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martedì 19 maggio 2026  | aggiornato alle 18:54 | 119306 articoli pubblicati

verso 13 paesi

Il vino italiano guarda ai mercati emergenti: export oltre i 400 milioni

Le esportazioni di vino italiano in 13 mercati emergenti superano i 400 milioni di euro nel 2025. Crescono Polonia, Messico e Romania, mentre gli spumanti aumentano il loro peso nell’export nazionale

 
19 maggio 2026 | 16:11

Il vino italiano guarda ai mercati emergenti: export oltre i 400 milioni

Le esportazioni di vino italiano in 13 mercati emergenti superano i 400 milioni di euro nel 2025. Crescono Polonia, Messico e Romania, mentre gli spumanti aumentano il loro peso nell’export nazionale

19 maggio 2026 | 16:11
 

Nel 2025 le esportazioni di vino italiano verso tredici mercati emergenti hanno superato i 400 milioni di euro, registrando una crescita del 4,3% rispetto all’anno precedente. Il dato emerge dal nuovo report di Wine Monitor Nomisma, che analizza l’andamento delle vendite italiane in Paesi considerati strategici per lo sviluppo futuro del comparto. Si tratta di aree accomunate da consumi ancora relativamente contenuti ma caratterizzate da margini di crescita significativi per il vino importato.

Il vino italiano guarda ai mercati emergenti: export oltre i 400 milioni

Vino italiano, i mercati emergenti superano i 400 milioni di export nel 2025

Guerre, dazi e consumi in calo spingono la ricerca di nuovi sbocchi

Il lavoro di diversificazione dei mercati si inserisce in una fase complessa per il comparto vitivinicolo internazionale. Le tensioni geopolitiche, il rallentamento dei consumi e l’incertezza commerciale legata ai dazi negli Stati Uniti stanno spingendo molte aziende italiane a rafforzare la presenza in destinazioni considerate fino a pochi anni fa secondarie. Gli Stati Uniti restano il principale mercato per il vino italiano, ma cresce l’interesse verso Paesi dove la domanda si sta strutturando soprattutto nei segmenti medio e medio-alti. Secondo il report, negli ultimi cinque anni le importazioni complessive di vino nei tredici mercati analizzati sono aumentate mediamente del 7,1% annuo, raggiungendo un valore complessivo di 1,7 miliardi di euro.

L’analisi ha preso in esamei seguenti Paesi:

  • Angola
  • Bulgaria
  • Colombia
  • Costa d’Avorio
  • India
  • Kazakistan
  • Marocco
  • Messico
  • Perù
  • Polonia
  • Repubblica Ceca
  • Romania
  • Thailandia

Polonia e Repubblica Ceca guidano la domanda

Tra i mercati monitorati, la Polonia si conferma il principale importatore sia per valore sia per volumi, seguita da Repubblica Ceca, Messico e Romania. Per il vino italiano la crescita è sostenuta anche dalla diffusione della ristorazione italiana e dalla presenza di operatori specializzati in prodotti premium e fascia medio-alta. In diversi Paesi il consumo di vino continua infatti a essere legato all’esperienza gastronomica e all’evoluzione dei modelli urbani di consumo. «Per compensare la flessione delle esportazioni è necessario individuare nuovi sbocchi superando riserve e stereotipi che a volte condizionano le strategie di internazionalizzazione dei nostri produttori», osserva Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma.

Crescono gli spumanti nel mix export italiano

L’analisi evidenzia anche un cambiamento nella composizione dell’export. I vini fermi e frizzanti imbottigliati restano la categoria principale e rappresentano il 58% del valore esportato, ma il loro peso è diminuito rispetto al 2019. Parallelamente cresce la quota degli spumanti, passata dal 32% al 37% nell’arco degli ultimi anni. Un’evoluzione che riflette la maggiore capacità di penetrazione internazionale delle bollicine italiane, soprattutto nei mercati in cui il consumo di vino è ancora in fase di espansione.

Il vino italiano guarda ai mercati emergenti: export oltre i 400 milioni

Continua la crescita dell'export degli spumanti

Strategie di lungo periodo per il vino italiano

Secondo Nomisma, la crescita nei mercati emergenti richiede strategie meno episodiche e più strutturate, capaci di adattarsi ai cambiamenti della domanda locale. «È fondamentale individuare i mercati con il maggiore potenziale di sviluppo, rilevare i segnali di cambiamento nelle preferenze di consumo e sviluppare una strategia solida e di lungo periodo», sottolinea Pantini. Per il vino italiano il tema non riguarda soltanto l’export, ma anche la capacità di costruire posizionamento e continuità commerciale in aree dove il consumo è ancora in formazione e la concorrenza internazionale resta molto dinamica.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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