Se dici mela pensi, con ogni probabilità, all’Alto Adige. E, di certo, non sbagli. A dirlo sono soprattutto i numeri. La provincia autonoma di Bolzano produce, infatti, circa un milione tonnellate di mele all'anno, circa l’8% delle mele europee. E il 12% del raccolto proviene da coltivazioni biologiche. Nel settore biologico, l'Alto Adige è addirittura uno dei più importanti fornitori di mele dell'Unione europea.

La provincia autonoma di Bolzano produce circa l’8% delle mele europee
Mela Alto Adige Igp: il buono sta nel piccolo
Con i suoi circa 18mila ettari, l'Alto Adige è una delle regioni più importanti per la coltivazione delle mele in ambito europeo. Come accade con molti altri prodotti, però, la coltivazione delle mele altoatesine ha una struttura molto piccola, con una dimensione media del singolo appezzamento di appena 3 ettari e con circa 6mila produttori che si occupano di aziende agricole per la maggior parte a conduzione familiare. Il risultato sono ben 17 varietà diverse che possono vantare il marchio Igp.
Val Venosta, un’oasi nell’oasi
Quelle delle mele è, quindi, una delle coltivazioni tradizionali dell’Alto Adige e il motivo è fortemente legato al clima dell’area. Giornate calde e soleggiate e notti fresche creano le condizioni ideali per la coltivazione delle mele. Le forti differenze di temperatura tra il giorno e la notte, poi, al momento del raccolto favoriscono anche la colorazione delle mele. E nell’oasi naturale perfetta che è l’Alto Adige, c’è una valle che queste caratteristiche le incarna alla perfezione: è la Val Venosta, che da sola produce il 30% delle mele dell’intera provincia (merito soprattutto della scarsa piovosità della valle), con una percentuale di biologico che si avvicina al 20% e con la quasi totalità della produzione che si basa sul sistema delle cooperative.

Cartolina dalla Val Venosta
In Val Venosta, infatti, si è capito subito che unire le forze era l’unica strada percorribile per sopravvivere e oggi è un modello che funziona e che garantisce sostenibilità anche a coltivatori con tre/quattro ettari a disposizione. Anche perché non siamo più nel mondo degli Anni 30’, quando tutto è cominciato. E la tecnologia gioca un ruolo fondamentale.
Da Juval, dove la mela “prende forma”
Un esempio perfetto di come funzioni il mondo delle mele in Alto Adige lo fornisce Juval, cooperativa con sede a Castelbello. «In autunno arrivano i contadini - spiega il direttore Stephan Gorfer. La raccolta inizia a metà agosto e prosegue fino a fine novembre. La prima solitamente è la Gala, mentre l’ultima è la Envy. Ogni cassone va etichettato con tutte le informazioni: da dove arriva, quante mele sono, di che varietà. Vengono poi preparate per la conservazione in base alle caratteristiche. Prima, però, viene fatta un’ispezione qualitativa, che è ancora a vista».

Stephan Gorfer, direttore della cooperativa Juval
È il primo passo verso la commercializzazione del prodotto, che può avvenire, però, anche un anno dopo. Le mele, infatti, vengono stoccate all’interno di celle frigorifere così come sono state consegnate dai coltivatori. In sostanza, vengono messe “a dormire”. Viene quasi bloccata la maturazione. Come? Togliendo ossigeno (si scende tra lo 0,7 e l’1,5%), abbassando la temperatura intorno al grado e mezzo e aumentando l’umidità fino al 90/95%. «Così riusciamo a conservare le mele anche per dodici mesi - aggiunge Gorfer - Il tempo varia in base alla tipologia di mela, quella che dura di più è la Golden».
Il risveglio e la messa in commercio
Le mele nelle celle restano in attesa, senza essere mai toccate. Ci sono sensori che le monitorano costantemente e valutano lo “stress” a cui sono sottoposte attraverso appositi valori. Quando arriva l’ordine ed è quindi necessario procedere alla preparazione del lotto, le mele vengono lentamente “risvegliate” ed entra in gioco la tecnologia.

Lo stabilimento di Juval a Castelbello (Bz)
«Quello che è maturato insieme prende poi strade diverse, in base alle necessità del mercato - aggiunge il direttore. Ogni mela viene fotografata da ogni lato, decine di volte. E così vengono classificate. Qualità, calibro e colore sono i fattori di cui teniamo conto per dividerle». A quel punto possono partire. Dalla Val Venosta finiranno in tutto il mondo. Il 50% del mercato, infatti, è l’Italia, ma l’altra metà viene venduta in Germania, Spagna, Portogallo, Scandinavia e persino, anche se in minima parte, tra Nord Africa ed Emirati Arabi Uniti.
Staatsstraße 26 39020 Castelbello (Bz)
Lun-Ven 08:00-12:00, 14:00-18:00