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Cosa non torna nell’inchiesta di Report sul caso uova

Il servizio di Report su Eurovo riapre il tema della sicurezza nell’industria delle uova, ma tra accuse, testimonianze e immagini contestate emerge un quadro giudicato da più parti poco solido. L’azienda respinge ogni addebito richiamando controlli, norme HACCP e audit continui. E anche il pasticcere Luca Montersino trova improbabile uno scenario simile e non esclude il sabotaggio

27 maggio 2026 | 20:32
Cosa non torna nell’inchiesta di Report sul caso uova
Cosa non torna nell’inchiesta di Report sul caso uova

Cosa non torna nell’inchiesta di Report sul caso uova

Il servizio di Report su Eurovo riapre il tema della sicurezza nell’industria delle uova, ma tra accuse, testimonianze e immagini contestate emerge un quadro giudicato da più parti poco solido. L’azienda respinge ogni addebito richiamando controlli, norme HACCP e audit continui. E anche il pasticcere Luca Montersino trova improbabile uno scenario simile e non esclude il sabotaggio

27 maggio 2026 | 20:32
 

Un nuovo attacco frontale da parte di Report all’industria agroalimentare italiana. A finire nell’occhio del ciclone questa volta è stata Eurovo, uno dei principali leader europei nella produzione e distribuzione di uova e ovoprodotti, ma anche una delle industrie considerate tra le migliori in Italia sul fronte della sicurezza alimentare.  Non è la prima volta che la trasmissione mette nel mirino il comparto: era accaduto col vino, più recentemente con i macelli. Non sempre, però, il racconto è equilibrato e spesso è soggetto a forzature. Ne è convinto, ad esempio, il pasticciere Luca Montersino: « So benissimo che le aziende hanno controlli rigorosi ed è molto difficile che siano sporche o lavorino in quel modo, anche solo perché esistono procedure prestabilite da rispettare».

L’uovo liquido nel mirino di Report

L’inchiesta “La Frittata”, andata in onda su Report il 24 maggio e firmata da Giulia Innocenzi, prende spunto dalla denuncia di 58 lavoratori e punta il dito contro lo stabilimento di Eurovo di Occhiobello, in provincia di Rovigo, ed in particolare sul cosiddetto uovo liquido, impiegato poi da pasticcerie, ristoranti e dall’industria alimentare per la produzione di dolci, creme, pasta fresca e altri prodotti confezionati. Dalla trasmissione vengono citati anche episodi riferiti alla presenza di corpi estranei nei liquidi destinati alla lavorazione industriale, tra cui topi e una carcassa di gallina, secondo la trasmissione. 

Secondo Report c'era presenza di corpi estranei nei liquidi destinati alla lavorazione industriale
Secondo Report c'era presenza di corpi estranei nei liquidi destinati alla lavorazione industriale

L’azienda precisa che l’acqua utilizzata nei processi è potabilizzata e sottoposta ad analisi periodiche. Inoltre «la presenza di plastica, roditori o volatili è considerata non solo inaccettabile, ma anche una possibilità remota, quasi certamente imputabile a sabotaggi volontari volti a danneggiare l’azienda ed il marchio». Contaminazioni che, inoltre, comporterebbero immediatamente gravi problemi tecnici agli impianti e ai prodotti, generando contestazioni da parte dei clienti, come fa sapere Eurovo. Uno scenario - quello del sabotaggio - che Montersino trova plausibile: «È ovvio secondo me che la presenza di una gallina dentro quelle uova, in un’azienda di sgusciatura e pastorizzazione dove le galline non circolano, faccia pensare che quella gallina sia stata messa lì».  «E quel reparto - aggiunge -, da quello che so, era destinato allo smaltimento, perché tutte le aziende hanno aree dedicate: uova rotte, uova non conformi, prodotti che magari non sono più lavorabili e quindi vengono smaltiti. Facciamoci una domanda: cosa ci faceva una gallina in un’azienda dove non ci sono galline? Secondo me qualche dipendente arrabbiato ha fatto il video e ha iniziato ad alludere - tanto che era incappucciato (e a volto coperto, ndr) -, che quelle uova venissero pastorizzate».

Il nodo delle uova sporche

Nel servizio vengono riportate diverse segnalazioni e testimonianze di lavoratori che descrivono possibili criticità nella gestione delle materie prime e dei processi produttivi. Tra queste, la presunta presenza di uova con sporco, residui organici o alterazioni visibili (tra cui - sostiene Report - muffa, sangue e deiezioni), oltre a dubbi sulla corretta gestione di alcuni lotti. Uno scenario che l’azienda contesta. Negli allevamenti - ha dichiarato Eurovo - è possibile che una parte delle uova, in particolare quelle provenienti da sistemi “a terra”, presenti sporco superficiale legato alle normali condizioni di deposizione. «Ogni giorno nello stabilimento vengono sgusciati diversi milioni di uova. Come stabilito dalla normativa comunitaria, le uova non possono essere né lavate né spazzolate. In caso di non conformità, i prodotti sono scartati, nel rispetto della normativa vigente».  Eurovo riconosce che «per alcune produzioni possono essere impiegate uova di Categoria B, in piena ottemperanza alle normative vigenti» e che «queste uova possono provenire sia dagli allevamenti che da centri di imballaggio o da celle di stoccaggio dedicate e refrigerate».

