DALL'AFRICA
Il caffè del Kenya conquista gli esperti: ecco cosa lo rende diverso dagli altri
Il caffè del Kenya è tra le origini africane più apprezzate per intensità aromatica, freschezza e pulizia in tazza. Coltivato sugli altipiani tra i 1.500 e i 2.100 metri, offre note agrumate, speziate e di ribes nero
Ci sono caffè che colpiscono per la loro delicatezza e altri che si fanno riconoscere fin dal primo assaggio. Il Kenya appartiene a questa seconda categoria: è un’origine dal carattere deciso, apprezzata per intensità aromatica, freschezza e grande pulizia in tazza. Nei suoi profili migliori emergono note citriche ben definite, accompagnate da sfumature speziate e da un fruttato elegante, in cui si ritrovano spesso richiami al ribes nero.
La storia del caffè keniano comincia alla fine dell’Ottocento. Le prime radici della coltivazione risalgono al 1893, quando alcuni missionari francesi introdussero nel Paese semi provenienti dall’isola di Bourbon, oggi Réunion. Da allora, il caffè si diffuse progressivamente negli altipiani centrali, fino a diventare una delle origini più apprezzate del continente africano.
Dove si coltiva il caffè del Kenya e perché è così apprezzato
Il cuore della produzione si trova in regioni come Nyeri, Kirinyaga, Embu, Kiambu, Murang’a e Meru. Qui il caffè cresce spesso tra i 1.500 e i 2.100 metri di altitudine, in aree caratterizzate da piogge stagionali e terreni fertili, spesso di origine vulcanica. Queste condizioni favoriscono una maturazione lenta delle drupe e contribuiscono alla complessità aromatica dei caffè keniani.
Come racconta Marco Bazzara, Quality Manager, Q Instructor e Academy director di Bazzara: «Il Kenya è una di quelle origini che insegnano a riconoscere la complessità. È un caffè che permette di scoprire una delle espressioni più interessanti del continente africano: citrico, liquoroso, pulito, con una struttura elegante e una persistenza che resta impressa».
Classificazione del caffè del Kenya: significato di AA, AB e PB
Anche il sistema di classificazione contribuisce alla fama del caffè keniano. La sigla AA indica chicchi grandi e uniformi, spesso associati ai lotti più pregiati. Esistono però anche altre categorie, come AB e PB: quest’ultima, abbreviazione di peaberry, indica chicchi piccoli e tondeggianti che si formano quando, all’interno della drupa - il frutto che contiene i grani di caffè - si sviluppa un solo seme invece dei due chicchi abituali. Oggi il Kenya resta una delle origini africane più amate da professionisti e appassionati: un caffè intenso e deciso capace di raccontare con immediatezza uno dei territori più affascinanti del mondo del caffè.

