Menu Apri login

Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
lunedì 29 giugno 2026  | aggiornato alle 15:48 | 120052 articoli pubblicati

Non solo rosé: le cantine che raccontano il volto nascosto della Provenza del vino

La Provenza del vino non è soltanto rosé. Da Marsiglia a Cassis, passando per Palette, Sainte-Victoire e le Alpilles, un viaggio tra cantine, piccoli produttori e denominazioni che raccontano un volto meno conosciuto della regione. Vini bianchi affacciati sul Mediterraneo, biodinamica, allevamenti storici e storie familiari compongono un mosaico capace di restituire tutta la ricchezza del territorio

29 giugno 2026 | 13:01
Provenza, c'è molto più del rosé: cantine e vini che sorprendono a ogni tappa
Provenza, c'è molto più del rosé: cantine e vini che sorprendono a ogni tappa

Non solo rosé: le cantine che raccontano il volto nascosto della Provenza del vino

La Provenza del vino non è soltanto rosé. Da Marsiglia a Cassis, passando per Palette, Sainte-Victoire e le Alpilles, un viaggio tra cantine, piccoli produttori e denominazioni che raccontano un volto meno conosciuto della regione. Vini bianchi affacciati sul Mediterraneo, biodinamica, allevamenti storici e storie familiari compongono un mosaico capace di restituire tutta la ricchezza del territorio

29 giugno 2026 | 13:01
 

La Provenza vinicola ha molte più sfaccettature di quelle che la sua immagine più nota lascia intuire. Accanto al rosé - che pure ha la sua ragion d'essere - esistono territori, tradizioni e produttori che raccontano una regione diversa, fatta di denominazioni piccole, vini bianchi affacciati sul mare e cantine nate da storie personali inaspettate. Abbiamo esplorato questo territorio grazie a un tour permesso dalla Camera di commercio italiana per la Francia di Marsiglia, dal Conseil Départemental des Bouches-du-Rhône e da Provence Tourisme

L'Abri a Marsiglia, la cantina urbana che racconta una Provenza fuori dagli schemi

La prima sorpresa arriva a Marsiglia. A due passi dal Vieux-Port, L'Abri racconta una storia diversa rispetto alle tradizionali tenute provenzali. Il fondatore Franck Pasquier viene dalla Mayenne, nella Valle della Loira, e fino a qualche anno fa lavorava come informatico. Dopo aver deciso di cambiare vita studia viticoltura, acquisisce esperienza in diverse aziende delle Bocche del Rodano e nel 2014 acquista il Domaine de Costebonne a Eygalières, nelle Alpilles. Impossibilitato a costruire una cantina in vigna, Pasquier sceglie una strada insolita: nel 2018 recupera una vecchia officina nel centro di Marsiglia e la trasforma in cantina urbana, luogo di produzione ma anche spazio di incontro, ristorante ed enoteca. Le uve continuano a provenire dalle Alpilles, la vinificazione avviene in città.

I rossi de L'Abri
I rossi de L'Abri

I vini restituiscono una Provenza lontana dagli stereotipi. La Mer à Boire, assemblaggio di Vermentino e Grenache Blanc, è fresco e diretto, con una salinità che non sembra costruita. Sul versante dei rossi, Décrocher la Lune, Syrah in purezza, è la bottiglia più ambiziosa del domaine: strutturata, senza eccessi, con una profondità che sorprende per una cantina ancora giovane. Anche le etichette, colorate e quasi fumettistiche, dicono qualcosa: Pasquier non vuole fare il vino "provenzale", vuole fare il suo vino.

Château des Trois Sautets, dove vino, allevamento e territorio convivono

Nel territorio di Palette, una delle più piccole denominazioni della Provenza, si trova Château des Trois Sautets, azienda che affianca alla produzione vinicola l'allevamento delle capre di Rove, antica razza locale riconoscibile per le lunghe corna arcuate. La visita scivola rapidamente verso la Brousse du Rove AOP: formaggio fresco, delicato, con una leggera acidità che lo rende più interessante di quanto il nome suggerisca.

Les Trois Sautets, vino del territorio di Palette
Les Trois Sautets, vino del territorio di Palette

Non è folklore contadino da racconto turistico: è un presidio produttivo che tiene insieme vigneto, pascolo e identità territoriale con una coerenza che le grandi denominazioni faticano spesso a mantenere. Più che una degustazione, Les Trois Sautets offre una fotografia del volto agricolo delle Bouches-du-Rhône, dove vigneto e allevamento convivono nello stesso paesaggio da generazioni.

Les Vignerons du Mont Sainte-Victoire tra rosé, fossili e percorsi nei vigneti

A Puyloubier, ai piedi della Sainte-Victoire, il profilo roccioso che Cézanne ha dipinto decine di volte, ha sede Les Vignerons du Mont Sainte-Victoire, cooperativa che riunisce i viticoltori della zona. I terreni calcarei e argillosi della zona sono gli stessi che hanno restituito fossili e uova di dinosauro risalenti al Cretaceo superiore: da qui il nome Palaeos, uno dei vini più riusciti della visita.

