Ci sono etichette che si limitano a raccontare un vino e altre che chiedono qualcosa in cambio. Ripe d’Altura ed Ell’èNoir, i primi Metodo Classico firmati Mastroberardino, appartengono senza esitazioni alla seconda categoria: non si offrono allo sguardo in modo passivo, ma invitano a un gesto, a un’interazione fisica che rompe la distanza tra bottiglia e consumatore. L’etichetta non si guarda soltanto, si strappa. Ed è proprio in quel gesto che si compie la seduzione.

Ripe d’Altura ed Ell’èNoir, i primi Metodo Classico firmati Mastroberardino
Prima, la superficie: Ripe d’Altura si presenta con una teoria di soli dorati, segni grafici che evocano luce, energia, verticalità. Ell’èNoir, al contrario, sceglie la notte e mette in scena le fasi lunari, un ritmo visivo più misterioso, introspettivo, trattenuto.

Lo svelamento dell’etichetta e il volto di Bacco tra arte e vino
Poi, lo svelamento. Una volta strappata l’etichetta esterna, in entrambi i casi affiora il volto di Bacco, riprodotto da uno dei tre dipinti custoditi nelle storiche cantine di Atripalda. Un richiamo diretto alla Art Gallery aziendale, dove il vino convive da tempo con le opere d’arte, e dove la figura del dio del vino torna come archetipo, memoria, simbolo di origine.
In Ripe d’Altura ed Ell’èNoir la seduzione non passa dal clamore, ma dal dettaglio e dal gesto. Da ciò che si mostra e da ciò che si nasconde. E da un’etichetta che non si limita a contenere il vino, ma invita a scoprirne l’immaginario, strappo dopo strappo.
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