Non una semplice occasione di confronto, ma un passaggio di metodo. Negli spazi di Gres Art 671, a Bergamo, l’incontro “Responsabilità condivise”, promosso dal Consorzio per la Tutela dello Strachítunt nell’ambito del progetto europeo LoST - Looking for the Sustainability of Taste in Europe, ha posto una questione centrale per il sistema agroalimentare e turistico: quale ruolo possono giocare le Dop di piccola dimensione nello sviluppo dei territori? L’obiettivo non era contrapporre grandi e piccoli né stabilire gerarchie produttive. Il punto emerso con chiarezza è un altro: la forza del made in Italy sta nella pluralità delle sue filiere e nella capacità di tenere insieme produzioni diverse, ciascuna con una funzione economica, culturale e paesaggistica.

A Bergamo le piccole Dop dei formaggi di montagna fanno rete
Un coordinamento per le Dop lombarde di montagna
Durante il convegno è stato presentato un documento d’intenti per la nascita del Coordinamento delle piccole Dop lombarde, promosso dai consorzi di Strachítunt Dop, Formai de Mut dell’Alta Valle Brembana Dop, Silter Dop, Nostrano Valtrompia Dop, Formaggella del Luinese Dop e Bitto Dop. Si tratta di realtà differenti per storia e collocazione geografica, ma accomunate da alcune caratteristiche: filiera completa e locale, lavorazioni artigianali, utilizzo di latte crudo e forte legame con l’ambiente di produzione. Elementi che rendono questi formaggi non soltanto prodotti alimentari, ma espressioni dirette del paesaggio e delle comunità che li mantengono vivi.
Latte crudo e identità: tra tradizione e norme
Proprio il latte crudo è stato indicato come uno dei nodi più sensibili. Da un lato rappresenta un tratto identitario e culturale, dall’altro è soggetto a un quadro normativo sempre più complesso. Il tema emerso dal confronto riguarda l’equilibrio tra sicurezza, semplificazione e tutela della biodiversità produttiva. Il punto, come è stato sottolineato nel dibattito, è «difendere la qualità senza perdere complessità». Una sfida che riguarda non solo i produttori, ma l’intero sistema di regole che governa le denominazioni.
Piccolo non significa marginale
Nel corso dell’incontro è emersa una riflessione sul significato stesso della parola “piccolo”. Se i volumi sono limitati, l’impatto territoriale è tutt’altro che secondario. In molte aree montane, caratterizzate da fragilità economiche e demografiche, un consorzio rappresenta una vera infrastruttura locale: mantiene attive le aziende agricole, preserva competenze tecniche, contribuisce alla manutenzione del paesaggio e sostiene l’attrattività turistica. La dimensione, quindi, non è solo un dato quantitativo, ma una scala economica e sociale che incide sulla vitalità delle comunità.

Formaggi e territori fragili: le piccole Dop lombarde fanno sistema
Le difficoltà operative delle piccole strutture
Accanto alle opportunità, sono emerse criticità concrete. Il peso degli adempimenti burocratici, la difficoltà di accesso ai finanziamenti, la gestione dei cofinanziamenti europei e la carenza di personale dedicato alla progettazione rendono complesse le attività di tutela e promozione. Per strutture di dimensioni contenute, costruire strategie di comunicazione efficaci significa raccontare non soltanto il prodotto, ma l’intero ecosistema fatto di territorio, allevamento, tradizioni e accoglienza. Un lavoro articolato che richiede competenze e risorse spesso limitate.
Una rete multilivello per lo sviluppo locale
Il coordinamento che prende forma a Bergamo nasce come una proposta di collaborazione, non come una richiesta di sostegno assistenziale. L’idea è costruire una rete multilivello capace di mettere in relazione piccoli consorzi, realtà più strutturate disponibili a condividere strumenti ed esperienze, istituzioni pubbliche, enti locali, università e associazioni di categoria. Aderire a questo percorso significa riconoscere che la tutela di una Dop riguarda molto più del mercato. «Non è solo un prodotto, ma un territorio; non solo una filiera, ma una comunità». In questa prospettiva, le piccole denominazioni emergono come presìdi contro l’omologazione e come leve concrete per lo sviluppo del turismo rurale e delle economie di montagna.