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sabato 18 aprile 2026  | aggiornato alle 13:55 | 118700 articoli pubblicati

Carne scaduta: sospesa l'attività del macello Bervini, ma lo scandalo si allarga

Sospesa la macellazione nello stabilimento Bervini oggetto dello scandalo legato alla carne scaduta rivenduta, ma lo stabilimento continua come deposito. Report annuncia nuovi approfondimenti su un macello collegato

 
18 aprile 2026 | 11:34

Carne scaduta: sospesa l'attività del macello Bervini, ma lo scandalo si allarga

Sospesa la macellazione nello stabilimento Bervini oggetto dello scandalo legato alla carne scaduta rivenduta, ma lo stabilimento continua come deposito. Report annuncia nuovi approfondimenti su un macello collegato

18 aprile 2026 | 11:34
 

Dopo l'inchiesta della trasmissione tv Report, ATS Val Padana, che nel frattempo ha disposto la sospensione dell'attività del macello di Bervini, anche se la struttura rimane aperta come deposito. Il caso Bervini resta aperto, anche perché a trasmissione ha anticipato un ulteriore approfondimento sui macelli del Nord Italia, allargando il perimetro delle verifiche a una realtà collegata alla stessa filiera: il macello Mario Troni che, secondo quanto anticipato da Report, lavora con la stessa cooperativa di Bervini e che ricade a sua volta sotto il controllo di ATS Val Padana.

Carne scaduta: sospesa l'attività del macello Bervini, ma lo scandalo si allarga

Lo stabilimento Bervini ha dovuto sospendere la macellazione

Bervini, stop alle attività di macellazione

La vicenda si collega all’inchiesta realizzata a novembre 2025 da Report, firmata da Giulia Innocenzi, che aveva documentato un sistema di recupero di carne congelata, scaduta da mesi, proveniente da Paesi extraeuropei come Argentina e Uruguay e successivamente reimmessa nel circuito commerciale italiano. In quel contesto, erano stati ritirati centinaia di chili di hamburger surgelati a marchio Bervini, destinati al canale Horeca tra ristoranti, osterie e hotel distribuiti in cinque regioni: Emilia-Romagna, Marche, Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia. Il provvedimento ha riguardato confezioni da 2,4 kg con scadenza luglio 2026, importate dal Canada. Ora lo stabilimento Bervini di Pietole (Mn) non è più operativo per quanto riguarda la macellazione. In una nota ufficiale, la società chiarisce che la struttura «viene usata come deposito frigorifero e stoccaggio, mentre sono sospese le attività di macello e sezionamento». Alla comunicazione aziendale si affianca quella della ATS Val Padana, che conferma in forma sintetica «le ordinanze di sospensione dell’attività». 

Restano i nodi tracciabilità e sicurezza

Resta però aperto uno dei nodi più rilevanti della vicenda: la gestione delle informazioni sui prodotti. Secondo quanto riferisce Il Fatto Alimentare, non risulta infatti diffusa alcuna allerta pubblica ufficiale relativa alla carne coinvolta. Secondo quanto emerso, parte delle forniture sarebbe stata destinata alla ristorazione, inclusi servizi su navi da crociera, mentre alcuni lotti sarebbero stati consumati prima dei controlli. Una quota avrebbe trovato impiego anche nel comparto del pet food. Ad oggi non è stata resa disponibile una lista completa dei destinatari, né sono stati comunicati richiami pubblici dei prodotti. Un aspetto che continua a sollevare interrogativi sulla trasparenza e sulla gestione delle informazioni lungo la filiera, in un contesto che coinvolge direttamente il tema della sicurezza alimentare. Secondo il tecnologo alimentare Giorgio Donegani, la gestione della carne congelata e ricongelata presenta criticità non trascurabili: «è un rischio dal punto di vista igienico piuttosto elevato». Il congelamento, infatti, non elimina i microrganismi ma ne sospende l’attività, che può riprendere durante lo scongelamento, soprattutto se avviene a temperatura ambiente. «Se la carne è prossima al deterioramento e viene scongelata male, può diventare nociva, specie se non cotta adeguatamente».

Carne congelata, ricongelata o “rigenerata”: il pericolo è immediato o cumulativo?

Carne congelata correttamente:

  • Sicura se congelata rapidamente e mantenuta tra -12°C/-15°C “al cuore” per tutta la vita commerciale.
  • Il congelamento non elimina i batteri patogeni, ma ne arresta la crescita.

Carne scongelata e ricongelata:

  • Criticità elevata.
  • Durante lo scongelamento, se non controllato, può avvenire una forte proliferazione microbica.
  • Il ricongelamento “cristallizza” un prodotto già microbiologicamente compromesso.

Carne rigenerata (termine spesso improprio in ambito carni crude):

  • In ambito ristorativo indica il riporto a temperatura di servizio di un prodotto cotto;
  • Se applicato impropriamente a carne cruda o decongelata è indice di gestione non conforme.

Il pericolo è immediato perché può generare malattie trasmissibili (infezioni, intossicazioni, tossinfezioni) ma anche avere impatti cumulativi sul piano qualitativo e tossicologico (ossidazione lipidica, formazione di ammine biogene).

Sui possibili effetti per la salute interviene anche Massimo Giubilesi, esperto di sicurezza alimentare, che richiama l’attenzione sui patogeni più comuni: «il rischio principale è legato a infezioni da Salmonella, E. coli o Listeria». Una condizione che può risultare più critica nella carne macinata, dove eventuali contaminazioni si distribuiscono nell’intero prodotto. «Se la cottura non raggiunge almeno i 70°C al cuore, alcuni patogeni possono sopravvivere», con possibili disturbi gastrointestinali anche a poche ore dal consumo. Sul fronte della ristorazione, Donegani sottolinea che «il documento d’acquisto certifica la buona fede del ristoratore», pur ricordando che resta il tema dell’incauto acquisto e della corretta conservazione. Giubilesi aggiunge che, in caso di richiamo, gli operatori devono «bloccare subito il lotto, isolarlo e attivare la tracciabilità», mentre per i consumatori resta fondamentale informarsi tramite i canali ufficiali e rivolgersi al medico in presenza di sintomi sospetti.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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