuto conto di chi lavora in montagna, spesso in piccolissime aziende, che non può essere considerato come se operasse in pianura». In accordo con l'Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell'Emilia, ogni dieci giorni verranno effettuati campionamenti delle cagliate durante la permanenza in montagna. Per la cronaca, il costo di ogni campionamento si aggira fra gli 80 e i 100 euro, costi che saranno sostenuti dagli enti pubblici. E in futuro il piano regionale, oltre alla fondamentale tutela della salute pubblica, dovrà anche ragionare sulla sostenibilità economica degli alpeggi, il ricambio generazionale, gli investimenti e la valorizzazione commerciale dei formaggi a latte crudo con la relativa compensazione dei costi.
Di Renato Andreolassi