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mercoledì 06 maggio 2026  | aggiornato alle 11:33 | 119033 articoli pubblicati

Campania Stories

Qualità alta, ma numeri bassi: il doppio binario del vino campano

Campania Stories 2026 racconta un vino regionale in evoluzione: numeri contenuti, export in calo e aziende frammentate. Crescono però qualità, bevibilità ed enoturismo, con nuove opportunità per il mercato

 
06 maggio 2026 | 09:30

Qualità alta, ma numeri bassi: il doppio binario del vino campano

Campania Stories 2026 racconta un vino regionale in evoluzione: numeri contenuti, export in calo e aziende frammentate. Crescono però qualità, bevibilità ed enoturismo, con nuove opportunità per il mercato

06 maggio 2026 | 09:30
 

Andare a Delfi, esserci non svagatamente, consapevoli di trarre cognizioni di scenario e percezioni puntuali su quanto avviene nel comparto di pertinenza.Sì, poi la narrazione commuta la storia vera in leggenda e l’osservatorio di Delfi, meeting point della classe dirigente diventa mitologia con l’assunto dell’oracolare. Ma non era così! Era ben altro! Ecco, Campania Stories, anno dopo anno è sempre più la Delfi vera (quella storica, non la sua caricatura mitologica) del comparto vitivinicolo campano. Ben organizzata e ben realizzata l’edizione 2026 svoltasi nell'ultima settimana di aprile nell’area aversana.

Qualità alta, ma numeri bassi: il doppio binario del vino campano

Campania Stories 2026 è stato fatto il punto sul vino regionale

I numeri del vino in Campania: produzione, superfici ed export

Facciamo parlare i numeri. Da fonte Istat, la produzione di vino in Campania nell’anno 2025 è stata di circa 1,8milioni di ettolitri pari a circa il 3% del totale nazionale. I vini rossi e rosati costituiscono circa il 57% della produzione regionale, il 43% circa è costituito dai vini bianchi. Nell’anno 2023 la superficie vitata campana ammontava a circa 26mila ettari, pari a circa il 4% del totale nazionale. Molto significativa ai fini delle considerazioni che ne trarremo, la suddivisione provinciale, con la provincia di Benevento che da sola vale il 45% circa. L’intera superficie vitata regionale vale circa 543milioni di euro. Il valore export, in decrescita nell’ultimo triennio, si attesta nell’anno 2025 a 42milioni di euro.

La situazione complessiva denota una debolezza dimensionale di cui proprio il dato sull’export, di esso analizzando i valori decrescenti dell’ultimo triennio (48milioni di euro nell’anno 2023, 43milioni di euro nell’anno 2024, 42milioni di euro nell’anno 2025) è forte testimonianza. Il dato medio, diciamo quindi un’ipotetica azienda vitivinicola media indica un vigneto di circa 44 ettari e una produzione di circa 271mila bottiglie. Si pensi che solo l’1% circa delle aziende vitivinicole campane ha un vigneto la cui superficie complessiva è di oltre mille ettari. E solo il 5% circa ha un vigneto la cui superficie complessiva è di oltre 100 ettari. Un terzo circa delle aziende ha un vigneto la cui superficie complessiva è inferiore ai 10 ettari. Situazione pressoché analoga, e non potrebbe essere altrimenti, per la produzione di bottiglie. Solo il 9% circa delle aziende vitivinicole campane produce più di mezzo milione di bottiglie. Circa il 35% produce più di 100mila bottiglie (fino a 500mila). All’incirca la metà delle aziende vitivinicole campane (51% circa) produce tra le 10mila e le 100mila bottiglie e circa il 5% non arriva a produrre 10mila bottiglie. La grande favola del “piccolo è bello” appartiene al tempo che fu.

Enoturismo e vendita diretta: il ruolo del DTC

Il dato significativo ai fini di un armonico (e quindi ben pianificato e ben realizzato) sviluppo dell’enoturismo è dato dall’alta percentuale di aziende vitivinicole che attuano il DTC (Direct To Consumer) mediante shop interno. Esse costituiscono ben il 92% circa del totale delle cantine. Circa la qualità dei vini degustati, la positiva considerazione sinottica la denomineremmo “no frills”. Sì, proprio così. Pressoché tutti i vini (non soltanto i rossi) stanno smussando quelle caratteristiche che li rendevano di difficile beva e, senza che ciò assolutamente snaturi la loro interiore essenza, si presentano con quel pizzico di brio atto a sedurre anche il neofita.

