In cucina il pomodoro è un ingrediente quotidiano, ma dietro una passata, una polpa o una lattina di pelati si muove una delle filiere più importanti dell'agroalimentare nazionale. In occasione della Giornata Mondiale del Pomodoro che cade il 15 giugno, Anicav (l'Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) ha acceso i riflettori su un comparto che continua a rappresentare un punto di riferimento per l'economia italiana e per l'immagine del Made in Italy nel mondo.

Il pomodoro continua ad essere un punto di riferimento per l‘economia italiana e per l‘immagine del Made in Italy
Il pomodoro trasformato è infatti uno dei prodotti che meglio raccontano la capacità dell'industria alimentare italiana di coniugare agricoltura, tecnologia e mercato. Un percorso che ha consentito di trasformare un prodotto stagionale in un alimento disponibile tutto l'anno, capace di raggiungere consumatori in ogni continente mantenendo un forte legame con il territorio d'origine.
L'Italia resta protagonista della trasformazione mondiale
I numeri confermano il peso strategico della filiera. L'Italia si colloca al secondo posto nel mondo per quantità di pomodoro trasformato, alle spalle degli Stati Uniti e davanti alla Cina. Allo stesso tempo mantiene la leadership mondiale nella produzione di derivati destinati direttamente al consumatore finale.

L'Italia è seconda al mondo per produzione di pomodoro trasformato e prima per derivati destinati al consumatore finale
La quota italiana rappresenta il 14,4% della produzione mondiale e oltre la metà del pomodoro trasformato in Europa, pari al 53,8% del totale comunitario. Un risultato costruito nel tempo grazie a una filiera che coinvolge agricoltura, industria e distribuzione.
Export oltre quota 2,8 miliardi
Nel 2025 il comparto del pomodoro da industria ha generato un fatturato complessivo di circa 5,2 miliardi di euro, confermandosi tra i principali settori dell'agroalimentare nazionale. Oltre il 50% della produzione prende la strada dei mercati esteri. Germania, Francia e Regno Unito restano tra le principali destinazioni europee, mentre fuori dall'Unione europea continuano a distinguersi Stati Uniti, Giappone e Australia. Il valore dell'export ha raggiunto 2,8 miliardi di euro, dato che evidenzia la capacità delle conserve di pomodoro italiane di mantenere una posizione competitiva anche in un contesto internazionale sempre più complesso.
Passata regina dei consumi
Sul mercato interno il 2025 ha mostrato una sostanziale stabilità dei consumi nel canale retail. La passata di pomodoro si conferma il prodotto più acquistato dagli italiani, con una quota del 63,4% del mercato dei derivati. Seguono la polpa con il 20,4%, i pelati con il 10,9%, i pomodorini con il 3,8% e il concentrato con l'1,7%.

La passata di pomodoro è ancora il derivato più acquistato dagli italiani
Accanto alla distribuzione moderna continua ad avere un ruolo centrale il consumo fuori casa. Ristoranti, pizzerie e attività della ristorazione assorbono infatti il 67% del volume totale di derivati consumati in Italia, pari a circa 2,1 milioni di tonnellate.
Una filiera che chiede maggiore coesione
Per Anicav il successo internazionale del pomodoro italiano rappresenta anche una responsabilità. Secondo il presidente dell'associazione, Aldo Rodolfi, la competitività della filiera passa sempre più dalla capacità di rafforzare il dialogo tra industria e produzione agricola. «Celebrare il pomodoro significa riconoscere il valore di una filiera che unisce tradizione, innovazione, sicurezza alimentare e sostenibilità. Il pomodoro italiano conservato è apprezzato e cercato in tutto il mondo. Una filiera che vale tanto agli occhi del mondo deve imparare a tutelarsi con altrettanta determinazione al proprio interno attraverso regole condivise, accordi stabili e un dialogo autentico e costruttivo tra industria e parte agricola».

Aldo Rodolfi, presidente Anicav
Un tema che accompagnerà anche le prossime campagne produttive, in una fase in cui competitività, sostenibilità e organizzazione della filiera saranno elementi sempre più determinanti.
Diecimila lavoratori e 3,5 miliardi di lattine
L'impatto economico del settore si misura anche attraverso l'occupazione e l'indotto. Le aziende della trasformazione impiegano circa 10mila addetti fissi e 25mila lavoratori stagionali, ai quali si aggiungono le attività collegate lungo tutta la catena produttiva. Ogni anno l'industria conserviera utilizza inoltre circa 3,5 miliardi di lattine, equivalenti a oltre 700mila chilometri di materiale, una distanza che consentirebbe di compiere più di quindici volte il giro della Terra. Numeri che spiegano perché il pomodoro continui a essere molto più di una semplice materia prima agricola: un prodotto che rappresenta una parte significativa dell'identità alimentare italiana e della sua presenza sui mercati internazionali.