A Sant’Andrea di Compito, in provincia di Lucca, si sviluppa una delle esperienze più particolari nel panorama agricolo italiano: una piantagione di tè che ha superato la prova del tempo e del clima. Un progetto portato avanti da Guido Cattolica, che ha reso possibile osservare da vicino come il tè possa essere coltivato anche in Italia, con le dovute attenzioni e un lavoro costante di adattamento. La piantagione, descritta come la più antica del Paese, rappresenta un punto di riferimento per chi si occupa di sperimentazione agricola e, al tempo stesso, un caso che si inserisce in un racconto più ampio, dove agricoltura e cultura si intrecciano.

Albino Ferri (a destra) con Guido Cattolica
Tra romanzo e cinema, una storia che esce dai confini agricoli
A raccontare il contesto è anche Albino Ferri, che introduce il suo incontro con la piantagione e con il suo fondatore: «Sono a Sant’Andrea di Compito, nella più antica piantagione di tè d’Italia». Un luogo che, al di là della coltivazione, assume anche una dimensione narrativa e simbolica. La storia di Cattolica ha infatti superato i confini agricoli, diventando nel tempo un racconto capace di ispirare anche la letteratura. Il suo percorso è stato infatti al centro di un romanzo scritto da Gerard de Cortanze, che ha riconosciuto nella vicenda italiana un tema capace di svilupparsi su più livelli.
È lo stesso Cattolica a raccontare come il progetto abbia preso una direzione inattesa: «Questo romanziere che mi è venuto a trovare tanti anni fa si chiama Gerard de Cortanze, il quale, quando gli ho raccontato tutto il mio iter per arrivare a coltivare il tè, si è affascinato e ha chiesto di poter realizzare un romanzo». Un lavoro che, dopo anni, ha trovato riconoscimento anche a livello internazionale, con la pubblicazione del libro e il successivo sviluppo cinematografico. Un passaggio che conferma come la coltivazione del tè in Italia non sia soltanto un tema agricolo, ma anche culturale.
Un tè ancora poco presente nel canale Horeca
Nonostante l’esperienza di Sant’Andrea di Compito dimostri che il tè può essere coltivato in Italia, il suo inserimento nel canale Horeca resta ancora limitato. Lo stesso Cattolica sintetizza la situazione con una riflessione che fotografa lo stato del settore: «Quando parliamo di tè è come un terreno arato, ma che non è stato seminato. C’è davvero un sacco di lavoro da fare». Il riferimento non è solo alla produzione, ma anche alla cultura del consumo, che in Italia appare ancora poco strutturata rispetto ad altri mercati internazionali. Il tè, nel fuori casa, è un prodotto che richiede ancora un percorso di consolidamento.

Un equilibrio tra agricoltura e cultura
L’esperienza della piantagione di Lucca mostra come il tè in Italia sia una possibilità concreta, ma legata a un equilibrio complesso tra clima, tecnica e visione. Il lavoro di acclimatazione richiede tempo e continuità, mentre il riconoscimento passa anche attraverso la capacità di raccontare il prodotto. In questo senso, il caso di Sant’Andrea di Compito si inserisce in una dinamica più ampia, in cui il tè diventa non solo una coltura, ma anche un elemento di identità e narrazione, capace di dialogare con mondi diversi, dall’agricoltura alla cultura fino al cinema
Per maggiori informazioni: Accademia Ferri dal 1905