Più aumentano gli alimenti ultra-processati nella dieta quotidiana, più cresce il rischio di fratture e diminuisce la densità ossea. È quanto emerso da uno studio guidato da Lu Qi della Tulane University, pubblicato sul British Journal of Nutrition. La ricerca ha analizzato oltre 160mila persone attraverso i dati della Uk Biobank, seguendole per più di 12 anni.

Cibi ultra-processati e ossa: lo studio collega il consumo alla perdita di densità
Che cosa sono i cibi ultra-processati
Prima di entrare nel dettaglio dello studio, è utile chiarire cosa si intende per alimenti ultra-processati. Si tratta di prodotti industriali ottenuti attraverso lavorazioni complesse e l’aggiunta di ingredienti come additivi, conservanti, coloranti, emulsionanti e aromi artificiali. Sono cibi progettati per essere pronti al consumo, facilmente conservabili e dal gusto standardizzato.
Esempi di alimenti ultra-processati
Gli alimenti ultra-processati sono prodotti industriali ricchi di additivi, zuccheri, sale e grassi, pensati per essere pratici e pronti al consumo. Tra i più diffusi ci sono snack confezionati (patatine, cracker aromatizzati), biscotti e merendine, cereali zuccherati, barrette energetiche, bevande gassate ed energy drink, succhi con zuccheri aggiunti, piatti pronti e pizza surgelata, hamburger e hot dog industriali, carne lavorata (würstel, nuggets), salse pronte, zuppe istantanee, gelati industriali, formaggi fusi, yogurt aromatizzati e snack dolci e salati ultra lavorati.
Spesso presentano un elevato contenuto di sale, zuccheri e grassi, ma un profilo nutrizionale povero di fibre, vitamine e micronutrienti. Negli ultimi anni, questi prodotti hanno assunto un ruolo sempre più centrale nella dieta quotidiana, soprattutto per motivi di praticità e costo. Tuttavia, una crescente letteratura scientifica li collega a diversi altri rischi per la salute, tra cui obesità, diabete, malattie cardiovascolari e altre patologie croniche.
Consumo elevato e impatto sulla densità ossea
Detto ciò, tornando allo studio, i ricercatori hanno osservato che un consumo elevato di prodotti industriali - ricchi di additivi, sale e grassi - è associato a una riduzione della densità minerale ossea, in particolare a livello del femore e della regione lombare, e a un aumento del rischio di fratture dell’anca. In media, i partecipanti consumavano circa otto porzioni al giorno di alimenti ultra-processati. L’analisi ha mostrato che per ogni 3,7 porzioni aggiuntive quotidiane - equivalenti, ad esempio, a un piatto pronto surgelato, un biscotto e una bibita gassata - il rischio di frattura dell’anca aumenta del 10,5%.

I ricercatori collegano il consumo elevato di prodotti industriali a una riduzione della densità ossea
Parallelamente, è stata rilevata una riduzione della densità ossea in diverse aree dello scheletro, con effetti che nel tempo possono compromettere la solidità dell’osso. «Abbiamo scoperto che un elevato consumo di alimenti ultra-processati è collegato a una riduzione della densità minerale ossea in diverse sedi, tra cui aree chiave del femore superiore e della regione lombare - ha spiega Lu Qi. Sebbene studi recenti abbiano suggerito che questi alimenti possano influire sulla salute delle ossa, questa è la prima volta che tale relazione viene esaminata direttamente negli esseri umani».
I soggetti più a rischio e le possibili cause
L’analisi ha evidenziato inoltre che il legame è più marcato nelle persone sotto i 65 anni e nei soggetti sottopeso, con un indice di massa corporea inferiore a 18,5. Una condizione che rappresenta già un fattore di rischio per la salute delle ossa e che può amplificare gli effetti negativi di una dieta ricca di prodotti industriali. Secondo Qi, nei più giovani il fenomeno potrebbe essere legato anche a una maggiore capacità dell’organismo di assorbire gli ingredienti potenzialmente nocivi presenti in questi alimenti. «I nostri risultati non sono sorprendenti - ha concluso il ricercatore. Gli alimenti ultra-processati sono stati costantemente associati a vari disturbi legati all'alimentazione e la salute delle ossa dipende da una corretta alimentazione».