La cooperativa Les Vignerons du Mont Sainte-Victoire è anche inizio dei Sentiers des Vignerons
La cooperativa Les Vignerons du Mont Sainte-Victoire è anche inizio dei Sentiers des Vignerons

Il rosé Terres Rouges nasce su argille rosse a pieno sud, e si sente: frutta a polpa bianca, agrumi in finale, un sorso che non cede al registro morbido e compiacente dei rosé provenzali più commerciali. La cooperativa è anche il punto di partenza dei Sentiers des Vignerons, percorsi che attraversano i filari e permettono di leggere il paesaggio mentre si cammina.

Château Romanin e la biodinamica nelle Alpilles, tra roccia e vini d'autore

Vicino a Saint-Rémy-de-Provence, Château Romanin è stato uno dei pionieri della biodinamica in Provenza, trent'anni fa, quando non era ancora una parola che compariva sulle carte dei ristoranti. La cantina è scavata nella roccia calcarea delle Alpilles: realizzata nel 1992 dall'architetto Serge Hennemann, è una struttura pensata prima di tutto per l'affinamento, la temperatura naturalmente costante e l'umidità della roccia garantiscono condizioni ideali per la maturazione dei vini.

Un rosé di Château Romanin, uno dei pionieri della biodinamica in Provenza
Un rosé di Château Romanin, uno dei pionieri della biodinamica in Provenza

L'effetto scenografico, con archi e volte che si sviluppano all'interno della montagna, è una conseguenza, non l'obiettivo. La tenuta fa parte della denominazione Les Baux-de-Provence, prima AOP francese interamente biologica: tutti i produttori della denominazione sono certificati bio, senza eccezioni.

Cassis e i grandi vini bianchi che guardano il Mediterraneo

A Cassis, che nel 2026 celebra i novant'anni della propria AOC, il paesaggio cambia radicalmente. Il vigneto si sviluppa tra il mare e le falesie delle Calanques su terrazze calcaree battute dal vento, in un contesto dove il bianco ha sempre occupato un ruolo centrale. Le brezze marine e i terreni calcarei contribuiscono a vini dalla marcata impronta sapida, con note agrumate e una freschezza che li rende particolarmente adatti alla cucina di pesce. Una scelta controcorrente rispetto al resto della regione, che la denominazione ha mantenuto con una certa ostinazione. Clos Sainte Magdeleine è all'interno del Parco Nazionale delle Calanques, con le vigne che guardano direttamente il Mediterraneo ai piedi del Cap Canaille.

I vini di Clos Sainte Magdeleine
I vini di Clos Sainte Magdeleine

Oggi il domaine è guidato da Jonathan e Aurélie Sack. Il Blanc Tradition è sapido e diretto, con note agrumate e di macchia mediterranea: si capisce da dove viene. Più interessante tecnicamente il Baume-Noire, Vermentino in purezza vinificato con lieviti indigeni e affinato sulle fecce fini, con una tensione sapida che accompagna il sorso fino al finale. È forse il vino che meglio racconta il legame tra il vigneto e il mare: a Cassis il Mediterraneo non è uno sfondo, è una componente del vino.

Domaine du Paternel, la storia di Cassis passa anche dal Nez du Vin

Domaine du Paternel racconta la dimensione familiare della denominazione. La storia comincia nel 1943, quando i fratelli Santini acquistano la proprietà. Quattro generazioni dopo, la famiglia è ancora considerata tra le interpreti storiche di Cassis. Vale la pena ricordare un dettaglio poco noto: proprio qui nacque l'idea del Nez du Vin, il kit di aromi creato negli anni Ottanta da Jean Lenoir e diventato lo strumento di riferimento per l'educazione sensoriale di sommelier e appassionati in tutto il mondo. Il Blanc de Blancs - nato principalmente da Clairette, Marsanne e Ugni Blanc - unisce complessità aromatica, struttura e freschezza senza cedere alla pesantezza.

I vini di Domaine du Paternel
I vini di Domaine du Paternel

L'Esprit de Famille Blanc, ottenuto dalle parcelle più vecchie e affinato in legno, dimostra che i bianchi di Cassis possono invecchiare: al naso pera, fiori bianchi e agrumi con una sfumatura burrosa appena accennata, al palato una generosità del frutto che si intreccia con richiami minerali. Non è un vino da aperitivo sul porto. Novant'anni dopo il riconoscimento dell'AOC, Cassis resta una delle denominazioni più piccole e meno conosciute della Provenza. Mentre gran parte della regione ha costruito la propria notorietà internazionale sul rosé, qui il bianco continua a occupare il centro della scena. È una scelta che forse ha limitato la fama della denominazione, ma che oggi rappresenta anche il suo carattere più distintivo. E, insieme alle storie incontrate lungo il viaggio, ricorda che la Provenza del vino è molto più sfaccettata di quanto il successo del rosé lasci immaginare.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
Voglio ricevere le newsletter settimanali


Kamut
Delyce
Cinzano
Perrier Jouet

Kamut
Delyce
Cinzano

Perrier Jouet
Salomon
Agugiaro e Figna Le 5 Stagioni