Venezia non è solo un miracolo di pietra sospeso sull’acqua, ma un ecosistema viticolo unico che da secoli respira in simbiosi con la sua storia. C’è un legame invisibile, fatto di argilla e sale, che unisce le vigne eroiche delle isole lagunari alle pianure della terraferma: è l’eredità liquida della Serenissima. Visitare Venezia a maggio, quando la luce primaverile esalta i riflessi dorati dei canali e le temperature invitano alla convivialità all’aperto, significa intraprendere un viaggio tra due eccellenze nate dallo stesso orgoglio veneziano: il Lison e la Dorona. Se il primo è il figlio nobile della terraferma, la seconda è l’oro ritrovato che sfida le maree: due volti diversi di una stessa identità enoica.

Dorona e Lison Docg: i vini che raccontano l’anima di Venezia
La Dorona, il vino che resiste alla laguna
Il viaggio può iniziare dal cuore della "Venezia Nativa", tra i merletti di Burano e il silenzio di Torcello, dove batte un cuore viticolo eroico quasi dimenticato. Qui regna la Dorona, il vitigno autoctono a bacca bianca che per secoli ha allietato le tavole dei Dogi e dei notabili veneziani. Questa varietà, così chiamata per il suo splendido colore dorato, ha rischiato l’estinzione finché, all’inizio del nuovo millennio, alcune rare piante sopravvissute negli orti privati sono state recuperate.

Le uve a bacca bianca della Dorona
Oggi, nel vigneto Venissa sull’isola di Mazzorbo, la Dorona sfida le particolarissime condizioni della laguna: cinto da mura medievali, il vigneto viene periodicamente invaso dall’acqua alta che, ritirandosi, lascia una coltre di sale sulle piante, costringendo i viticoltori a lavarle una per una. Questo incontro-scontro tra terra e mare regala al vino una struttura inconsueta per un bianco e una complessità aromatica sorprendente, capace di raccontare nel calice tutta la forza della laguna.
Lison Docg, il bianco storico della Serenissima
Spostando lo sguardo verso la terraferma, l’eredità di Venezia si trasforma nella sapienza contadina del Lison, un bianco pregiato che rappresenta l’unica Docg interregionale d’Italia. Il nome stesso deriva dal borgo romano di Lison, a testimonianza di una tradizione che attraversa i secoli, passando per la razionalizzazione agronomica dei monaci benedettini fino a diventare il "vigneto della Serenissima". Le piante affondano le loro radici in una particolarissima argilla calcarea mineralizzata, nota localmente come caranto, che conferisce al vino una particolare concentrazione e una morbidezza vellutata. Il Lison ha saputo rinascere con forza, distinguendosi per le sue note di mela verde e pera e per quel finale di mandorla amara che ne è la firma stilistica.

Le uve che danno vita al Lison Docg
Venezia nel calice: tra cicchetti, laguna e vini della Serenissima
Sorseggiare questi due vini a maggio significa connettersi con l’anima più autentica di Venezia. Mentre un calice di Dorona, con la sua sapidità marina, è il compagno ideale per i cicchetti di pesce della tradizione lagunare, un Lison Docg si rivela perfetto per accompagnare un risotto ai frutti di mare o un pesce al forno in un bacaro di Cannaregio. È un invito a scoprire una Venezia diversa da quella monumentale: una città fatta di agricoltura, terreni antichi e vigneti nascosti che, ancora oggi, continuano a narrare la grandezza della Repubblica nel modo più piacevole possibile, ovvero attraverso il gusto.