Se per Federvini a seguito dei dazi degli Stati Uniti le cantine italiane avrebbero sostenuto costi extra per circa 180 milioni di euro, l'analisi di Uiv (Unione italiana vini) restituisce un quadro ancora peggiore. Il vino italiano ha infatti aperto il 2026 con un nuovo rallentamento sui mercati esteri. Secondo i dati Istat elaborati dall’Osservatorio Uiv, nel primo bimestre dell’anno l’export si è fermato a 1,03 miliardi di euro, in calo del 13,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. A incidere soprattutto è il mercato statunitense dove, nei dodici mesi compresi tra aprile 2025 e marzo 2026, le spedizioni italiane hanno registrato una flessione del 17% in valore, pari a oltre 340 milioni di euro in meno, con volumi in discesa del 9%, ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni.
Primo bimestre negativo per le esportazioni
Come detto, secondo i dati diffusi da Istat ed elaborati dall’Osservatorio Uiv, nel primo bimestre dell’anno l’export registra un calo tendenziale del 13,3% in valore, fermandosi a quota 1,03 miliardi di euro. A condizionare il risultato è soprattutto il rallentamento delle spedizioni verso gli Stati Uniti, primo mercato di destinazione del vino italiano prima dell’introduzione delle tariffe aggiuntive americane.
Export vino verso gli Usa: il vino italiano perde il 13% nei primi mesi del 2026
Prima dell’avvio dei dazi, il mercato statunitense rappresentava circa il 24% dell’export complessivo del vino italiano, con un valore annuo vicino ai 2 miliardi di euro. A un anno dall’introduzione delle misure tariffarie, l’impatto sulle esportazioni appare ancora evidente. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv, tra aprile 2025 e marzo 2026 il saldo tendenziale registra una riduzione del 17% in valore rispetto ai dodici mesi precedenti, equivalente a oltre 340 milioni di euro in meno. Anche sul fronte dei volumi il dato resta negativo: le spedizioni verso gli Usa risultano in calo del 9%, toccando il livello più basso degli ultimi dieci anni.
Prezzi medi ridotti per sostenere il mercato
Tra gli elementi che hanno inciso maggiormente sul risultato c’è anche la revisione dei listini praticata dalle imprese italiane. Per limitare l’impatto dei dazi sui consumatori americani, molte aziende hanno scelto di ridurre i prezzi medi di vendita di circa il 9%, comprimendo ulteriormente i margini. Nel periodo compreso tra aprile 2025 e marzo 2026 il valore complessivo dell’export verso gli Stati Uniti si è attestato a 1,65 miliardi di euro, contro gli 1,99 miliardi del periodo precedente. I vini fermi in bottiglia hanno registrato una flessione vicina al 19%, fermandosi a 1,05 miliardi di euro, mentre gli sparkling hanno chiuso a 588 milioni di euro, con una riduzione del 14%.

Qualche segnale di rallentamento della fase negativa
Secondo l’Osservatorio, nelle ultime settimane si intravedono però alcuni primi elementi di stabilizzazione. Nel mese di marzo si è registrato infatti un lieve aumento dei volumi spediti oltreoceano, il primo dopo nove mesi consecutivi di contrazione. Per aprile viene inoltre stimata una moderata crescita del valore esportato, anche se il primo trimestre dell’anno resta ampiamente negativo, soprattutto sul fronte del fatturato, che mostra una flessione del 21%.
Lamberto Frescobaldi, presidente Uiv
Sul quadro complessivo è intervenuto anche il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, che ha sottolineato il peso dei dazi e della svalutazione del dollaro sul mercato americano. «In un contesto già reso difficile dal calo strutturale dei consumi in termini di volume, i dazi e la conseguente svalutazione del dollaro hanno ulteriormente accentuato il ribasso su un mercato decisivo per il nostro vino», ha dichiarato Frescobaldi. Secondo il presidente di Uiv, sarà determinante il lavoro diplomatico europeo per favorire una maggiore stabilità nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti nei prossimi mesi.