Chi volete che, tra gli addetti ai lavori, tra i wine lovers, tra chi ha un minimo di curiosità sul mondo del vino, non sappia cosa sia la presa di spuma? Dicesi presa di spuma il procedimento che porta il vino a diventare spumante. È il frutto della rifermentazione in bottiglia, fondamentale momento all’interno del processo di spumantizzazione Metodo Classico. Talvolta, proprio nel comparto del vino, appare evidente che bene si sa cos’è la presa di spuma e molto poco si sa cosa è la presa... d’atto. Reduci da Montefalco (Pg), dove nell’ultima settimana di aprile si è svolto l’evento “AMONTEFALCO”, constatiamo la crescente bravura dei vitivinicoltori aderenti al Consorzio nella presa di spuma ma, ed è quanto qui ci preme raccontare e ribadire, ancor più ci rallegra constatare la loro... presa d’atto.

Un momento di degustazione durante l’evento “AMONTEFALCO”
I cambiamenti del mercato
Di cosa hanno preso atto i vitivinicoltori di Montefalco? Hanno preso atto, lucidamente e saggiamente, che il mondo del vino sta vivendo sussulti tali che, a ignorarli, vuoi per indolenza mentale, vuoi per scarsa capacità di analisi e di lettura del presente, si corre il pericolo grave dell’espulsione de facto dal wine business. Come si potrebbe ignorare, come si potrebbe fare finta di niente, come si potrebbe continuare a nascondere la polvere sotto al tappeto al cospetto di tre circostanze, ahinoi, né effimere né di basso spessore? Parliamo della caduta tendenziale del consumo di vino a livello worldwide, parliamo dell’adozione dei dazi da parte degli Usa, parliamo delle nuove norme del Codice della strada. Ad ogni modo, la prima importante commutazione, diremmo “presa d’atto”, accadde qualche anno fa: non più solo Sua Maestà Docg Montefalco Sagrantino, bensì anche la Doc Montefalco e la Doc Spoleto. Insomma, un’intelligente divulgazione non solo del vitigno Sagrantino ma anche delle altre varietà autoctone quali Grechetto e Trebbiano Spoletino tra quelle a bacca bianca, e Sangiovese tra quelle a bacca nera.
La leggenda del Sagrantino e le radici di Montefalco
Una digressione la si accolga: perché “Sagrantino”? Perché questo nome? Il 13 febbraio 1240, in un castello dell’Umbria detto Coccorone, alcuni dei falchi “sagri” preferiti dall’imperatore Federico II si ammalarono. I falchi sembravano destinati alla morte quando l’imperatore chiese al fidato Teodoro di Antiochia una soluzione. Questi rispose che solo un infuso fatto con zucchero, alcool e petali di violetta poteva farli guarire ma... non c’era tempo sufficiente per prepararlo. Si decise così di mettere dei petali di violetta nel vino locale, particolarmente dolce, e farlo bere ai falchi malati. La mossa risultò efficace e i falchi sagri guarirono. Ecco il nome di Sagrantino, cioè del falco sagro. Non solo: il lieto evento comportò la ridenominazione della città che, da allora, si chiama Montefalco, cioè “il monte del falco”.

Vista dall’alto su Montefalco (Pg)
I numeri del Consorzio e la strategia dei vini di Montefalco
Qualche dato saliente. Gli ettari rivendicati sono circa 510 per il Montefalco Doc, circa 380 per il Montefalco Sagrantino Docg e circa 50 per la Spoleto Doc. La superficie vitata regionale rivendicata ogni anno per i vini Doc e Docg è di circa 3.400 ettari. I vini di Montefalco, pertanto, a livello quantitativo costituiscono appena il 27% circa della produzione di vino Dop in Umbria, con questa suddivisione: Montefalco Doc 15%; Montefalco Sagrantino Docg 11%; Spoleto Doc 1%. La presa d’atto che, quando si è persone serie, ci si può consentire il lusso di non essere “seriosi” sta anche nella label dell’evento: “AMONTEFALCO”, nessuno spazio tra la A e MONTEFALCO. Ne consegue l’elencazione, tanto smart quanto veritiera, di un po’ di attribuzioni che cominciano con la lettera A. Ne prendiamo alcune:
- Annata: quest’anno in degustazione l’annata 2022 della Docg Montefalco Sagrantino. A proposito: annata ottima, con quattro stelle e valutazione di 92/100.
- Arte: circondati dall’arte e dalla bellezza, nei musei, nelle chiese, tra i borghi.
- Armonia: quella che c’è tra l’abitato e il paesaggio, la natura e l’uomo.
- Aroma: il tratto inconfondibile e insostituibile dei vini di queste terre.

