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mercoledì 11 febbraio 2026  | aggiornato alle 17:30 | 117350 articoli pubblicati

Il brunch non è una moda, ma un asset che fa crescere l’hotel

Da formula conviviale dell’800 a potente strumento di marketing: il brunch è oggi un’opportunità concreta per gli hotel. Manuel Windegger, esperto di accoglienza e ristorazione, analizza format, costi, allestimento, food cost e coerenza di brand, spiegando perché il brunch può diventare un servizio distintivo e sostenibile

11 febbraio 2026 | 12:06
Il brunch non è una moda, ma un asset che fa crescere l’hotel
Il brunch non è una moda, ma un asset che fa crescere l’hotel

Il brunch non è una moda, ma un asset che fa crescere l’hotel

Da formula conviviale dell’800 a potente strumento di marketing: il brunch è oggi un’opportunità concreta per gli hotel. Manuel Windegger, esperto di accoglienza e ristorazione, analizza format, costi, allestimento, food cost e coerenza di brand, spiegando perché il brunch può diventare un servizio distintivo e sostenibile

11 febbraio 2026 | 12:06
 

Nato come momento di incontro e convivialità nell’Inghilterra dell’Ottocento, il brunch è oggi una delle formule più interessanti per gli hotel che vogliono ampliare l’offerta F&B e differenziare la propria proposta. In Italia la sua diffusione è relativamente recente, ma negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più strategico, soprattutto nelle città d’arte e nei grandi centri urbani. Secondo Manuel Windegger, esperto di accoglienza e marketing della ristorazione, il brunch non è semplicemente una “colazione allungata”, ma un servizio che, se progettato correttamente, permette di ottimizzare costi, valorizzare il magazzino, attrarre clientela esterna e rafforzare il posizionamento dell’hotel.

Le origini del brunch e il suo arrivo negli hotel italiani

Il brunch affonda le sue radici nella cultura anglosassone ed è stato concepito come momento di socialità nei weekend e nei giorni festivi. «Nasce come formula di condivisione, pensata per la tarda mattinata della domenica», spiega Windegger. In Italia arriva a metà degli anni Novanta, soprattutto grazie alle catene alberghiere internazionali e agli hotel a gestione straniera, inizialmente nelle grandi città come Milano, Roma e Venezia, per poi essere adattato alla cultura gastronomica italiana.

Il brunch affonda le sue radici nella cultura anglosassone
Il brunch affonda le sue radici nella cultura anglosassone

Uno degli errori più comuni è considerare il brunch una semplice estensione della colazione. «Il brunch deve essere un vero equilibrio tra breakfast e lunch», sottolinea Windegger. Accanto agli elementi classici come uova, pancake e caffetteria, trovano spazio primi piatti, portate calde, salumi e formaggi del territorio, dolci e preparazioni più elaborate. Fondamentale è la combinazione tra buffet e piatti serviti al tavolo, capace di dare valore all’esperienza senza appesantire il servizio.

Beverage, allestimento, food cost e gestione del personale

A fare la differenza tra un brunch qualsiasi e un brunch di successo non è solo il cibo. «L’allestimento del buffet, l’atmosfera e il servizio sono elementi determinanti- afferma Windegger - Il beverage va oltre succhi e caffetteria, includendo cocktail, bollicine o proposte più ricercate. Anche la selezione di tè, spesso trascurata, contribuisce a costruire un’esperienza percepita come curata e di qualità».

Manuel Windegger, esperto di accoglienza e marketing della ristorazione
Manuel Windegger, esperto di accoglienza e marketing della ristorazione

Alcune preparazioni iconiche del brunch, come club sandwich, avocado toast o tartine gourmet, richiedono tempi lunghi e personale formato. «Sono piatti che non puoi improvvisare su un buffet standard», osserva Windegger. Questo implica una riflessione attenta su food cost, organizzazione della cucina e numero di addetti in servizio. Nei contesti di fascia alta, il prezzo può variare dai 70 ai 130 euro, includendo anche champagne o prodotti premium come ostriche, sempre in coerenza con il posizionamento dell’hotel.

Il brunch come leva di ricavo e strumento di marketing e riduzione degli sprechi

Per molti hotel il brunch rappresenta una doppia opportunità: economica e comunicativa. «La domenica è spesso un giorno ideale per ottimizzare i prodotti in magazzino ancora utilizzabili - spiega Windegger - Inoltre, aprire il brunch anche a clientela esterna consente di attrarre persone del territorio, offrendo loro un’esperienza in hotel che altrimenti non vivrebbero. Newsletter, social e proposte tematiche rendono il brunch un potente strumento di marketing e fidelizzazione».

Manuel Windegger, esperto di accoglienza e marketing della ristorazione
Manuel Windegger, esperto di accoglienza e marketing della ristorazione

La prenotazione anticipata è un elemento chiave per la sostenibilità del servizio. «Avere uno storico delle prenotazioni permette di pianificare acquisti, personale e produzione», evidenzia Windegger. Questo approccio consente di ridurre sprechi, proporre varianti mirate (come diverse tipologie di salmone) e creare pacchetti dedicati nei periodi di minore affluenza.

Coerenza di brand e adattamento al territorio

Non tutti gli hotel devono proporre brunch di lusso. «La regola è la coerenza con la propria immagine - conclude Windegger - Un tre stelle può risultare più credibile valorizzando prodotti locali, vini del territorio o un buon prosecco, piuttosto che champagne e caviale. Il successo del brunch dipende dalla capacità di adattare il format al contesto, alle aspettative degli ospiti e all’identità della struttura».

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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