Qualità alta, ma numeri bassi: il doppio binario del vino campano

Il Piedirosso si sta imponendo sempre più all'attenzione del grande pubblico

Fior da fiore, ci sia consentito adesso che il Giro d’Italia sta per cominciare,  un paragone di tipo ciclistico: i vicecapitani, per non dire addirittura i gregari, non solo pedalano nello stesso plotoncino di testa in cui sempre ben saldi in sella sono i capitani, ma mostrano un’abilità nel governare la corsa che di fatto li accomuna ai capitani evergreen. Fuori da immagine ciclistica, stiamo dicendo che un grande rosso, nel pieno della sua vivacità, del suo brio, del suo corpo agile, si impone all’attenzione del grande pubblico. Stiamo parlando, senza dubbio alcuno, del Piedirosso. Sì, per lignaggio (non per nulla in area di Taurasi e di Taburno assume la Docg) l’Aglianico è sempre l’Aglianico: austero, caldo, robusto e però troppo taciturno, a fronte di un piedirosso che senza divenire noiosamente ciarliero, sa comunque sorridere e far sorridere i suoi bevitori.

Qualità alta, ma numeri bassi: il doppio binario del vino campano

Tra i bianchi, il Pallagrello Bianco è la varietà emergente

Discorso analogo per i bianchi, con tanto di cappello ad alcune performance di sontuosi Fiano e di sontuosi Greco. E però, occhio ad un bianco emergente, di acclarato lignaggio borbonico, per come ben presente nella Vigna del Ventaglio. Stiamo parlando del Pallagrello Bianco: ha suo spessore che ben coesiste con una facilità di beva e, precipuo valore aggiunto, un’ampia duttilità negli abbinamenti: cucina di mare, formaggi freschi, carni bianche.

Piccolo non basta più: il nodo della competitività

Nel concludere, torniamo ai numeri e proviamo a farne originale chiave di lettura. Dunque, siamo nella Delfi vera, quindi si discute, ci si confronta, si fanno assaggi meditati e, ribadiamolo, ci si pone al cospetto dei numeri. Ecco, la Campania non arriva a pesare il 4% del totale Italia, quindi è figlia di un Dioniso minore, cosa volete che possa competere con i giganti che ben conosciamo; vorrà dire che continuerà a razzolare ai margini di minuscolo cortile.

Qualità alta, ma numeri bassi: il doppio binario del vino campano

L’intera superficie vitata regionale vale circa 543milioni di euro

Ma non è vero! Non è così. I pochi vini campani, pochi per numerica di bottiglie prodotte ma (e non è detto che sia un bene) non per mercuriale di etichette, hanno l’occasione per narrarsi quali chicche destinate, nel mercato world wide, agli happy few. È facile fare ciò? Ma proprio per niente; è difficile, assai difficile. E però, con opportuna attrezzatura (competenze innanzitutto), con necessario esprit consortile, talvolta presente di facciata ma non di sostanza, e con tanta voglia di voltare pagina prendendo atto della mutevolezza di scenario (caduta tendenziale dei consumi) e dell’occasione che germoglia dalla prassi dell’enoturismo, gliela si può fare. 

Dieci etichette da tenere d’occhio

Dopo due giorni intensi di degustazioni mirate e di visite ad alcune significative aziende vitivinicole, ci piace qui menzionare dieci bottiglie che, in premessa ponendo l’opinabilità insita nel giudizio, sono da considerare smart buys.

  • Roccamonfina Igt Piedirosso Stregamora 2024, ottenuto da sole uve piedirosso, fatto da Villa Matilde Avallone
  • Aglianico Del Taburno Docg Tabarosso 2022, ottenuto da sole uve aglianico, fatto da Fontanavecchia
  • Campania Igt Aglianico 2021, ottenuto da sole uve aglianico, fatto da Di Meo
  • Irpinia Doc Campi Taurasini 2019, ottenuto da sole uve aglianico, fatto da Tenuta Del Meriggio
  • Epomeo Igt Rosso Terrazze Di Levante 2024, ottenuto da uve piedirosso (85%) e aglianico (15%), fatto da Cantine Antonio Mazzella
  • Campi Flegrei Doc Piedirosso Colle Rotondella 2024, ottenuto da sole uve piedirosso, fatto da Cantine Astroni
  • Campania Igt Falanghina 2025, ottenuto da sole uve falanghina, fatto Da San Salvatore 19.88
  • Irpinia Doc Spumante Metodo Classico Millesimato Extra Brut Aglianico Vinificato In Bianco Bio Bla Bla Bla 2022, ottenuto da sole uve aglianico, fatto da De’ Gaeta
  • Taurasi Docg Leo Mirabilis 2021, ottenuto da sole uve aglianico, fatto da Giovanni Carlo Vesce
  • Campi Flegrei Doc Falanghina Terrazze Sui Campi Bianco 2024, ottenuto da sole uve falanghina, fatto da Tenuta Loffredo

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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