Il raddoppio delle importazioni di olio tunisino a dazio zero rappresenta una scelta che, secondo Coldiretti e Unaprol, potrebbe essere devastante per il made in Italy. Questo modello di mercato spinge alcune aziende a approvvigionarsi di prodotto estero a basso costo e a spacciare l’olio Evo italiano fuori dall’Europa, anziché valorizzare le produzioni nazionali di qualità al giusto prezzo.

Il crescente import di olio d‘oliva tunisino sta danneggiando il mercato italiano
Il Governo tunisino ha annunciato l’avvio di negoziati con l’Unione Europea per portare il contingente di esportazione agevolato a 100.000 tonnellate annue, suscitando preoccupazioni per la sostenibilità della filiera olivicola italiana.
Produzione e consumo di olio in Italia
In Italia si producono circa 300mila tonnellate di olio, mentre il consumo interno supera le 400mila tonnellate, con esportazioni pari a 300mila tonnellate. Nonostante questi numeri, il prezzo pagato agli agricoltori italiani è calato del 30%. Secondo Coldiretti e Unaprol, questo fenomeno è favorito da speculazioni industriali che compromettono la qualità e i margini economici della filiera nazionale.
Speculazione industriale e controllo dell’olio extravergine
Alcune aziende approfittano di lacune nel sistema di controllo, acquistando olio extravergine d'oliva da frantoi poco trasparenti e dichiarandolo italiano, come già accaduto in Toscana. Coldiretti e Unaprol richiedono un aumento dei controlli da parte di Icqrf e Guardia di Finanza, monitorando attentamente i porti e i valichi di frontiera.

David Granieri, vicepresidente nazionale Coldiretti e presidente Unaprol
David Granieri, vicepresidente nazionale Coldiretti e presidente Unaprol, spiega: «Combattiamo ogni giorno i trafficanti di olio. Aumentare gli arrivi a dazio zero favorirà ulteriormente l’immissione di olio extravergine d’oliva a basso costo, spesso di dubbia qualità».
Impatto sulla salute e sul mercato dei consumatori
Il traffico di olio falsamente etichettato come italiano rappresenta un rischio anche per la salute dei cittadini. Prodotti di qualità inferiore possono essere immessi sul mercato senza rispettare gli standard europei, compromettendo la sicurezza alimentare e il valore della Dieta Mediterranea, riconosciuta patrimonio immateriale dell’Unesco.
Effetti economici sui produttori italiani
L’incremento delle importazioni a dazio zero favorisce i margini dell’industria ma costringe gli olivicoltori italiani a svendere il proprio prodotto. Nei primi nove mesi del 2025, gli arrivi di olio tunisino in Italia sono aumentati del 38%, causando un crollo dei prezzi dell’extravergine nazionale superiore al 20%, secondo i dati Ismea.
L’olio tunisino viene oggi venduto a meno di 4 euro al litro, generando una pressione al ribasso sulle quotazioni dell’olio italiano. Questa situazione costringe gli olivicoltori nazionali a vendere il proprio prodotto sotto i costi di produzione, favorendo esclusivamente i margini dell’industria e mettendo a rischio la sopravvivenza della filiera agricola. Il fenomeno è aggravato dall’accordo della UE, che consente l’importazione annuale di 56.700 tonnellate di oli vergini d’oliva, quantità che si vorrebbe ora aumentare ulteriormente. Contemporaneamente, le richieste di prodotto africano a dazio zero da parte degli importatori crescono costantemente, con l’obiettivo di ottenere margini più elevati attraverso operazioni speculative, trasferendo i costi sulla filiera italiana e immettendo sul mercato oli che non rispettano gli standard qualitativi europei.

Nei primi 9 mesi del 2025 è aumentato del 38% l'import di olio dalla Tunisia
Coldiretti e Unaprol sottolineano che tale dinamica rappresenta un colpo diretto per i produttori italiani, già sotto pressione, e mette a rischio la continuità di una filiera che è sinonimo di eccellenza agroalimentare.
Il fenomeno del “perfezionamento attivo”
Il cosiddetto perfezionamento attivo consente di nazionalizzare olio estero per poi riesportarlo come italiano, provocando grave danno al vero made in Italy. Anche testate internazionali come il Financial Times hanno denunciato questa pratica, che altera il mercato e inganna i consumatori.
Richiesta di trasparenza e controlli straordinari
Coldiretti e Unaprol chiedono alle autorità competenti un rafforzamento dei controlli su tutta la filiera. L’obiettivo è garantire la trasparenza del mercato, evitare l’inganno per i consumatori e tutelare le produzioni di qualità. Gli olivicoltori italiani sono pronti a presidiare porti e confini per difendere la filiera.

Coldiretti e Unaprol richiedono controlli su tutta la filiera per garantire produttori e consumatori italiani
Concorrenza sleale e futuro del made in Italy
Secondo Coldiretti e Unaprol, raddoppiare le importazioni dall’estero a dazio zero danneggerebbe il made in Italy, favorendo concorrenza sleale e abbassando il prezzo dell’olio di alta qualità al di sotto dei costi di produzione. La scelta impatterebbe negativamente sull’economia agricola nazionale e sulla reputazione internazionale dell’olio italiano.
Granieri conclude: «Non possiamo permettere che una concorrenza sleale danneggi il mercato dell’olio d’oliva e le nostre produzioni di alta qualità. Difendiamo così anche la salute dei cittadini».