I vini di Montefalco, a livello quantitativo, costituiscono il 27% circa della produzione di vino Dop in Umbria
Sarà mica un caso che l’Umbria si collochi al quinto posto tra le regioni più anziane d’Italia, con un’aspettativa di vita di circa 86 anni. La vision del Consorzio tutela vini Montefalco (118 soci) la si riscontra anche nel suo essere capofila dell’Associazione temporanea di scopo denominata “I Consorzi del vino per l’Umbria”, che riunisce tutti i Consorzi di tutela del vino della regione: il Consorzio tutela vini Montefalco, il Consorzio di tutela dei vini di Torgiano, il Consorzio tutela vini di Orvieto e il Consorzio tutela vini Doc Trasimeno, uniti in un progetto che ha l’obiettivo di posizionare in maniera ancora più incisiva il marchio Umbria sui mercati esteri. Il valore dell’export nell’anno 2025 è stato circa il 13%. I tre principali Paesi di destinazione dell’export per le Do tutelate dal Consorzio sono gli Stati Uniti (27%), la Svezia (23%) e la Svizzera (6%).
Dazi, Gen Z e ricarichi: le sei “prese d’atto” del vino
E però, caparbiamente (repetita iuvant), torniamo alle prese d’atto.
- Si prende atto che stiamo assistendo, e non da ieri (!), alla caduta tendenziale del consumo di vino worldwide.
- Si prende atto che i dazi stanno peggiorando la situazione sul mercato estero.
- Si prende atto che il nuovo Codice della strada contribuisce anch’esso a far bere meno vino al ristorante.
- Si prende atto che la Gen Z, tra i consumi di bevande alcoliche, non predilige il vino.
- Si prende atto che tra i motivi di questa “non affezione” al vino da parte dei giovani ha contribuito anche una comunicazione cattedratica, saccente e liturgica.
- Si prende atto che è del tutto anomala l’esosità dei ricarichi dei ristoratori, con carte dei vini i cui prezzi impauriscono e allontanano i clienti da un bere sereno e appropriato.

Paolo Bartoloni, presidente del Consorzio tutela vini Montefalco
Insomma, abbiamo elencato sei prese d’atto e, ne siamo consapevoli, altre ce ne sarebbero. A fronte di tutto ciò, il Consorzio tutela vini Montefalco, egregiamente presieduto da Paolo Bartoloni, sta opportunamente agendo non come il termometro, strumento che si limita a segnalare la temperatura, bensì come il termostato che, a fronte della temperatura riscontrata, sa trovare le azioni efficaci atte a procedere profittevolmente nel business wine nonostante una situazione che è molto poco paragonabile al mare calmo e molto paragonabile, invece, al mare agitato.

Nove smart buys tra Sagrantino, Trebbiano Spoletino e Montefalco Rosso
Dopo tre giorni intensi di degustazioni mirate e di visite ad alcune significative aziende vitivinicole, ci piace qui menzionare nove bottiglie che, in premessa ponendo l’opinabilità insita nel giudizio, sono da considerare smart buys:
- Montefalco Sagrantino Docg “Tenuta Brancalupo” 2021, ottenuto da sole uve Sagrantino, fatto da Lungarotti.
- Montefalco Sagrantino Docg 2020, ottenuto da sole uve Sagrantino, fatto da Tenuta Alzatura.
- Spoleto Trebbiano Spoletino Doc 2024, ottenuto da sole uve Trebbiano Spoletino, fatto da Bocale.
- Montefalco Rosso Doc 2023, ottenuto da uve Sangiovese (60%), Merlot (25%), Sagrantino (15%), fatto da Scacciadiavoli.
- Montefalco Sagrantino Docg “Ma.Gia” 2019, ottenuto da sole uve Sagrantino, fatto da Montioni.
- Montefalco Rosso Riserva Doc 2022, ottenuto da uve Sangiovese (80%), Sagrantino (20%), fatto da Agricola Mevante.
- Montefalco Bianco Doc “Sperella” 2025, ottenuto da sole uve Trebbiano Spoletino, fatto da Tenuta Bellafonte.
- Montefalco Sagrantino Docg “Chiusa di Pannone” 2020, ottenuto da sole uve Sagrantino, fatto da Antonelli.
- Spoleto Trebbiano Spoletino Doc “Vigna Tonda”, ottenuto da sole uve Trebbiano Spoletino, fatto da Antonelli.