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mercoledì 13 maggio 2026  | aggiornato alle 12:58 | 119174 articoli pubblicati

Prezzi del riso dimezzati e costi alle stelle: migliaia di aziende italiane a rischio

L’allarme arriva da Coldiretti Pavia, che denuncia il crollo delle quotazioni di Arborio e Carnaroli mentre crescono le importazioni estere agevolate e si riducono sempre di più i margini delle aziende italiane

 
13 maggio 2026 | 11:19

Prezzi del riso dimezzati e costi alle stelle: migliaia di aziende italiane a rischio

L’allarme arriva da Coldiretti Pavia, che denuncia il crollo delle quotazioni di Arborio e Carnaroli mentre crescono le importazioni estere agevolate e si riducono sempre di più i margini delle aziende italiane

13 maggio 2026 | 11:19
 

Tiene la superficie coltivata a riso ma crollano i prezzi riconosciuti ai produttori, con il rischio concreto di mettere in ginocchio migliaia di aziende risicole italiane che stanno combattendo con i rincari dovuti alle tensioni internazionali. È l’allarme lanciato da Coldiretti Pavia sulla base degli ultimi aggiornamenti disponibili sulle semine della campagna in corso, che indicano investimenti sostanzialmente in linea con il 2025, nonostante un contesto di mercato sempre più difficile e caratterizzato da una forte pressione sulle quotazioni.

Prezzi del riso dimezzati e costi alle stelle: migliaia di aziende italiane a rischio

Il riso italiano rischia il tracollo: quotazioni giù e costi sempre più alti

Crollano i prezzi del risone: varietà da risotto in forte difficoltà

«A preoccupare maggiormente è il drastico e repentino calo dei prezzi del risone registrato nella campagna commerciale 2025/2026, in particolare per le varietà da risotto simbolo del made in Italy, come Arborio, Carnaroli e similari, che in alcuni casi fanno segnare riduzioni comprese tra il 40% e il 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno - spiega Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia. Una situazione insostenibile per le imprese agricole, strette tra quotazioni in caduta libera e costi di produzione che continuano invece a restare elevati, dall’energia all’irrigazione, fino a mezzi tecnici e manodopera, con i concimi che hanno registrato aumenti fino al 70%. Una compressione dei margini che mette seriamente a rischio la sostenibilità economica della nostra risicoltura».

Le critiche all’Europa sul regolamento Spg

A questo - sottolinea Coldiretti Pavia - si aggiunge anche la forte delusione per l’ultima votazione del Parlamento europeo sulla revisione del regolamento Spg (Sistema di preferenze generalizzate), che rappresentava, come più volte ribadito da Coldiretti, un’occasione importante per rafforzare gli strumenti di tutela del comparto risicolo europeo. Non si è infatti riusciti a introdurre una clausola di salvaguardia automatica più efficace, mantenendo una soglia troppo elevata per l’attivazione delle misure correttive sulle importazioni. Su questo, in vista della procedura di chiusura della procedura in Consiglio, Coldiretti ha richiesto che l’Italia esprima ancora riserva sul testo di trilogo per le criticità legate alle quantità eccessivamente alte.

Prezzi del riso dimezzati e costi alle stelle: migliaia di aziende italiane a rischio

Silvia Garavaglia, presidente di Coldiretti Pavia

«Una scelta che dimostra ancora una volta l’incoerenza dell’Europa - ribadisce ancora la presidente di Coldiretti Pavia - che da una parte chiede sostenibilità, qualità e sicurezza alimentare agli agricoltori europei, ma dall’altra continua ad aprire il mercato a produzioni straniere che non rispettano gli stessi standard, scaricando il prezzo di queste contraddizioni sulle imprese agricole italiane». E a pesare sul mercato è anche il crescente squilibrio tra domanda e offerta, con l’industria risiera in fase di attesa, acquisti discontinui e una pressione sempre maggiore delle importazioni estere, che contribuiscono all’indebolimento generalizzato delle quotazioni.

Dazi, importazioni e il nodo della reciprocità

Su questo fronte diventa essenziale una revisione al rialzo dei dazi all’importazione che, ai livelli attuali, non garantiscono la tutela del comparto. Secondo i dati Maeci, a fine marzo oltre il 50% dei quantitativi sono entrati nel nostro Paese a dazio agevolato. Una concorrenza che arriva spesso da Paesi come Cambogia e Myanmar, dove vengono utilizzati principi attivi vietati da anni nell’Unione europea e dove i costi di produzione risultano molto più bassi proprio perché non sottoposti agli stessi vincoli ambientali, sanitari e sociali richiesti agli agricoltori italiani. Il nodo centrale resta quello della reciprocità.

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«Non è più tollerabile che ai nostri produttori vengano imposti standard sempre più rigorosi senza pretendere le stesse regole per i prodotti che arrivano dall’estero - conclude Silvia Garavaglia. Così si crea una distorsione del mercato che finisce per penalizzare le imprese più virtuose e mette a rischio un settore strategico per il Paese. Diventa quindi fondamentale l’obbligo di indicazione del Paese di origine a livello europeo, come previsto in Italia, e l’abolizione del principio dell’ultima trasformazione sostanziale prevista nel Codice doganale, come ribadito dai 10mila agricoltori Coldiretti saliti al Brennero poche settimane fa».

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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