Sembrano buone notizie per l’agroalimentare italiano quelle che arrivano dagli Stati Uniti, dove la Corte Suprema ha bocciato i dazi voluti da Donald Trump. A prima vista potrebbe sembrare una svolta, ma nel settore l’entusiasmo resta contenuto, perché lo stesso Trump ha già fatto capire di avere in mente strade alternative per riproporli. In altre parole, la sentenza segna uno stop, non necessariamente la fine della storia. A sottolinearlo senza giri di parole è anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha invitato tutti a non aspettarsi scossoni immediati: «Ci sono delle misure temporanee che possono adottare gli americani, che già si aspettavano questa decisione. Quindi non credo che ci saranno grandi cambiamenti per quanto riguarda le nostre esportazioni». È un passaggio che restituisce bene l’incertezza che attraversa il comparto, sospeso tra chi invita alla cautela, come Uiv, e chi invece accoglie la sentenza come un segnale positivo, come Coldiretti e Filiera Italia.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani
I timori (e i numeri) dietro la cautela del comparto vinicolo
«Non possiamo festeggiare la bocciatura della legittimità dei dazi da parte della Corte Suprema americana - ha detto il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi. Si profila una più che probabile reimposizione delle tariffe attraverso vie legali alternative a cui si aggiunge il forte rischio incertezza che tale decisione può determinare nei rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti. Considerati i danni arrecati al settore in questi mesi, auspichiamo che la situazione di stallo possa risolversi a breve per non alterare ulteriormente le dinamiche commerciali e monetarie».
Il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi
I numeri aiutano a capire il perché di tanta prudenza. Secondo l’Osservatorio Uiv, la seconda parte dell’anno si è rivelata particolarmente difficile per il vino italiano negli Usa, penalizzato dai dazi ma anche da un calo dei consumi che prosegue da anni. Le proiezioni indicano per il 2025 una chiusura delle esportazioni a -9%, pari a circa 177 milioni di euro in meno rispetto all’anno precedente, con un rosso stimato di 225 milioni nel solo secondo semestre rispetto allo stesso periodo del 2024. «I dazi - ha aggiunto il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti - si inseriscono in un mercato Usa già complesso, con consumi di vino scesi del 5% nel 2025 per il quinto anno consecutivo. Questa sentenza, pur condivisibile nel merito, rischia un effetto boomerang: più incertezza e ordini fermi finché non sarà chiaro il quadro normativo».
Coldiretti e Filiera Italia esultano, ma ora serve dialogo con gli Usa
Su un registro diverso si è invece collocata la reazione di Coldiretti e Filiera Italia, che ha di fatto interpretato la decisione come un segnale incoraggiante dopo mesi complicati: «I dazi - hanno scritto in un comunicato congiunto - hanno fatto subire un pesante rallentamento dell’export agroalimentare italiano, con perdite consistenti fino a quasi 400 milioni di euro totali. Ora è fondamentale costruire un confronto e non uno scontro tra Europa e Usa per favorire le nostre economie».
I dazi hanno fatto perdere 400 milioni di euro totali all'agroalimentare italiano
Il nodo legale: perché la Corte ha fermato i dazi
Proprio questa sentenza, al centro delle reazioni contrapposte del settore, ruota attorno all’uso dell’International Emergency Powers Act, la norma a cui Trump si era appellato per giustificare le tariffe del cosiddetto “Liberation Day”. I giudici hanno stabilito che quella legge non autorizza il presidente a imporre dazi. Il provvedimento, nato negli anni Settanta dopo le misure protezionistiche adottate da Richard Nixon in piena crisi della bilancia dei pagamenti seguita al crollo del sistema di Bretton Woods, consente al capo della Casa Bianca di intervenire di fronte a “minacce straordinarie” dichiarando un’emergenza nazionale e regolando anche l’importazione di beni esteri. Tuttavia nel testo non compare alcun riferimento esplicito alle tariffe doganali, che restano materia del Congresso insieme alla fiscalità, salvo deleghe specifiche e circoscritte.
Divisioni tra i giudici e reazione della Casa Bianca
Il dato politico pesa quanto quello giuridico, perché la maggioranza si è formata grazie a un incrocio di schieramenti che a Washington ha fatto rumore: tre giudici conservatori hanno votato insieme ai tre liberal. Si tratta di Amy Coney Barrett, Neil M. Gorsuch e del presidente della Corte John Roberts. Dall’altra parte si sono schierati Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh, favorevoli alla linea dell’amministrazione. Un equilibrio inatteso che segnala come il tema dei poteri presidenziali continui a dividere anche l’area conservatrice americana quando entra in gioco il rapporto tra Casa Bianca e Congresso. Trump ha reagito con durezza, definendo la decisione una «vergogna» e, come annunciato, assicurando di avere già pronto un piano alternativo.
Trump ha già annunciato di avere già pronto un piano alternativo
Parole che, sostanzialmente, lasciano intuire come la partita commerciale non sia affatto chiusa e che nuove iniziative possano arrivare sotto altre forme normative o attraverso strumenti diversi, magari più difficili da impugnare sul piano costituzionale. «Prendiamo atto della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti e la stiamo analizzando attentamente. Restiamo in stretto contatto con l'amministrazione statunitense per chiarire quali misure intende adottare in risposta a tale sentenza. Le imprese su entrambe le sponde dell'Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Continuiamo quindi a sostenere tariffe basse e a lavorare per ridurle» ha poi dichiarato un portavoce della Commissione Ue all’Ansa.