Chi cambia le etichette

Alcuni ex dipendenti parlano inoltre di presunte pratiche di rietichettatura di prodotti scaduti di pochi giorni e di possibili miscelazioni tra materiali non più idonei e prodotti considerati invece conformi. Una pratica che Eurovo smentisce categoricamente: «Il sistema di tracciabilità e qualità in uso non ammette cambi di etichette».

Lo stabilimento Eurovo di Occhiobello
Lo stabilimento Eurovo di Occhiobello

In alcuni casi - riconosce l’azienda - è possibile il riutilizzo del prodotto solo se rimasto sempre sotto controllo aziendale, con adeguata documentazione delle condizioni di conservazione e previa valutazione del rischio microbiologico secondo le procedure previste dal piano HACCP. I resi dal mercato possono essere reimmessi nel ciclo produttivo solo se rispettano tali condizioni; in caso contrario vengono smaltiti secondo le normative vigenti. Eurovo ammette che possano verificarsi errori umani isolati, ma esclude che si tratti di una prassi aziendale, sottolineando che ogni eventuale irregolarità viene immediatamente individuata e sanzionata.

Il potere delle immagini

Eurovo contesta anche la veridicità delle immagini che non sono state girate dalla trasmissione, ma che sono state fornite a Report: «Oltre a mettere in dubbio la veridicità e l’affidabilità di chi ha fornito tali documentazioni, ribadiamo che Eurovo opera da sempre garantendo il pieno rispetto dei più rigorosi standard di sicurezza. A tal fine, adottiamo un sistema strutturato che prevede controlli e verifiche continue lungo tutta la filiera produttiva, con monitoraggi costanti, audit periodici e rigorose procedure di tracciabilità, tutte documentabili nel dettaglio».

Il pasticcere Luca Montersino
Il pasticcere Luca Montersino

«Ogni anno - prosegue l’azienda -, Eurovo sostiene continui audit da parte di clienti, enti di certificazione ed autorità competenti in parte non annunciati e programmati. Eventuali scostamenti dagli standard previsti vengono affrontati con tempestività attraverso l’attivazione di specifici piani correttivi».  L’azienda riferisce di aver effettuato una prima ispezione interna immediata, seguita da ulteriori verifiche straordinarie. Alcune irregolarità sarebbero state riscontrate e formalmente contestate al fornitore coinvolto. Le verifiche sono proseguite nei mesi successivi e continueranno nell’ambito di un piano di remediation, con controlli rafforzati sulle forniture provenienti dall’allevamento interessato. Un aspetto su cui si è soffermato anche Montersino: «Non ci sono immagini di Report dentro l’azienda Eurovo. Allora, che si chieda il permesso di entrare davvero dentro l’azienda e si faccia un reportage vero: forse sarebbe diverso. Qui invece ci sono soltanto immagini mandate da una persona. Ma chiunque può fare immagini del genere. Io posso andare in un fast food, comprarmi un panino, metterci dentro uno scarafaggio, richiudere il pacchetto, fare un video mentre mangio e tirare fuori lo scarafaggio: voilà, l’azienda è compromessa».

Uno scenario improbabile

Montersino ammette di non aver mai visto Eurovo personalmente e di aver «solo fatto qualche show cooking nelle aziende». Però, dice, «ho colleghi blasonati, pasticceri seri, che lavorano con aziende importanti, bellissime, che rispettano tutte le normative, e che invece lì ci sono stati. E mi hanno detto: "Luca, credimi, si potrebbe mangiare per terra. Ci sono procedure rigidissime, attrezzature all’avanguardia, controlli continui"». Il pasticcere quindi evidenzia: «Per nessuna ragione al mondo un uovo marcio, con un odore fetido, con gusci e tutto il resto, può finire dentro un tetrapack. Anche solo per l’odore che emanerebbe. E poi, se davvero fosse successo, in tutti questi anni ci sarebbero state intossicazioni alimentari da parte di persone che hanno mangiato uova del genere. Uova con quell’odore non possono essere finite nei nostri alimenti. E riflettiamoci anche sul fatto che un’azienda di quelle dimensioni non va certo a sporcarsi per quattro uova di "m....a": probabilmente costerebbe di più gestire il danno che smaltire correttamente quel materiale».

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Uno scenario dunque che appare improbabile e su cui non sono ancora emerse prove decisive. E lo stesso Montersino ricorda: «Prima di arrivare a certe sentenze, forse sarebbe il caso che Report entrasse davvero nell’azienda e facesse realmente un reportage, prima di ascoltare quattro dipendenti infuriati. Poi magari questi dipendenti hanno anche ragione, e in quel caso è giusto che Report abbia portato tutto alla luce. Però, ripeto, non c’è nessuna immagine girata nel laboratorio».

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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